martedì , 14 agosto 2018
18comix
Photo © European Parliament, 2014, www.flickr.com

Navracsics al PE: niente cultura e cittadinanza per lui?

Idoneo a far parte della Commissione Europea, ma non adeguato a svolgere i compiti del portafoglio Cultura, Educazione, Politiche Giovanili e Cittadinanza che gli era stato assegnato. Questo il risultato cui si è giunti nel corso dell’audizione dell’ungherese Tibor Navracsics. Che il suo cammino per diventare Commissario sarebbe stato tutto in salita non era certo un mistero.

La stessa Silvia Costa, presidente della commissione CULT del Parlamento Europeo (ovvero della commissione responsabile dell’audizione di Navracsics), aveva commentato così la sua designazione da parte di Juncker, ad inizio settembre: “La candidatura a Commissario per Educazione, Cultura e Politiche Giovanili dell’ungherese del PPE Tibor Navracsics è politicamente controversa […]. È evidente che ogni Stato membro ha diritto ad indicare un Commissario e che Navracsics avrà, come gli altri, il diritto/dovere di essere ascoltato su programmi e obiettivi del suo mandato dalla Commissione parlamentare competente, […] ma per “superare l’esame” del Parlamento Europeo dovrà dare risposte esaurienti e garantire, con la massima chiarezza, che i valori e diritti fondamentali sanciti dal Trattato dell’Unione Europea siano da lui rispettati e promossi, in particolare nell’ambito delle politiche culturali ed educative”.

Ma chi è Navracsics e per quale motivo la sua candidatura ha alimentato così tanti dubbi e perplessità? Tibor Navracsics, classe 1966, una laurea in legge e un dottorato in scienze politiche, ha insegnato all’Università di Budapest prima di iniziare a collaborare con il Primo Ministro ungherese Viktor Orban ed il suo partito Fidesz. Eletto nel 2006 al Parlamento, ha poi ricoperto tra il 2010 e il 2014 la carica di Ministro della Pubblica Amministrazione e della Giustizia, mentre in seguito alle elezioni della primavera scorsa gli è stato affidato il Ministero degli Affari Esteri e del Commercio.

A non convincere è stata proprio la sua (per alcuni eccessiva) vicinanza al Presidente ungherese, più volte criticato dalla comunità internazionale e dalle stesse istituzioni europee per la sua riforma della Costituzione e per le limitazioni alla libertà di stampa. Dal gennaio 2012 in Ungheria è entrato infatti in vigore un nuovo testo costituzionale, che attribuisce all’esecutivo poteri straordinari, tra i quali la nomina dei giudici, il controllo delle funzioni della Corte Costituzionale e della stampa. Licenziamenti di giornalisti, la chiusura della radio nazionale “Klubradio” e una tassa sulla pubblicità che colpisce principalmente i media indipendenti, possono in parte spiegare come in soli tre anni, dal 2010 al 2013, l’Ungheria sia potuta sprofondare dal 23° al 64° posto nel “Report senza frontiere” sulla libertà di stampa.

Fatte queste premesse, si può forse meglio comprendere il tono piuttosto aggressivo della maggior parte delle domande rivoltegli dagli europarlamentari nel corso dell’audizione del 1 ottobre. “Il suo governo ha dimostrato di non condividere i valori liberali della cultura, come può svolgere questo ruolo?” ha iniziato la socialista tedesca, Petra Kammerevert, seguita dal giornalista italiano Curzio Maltese (Gue), il quale ha sottolineato come in Ungheria non potrebbe svolgere la sua professione. Conciso il liberale spagnolo Fernando Maura Barandiaran: “Nel 2011 come Ministro della Giustizia approvò una legge che condannava i suoi oppositori politici. Non le concedo neanche il beneficio del dubbio”.

Un Navracsics impeccabile ha però risposto a tutte le obiezioni mossegli, ribadendo più volte la sua volontà di essere, in caso di elezione, “uno dei guardiani del Trattato e custode dei principi fondamentali dell’UE”. La sua buona performance non è però bastata e l’impressione è che a prevalere sia stata la volontà di mandare un messaggio chiaro contro il governo Orban. Si è arrivati così, malgrado le risposte al supplemento di domande scritte richiestogli dopo l’audizione, al voto finale di martedì 6, in cui la sua candidatura è stata parzialmente respinta.

Ora Juncker ha tempo fino al 22 ottobre per pensare ad uno scambio di competenze tra Navracsics e qualche altro candidato Commissario che sarà risultato poco convincente. L’ipotesi al momento più plausibile è che si provveda ad una limitazione delle sue competenze. In particolare sembra si stia pensando di lasciargli questo portafoglio, ma senza le competenze sulla cittadinanza.

L' Autore - Giulia Ferrero

Responsabile Istruzione e Politiche giovanili - Iscritta al corso di laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana presso l’Università degli Studi di Torino, frequento allo stesso tempo la Scuola di Studi Superiori di Torino, ricoprendo all’interno del Comitato Scientifico di quest’ultima il ruolo di rappresentante degli studenti. Quest’incarico, un semestre di studi nel cuore dell’Europa presso l’Université Catholique de Louvain (Belgio) e la collaborazione ad alcune attività dell’EUCA (European University College Association) mi hanno portato ad interessarmi di politiche europee a sostegno della cultura e dell’istruzione, certa che la vera integrazione europea debba passare innanzitutto per i banchi di scuola.

Check Also

Kosovo: il problema del jihadismo

di Edoardo Corradi e Francesco Pagano Il contrasto al jihadismo e all’estremismo violento islamico è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *