martedì , 14 agosto 2018
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La nuova Commissione Europea © European Commission, 2014

Nasce la Commissione Juncker, via a nuovi investimenti

Il Parlamento Europeo si è espresso ieri a favore della nuova Commissione Europea guidata da Jean Claude Juncker: il nuovo esecutivo dell’UE è stato approvato con 423 voti favorevoli, 209 contrari e 67 astensioni. A sostenere la Commissione sarà dunque una grande coalizione costituita da popolari (PPE), socialisti (PSE, alcune delegazioni nazionali si sono però smarcate) e ALDE. Si sono astenuti i conservatori di ECR, mentre Verdi, Sinistra Europea ed EFDD (il gruppo del Movimento Cinque Stelle) hanno votato in senso contrario. La Commissione Juncker dovrà ora essere formalmente nominata dal Consiglio Europeo ed entrerà in carica il 1 novembre.

Juncker, nel discorso tenuto di fronte al PE, ha ribadito il proprio impegno a “rimettere in moto l’Europa”. La conclusione del lungo processo di composizione dell’esecutivo europeo, iniziata con la risicata vittoria elettorale dei popolari, di cui Juncker era candidato Presidente, è stata accolta con entusiasmo dal leader popolare al PE, Manfred Weber, che l’ha definita un passo avanti per la “democrazia europea”. Di tutt’altro avviso Nigel Farage, che ha denunciato nuovamente l’anti-democraticità delle istituzioni europee, segnalando però un certo sollievo: “questa sarà l’ultima Commissione Europea che governerà la Gran Bretagna, perché alla fine dei cinque anni saremo fuori di qui”.

Il nuovo Presidente della Commissione ha ottenuto l’approvazione del PE su una squadra i cui componenti e ruoli interni sono stati in parte rimescolati dopo le audizioni parlamentari. Su tutti, spicca la promozione di Maroš Šefčovič a Vice Presidente per l’Unione Energetica. Nel corso del suo intervento, Juncker ha evidenziato gli ultimi ritocchi: Frans Timmermans riceve anche il portafoglio per lo sviluppo sostenibile, mentre la politica per lo spazio ricadrà fra le competenze di Elżbieta Bieńkowska. Le politiche per la cittadinanza saranno invece responsabilità di Dimitris Avramopoulos, Commissario per Affari Interni e Migrazioni.

Juncker succede a José Manuel Barroso, che proprio il giorno prima aveva tenuto il suo discorso d’addio di fronte ai parlamentari europei. Un discorso duro, a tratti amaro, in cui Barroso ha rivendicato i passi avanti svolti dalle governance europea durante i suoi mandati, che hanno attraversato “una crisi costituzionale”, ossia la bocciatura referendaria della Costituzione Europea, una crisi finanziaria (“nel 2011 stavamo fissando l’abisso”) e ora una crisi geopolitica ai confini dell’Europa, a causa delle vicende in Ucraina e in Medio Oriente.

Barroso aveva anche sottolineato con forza come la crisi economica non fosse stata scatenata dall’UE, ma dai comportamenti irresponsabili nei mercati finanziari e dalla scelta di alcuni governi di indebitarsi eccessivamente. L’Europa è la soluzione, ha sostenuto. Inoltre, è affiorata nelle parole dell’ormai ex Presidente della Commissione tutta la frustrazione per essersi veduto accreditare tutti i danni dell’economia europea, quando l’UE “non è composta solo dalla Commissione”. È stata l’inerzia di alcune capitali a provocare danni considerevoli, ricordando ad esempio il gran rifiuto degli Stati di approvare l’aumento di bilancio richiesto dalla Commissione per il 2014-2020.

Ai toni duri di Barroso, hanno fatto seguito quelli più ottimisti di Juncker. Il Presidente della Commissione ha sostenuto un ruolo più incisivo dell’UE nelle crisi geopolitiche che la circondano, ma si è concentrato per lo più sui temi economici, quelli su cui penderà il giudizio del suo operato. Questo si fonderà su tre priorità: riforme strutturali, credibilità fiscale e investimenti. Juncker ha segnalato che gli investimenti sono calati del 20% in Europa rispetto al 2007 e che sarà necessario “un grande compromesso” fra Stati membri e forze politiche per uscire dalla crisi attuale.

Questo non necessariamente significherà una revisione del Patto di Stabilità: piuttosto, la Commissione si impegna a sfruttare ogni opportunità di flessibilità concessa dalle regole attuali. Questa la parte del compromesso che piace a Germania e altri Stati. D’altronde, Juncker si impegna a presentare entro Natale un piano dettagliato per il rilascio di 300 milioni di investimenti pubblici e privati, un messaggio che invece dovrebbe rallegrare i governi di Italia e Francia. Prudenza fiscale per investimenti reali: questo lo scambio alla base della nuova Commissione, da cui proprio tutti si aspettano di più: non dovrà essere un nuovo ‘segretariato del Consiglio’, ha tuonato Guy Verhofstadt.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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