domenica , 25 febbraio 2018
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Photo © kgbbristol, 2011, www.flickr.com

Nazionalismi a confronto: la Grande Serbia

Le dichiarazioni del premier albanese Edi Rama riguardo ad un’unificazione fra Kosovo e Albania, hanno scatenato nuovi dibattiti a Belgrado. Note di protesta ufficiali, ma non solo. I movimenti ultranazionalisti hanno gridato ad un nuovo attentato all’identità serba, ricordando come il Kosovo sia la culla del popolo serbo. Ed ecco che ad alcuni sembra di veder aleggiare, di nuovo, il fantasma della “Grande Serbia”.

Il mito della Grande Serbia

Il periodo d’oro della nazione serba risale senza dubbi al Regno di Serbia, che nel XII° secolo comprendeva l’attuale Serbia, il Kosovo e il Montenegro. Un regno di breve durata: la sconfitta contro i Turchi a Kosovo Polije nel 1389 segnò, nell’immaginario collettivo, la fine dell’indipendenza. Da questo momento il Kosovo divenne non solo il simbolo del sacrificio serbo ma anche la promessa di una futura missione: la risurrezione del popolo serbo.

Secondo la leggenda il principe Lazar durante la notte precedente la battaglia era stato messo davanti ad un’ardua scelta da un emissario divino: una vittoria terrena temporanea, oppure una sconfitta sul campo da battaglia, ma una vittoria nei cieli, questa volta permanente. Il principe non avrebbe esitato scegliendo per sé e il suo popolo il regno divino, morendo come un martire. La leggenda narra anche di altri personaggi, come il cavaliere serbo Obilić che uccise il sultano, o il traditore bosniaco Vuk Branković, che avrebbe stretto accordi segreti con i turchi. Il mito del Kosovo, trasmesso oralmente dai cantastorie medioevali, è stato interpretato in diversi modi: come mito sul valore militare oppure come promessa di salvezza. In tutti i casi i serbi erano il popolo eletto, con il diritto e dovere di ricostituire il proprio regno.

La politica, gli anni di Tito

La leggenda non può di certo giustificare le continue tensioni fra la Serbia e i suoi vicini. Un mito, per quanto affascinante, è solo una storia. Eppure durante gli anni della guerra in Kosovo, in molti ricercarono nella leggenda del principe Lazar la causa degli scontri: come se i serbi volessero vendicarsi a secoli di distanza della disfatta contro i turchi. Il concetto di “Grande Serbia” in realtà nasce, si sviluppa e cambia in modo più complicato: nell’800 ad esempio le rivendicazioni non sono molto distanti da quelle del Risorgimento italiano.

Un concetto diventato tristemente noto negli anni ’90. Durante la dittatura di Tito era stato messo a tacere in nome del motto “fratellanza e unità”. Solo una calma apparente. In realtà le radici di alcuni ingredienti che hanno ri-alimentato il mito della “Grande Serbia” derivano proprio dalla Jugoslavia di Tito. In primis, la popolazione serba si ritrovò divisa fra le varie repubbliche parte della Jugoslavia, anche se in quella serba risiedeva la maggioranza. Nel 1974 poi, Tito concesse al Kosovo lo status di Provincia autonoma facendo scoppiare “la questione Kosovo”.

L’era Milošević

Negli anni ’80 la Repubblica Serba inviò agli organi centrali jugoslavi diversi rapporti che documentavano un esodo di slavi del Kosovo verso la Serbia a causa delle persecuzioni albanesi. Rapporti rifiutati in Serbia perché considerati intrisi di “sciovinismo gran-serbo”. Un rifiuto solo temporaneo. Questi rapporti però aiutarono Milošević a consolidare le posizioni dei sostenitori della “reazione dura” contro gli albanesi e ad avere la meglio sui moderati, consentendogli di salire al potere. Milošević sfruttò infatti abilmente l’insofferenza contro gli albanesi e la alimentò riportando alla memoria vecchi rancori e antichi miti, come quello della battaglia di Kosovo Poljie. Un’operazione che richiese tempo, una capillare propaganda attraverso i mass media, l’appoggio della Chiesa ortodossa e di molti intellettuali.

L’abolizione delle autonomie del Kosovo e della Vojvodina (al confine con l’Ungheria) fu presentata come necessaria per conservare il legame fra il popolo serbo e la propria terra: il progetto era quello di una “Grande Serbia”, che unisse tutte le aree della Jugoslavia abitate da serbi. La “questione Kosovo” venne quindi collegata alla condizione delle minoranze serbe nelle altre Repubbliche, in particolare in Croazia: secondo la propaganda, i serbi erano oggetto di persecuzioni e discriminazioni. Un meccanismo che spiega come non sia stata una leggenda ad insanguinare i Balcani. Il concetto di “Grande Serbia” fu il frutto di un incauto sfruttamento di ansie ed insicurezze in un periodo turbolento come la disgregazione del post-Tito. Un concetto, tornato in ballo negli ultimi botta e risposta, che può servire solo ad alimentare, nuovamente, pericolose tensioni.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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One comment

  1. Non dica scemenze! La Grande Serbia si e’ esistita nel periodo del Re Dušan (ma la chiesa ortodossa non lo’ beatifico’ come fece con Stevan Nemanja, uno dei pochi se non unico santo ortodosso del Medioevo). Ecco come si mistifica la storia! Tirate in ballo eventi dalle “calende grecche” anche giustificabili magari, per giustificare questa politica che vuole “il tiranno oltre oceano” che non rispetta nemmeno le Risoluzioni dell’ ONU (la 1244!). Regime di Tito, come lo intende? La Jugoslavia poteva esser esempio per un UE!!
    Evidentemente che l’ articolista ha fatto un certo studio e non ha nemmeno la mininma idea di tutti, ma dico tutti i statisti, primi ministri, re, regine, segretari di partiti, scrittori che hanno espresso la loro stima, amicizia durante la vita Tito e anche dopo la sua morte! Non credo che con tali informazioni faziose, dovendo stringere le mani a trafficanti di droga e organi umani,appoggiando i governi di estrema destra (nazistoide come in Ucraina) si va lontanto con l’ UE

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