venerdì , 18 agosto 2017
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ETA
Photo © By Daniel van der Ree, The Netherlands - Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=511998

Nei Paesi Baschi inizia il disarmo dell’ETA

La notizia del disarmo totale dell’ETA avvenuto lo scorso 8 aprile ha messo nuovamente in luce la questione, mai sedata, dell’indipendenza dell’Euskadi dalla Spagna. Euskadi, o Euskal Herria in lingua euskara, significa “popolo della lingua basca” ed è il termine privilegiato dai baschi per denominare la propria terra. Non a caso tale idioma, preesistendo agli altri indoeuropei, è il più antico parlato in Europa ed assurge a simbolo non solo dell’identità di questo popolo, ma anche del nazionalismo che da sempre lo caratterizza.

I Paesi Baschi

La popolazione di circa 2.800.000 persone si stanzia su un territorio di 20.500 km², che si dispiega entro i confini francesi e spagnoli, sia a nord che a sud dei Pirenei. Sebbene fossero parte integrante della società spagnola, i baschi hanno sempre mantenuto una peculiarità non solo linguistica, ma anche culturale, a causa delle disposizioni giuridiche che regolavano la vita politica ed amministrativa della provincia e che prendevano il nome di sistema forale.

La dittatura di Francisco Franco ha represso ogni ambizione di indipendenza del popolo basco, giungendo a vietare persino l’uso dell’euskara o l’esibizione della bandiera. Definito come “un orrore, risultato di un sentimento ostinato e rovinoso che nasce dal cretinismo della predica socialista”, il nazionalismo basco è diventato il principale bersaglio della politica del dittatore con l’intento di “vanificarlo, distruggerlo, farlo cadere per sempre”. In risposta alla dura repressione franchista, nel 1958 i giovani nazionalisti decisero di costituire un movimento radicale denominato Euskadita Askatasuna (ETA) che si accollò le istanze di autonomia del popolo basco.

L’ETA

Attraverso il ricorso alla lotta armata, l’ETA ha contribuito alla caduta del regime dittatoriale attaccando gli esponenti del governo franchista. Sebbene la causa sposata dall’ETA fosse ragionevole alla luce del diritto di autodeterminazione dei popoli, essa ha assunto i caratteri di una vera e propria campagna terroristica che ha mietuto più di 800 vittime civili e le è valsa la condanna da parte dell’Unione Europea.

Dopo l’omicidio del Primo Ministro Blanco nel 1973, si sono susseguiti diversi attentati alle alte cariche del governo, ma anche a scapito di quei civili che si trovavano, ad esempio, alle stazioni ferroviarie di Chamartin e di Atocha a Madrid nel 1979, nel ristorante di Torrejon nel 1985, nel parcheggio di un supermercato a Barcellona nel 1987, nelle vicinanze di un convoglio militare nel centro di Madrid nel 1992, all’aeroporto madrileno di Barajas nel 2006.

Per questo motivo, negli anni ’80, il governo spagnolo ha deciso di intervenire duramente nella lotta contro il terrorismo basco costituendo dei reparti speciali denominati Grupos Antiterroristas de Liberación (GAL), che avevano lo scopo di arrestare, processare e finanche uccidere chiunque fosse sospettato di appartenere alle frange dell’ETA. Molti etarras, o presunti tali, sono stati così catturati e trasferiti forzatamente in territori lontani da quello d’origine per impedirne i contatti con le famiglie. Nonostante ciò, il movimento non ha mai abbandonato la lotta continuando a rivendicare una “dichiarazione pubblica sulla libertà di autodeterminazione” del popolo basco.

Il disarmo

Con un comunicato del luglio 2014 è iniziata una nuova fase del processo di autonomia, poiché l’ETA ha dichiarato di aver cominciato lo smantellamento delle strutture logistiche e operative derivanti dalla pratica della lotta armata per permettere un avanzamento nella procedura di pace attraverso la diversa modalità del dialogo politico. All’apice di questo nuovo processo si pone la Giornata del disarmo dell’8 aprile 2017, quando un gruppo di mediatori scelti dalla stessa organizzazione, i c.d. Artigiani della Pace, ha consegnato alla polizia francese, nel municipio di Bayonne, l’elenco dei dodici arsenali di armi nascosti durante gli anni di lotta armata.

La cerimonia è stata accolta dai governi francese e spagnolo come “un grande passo” per neutralizzare definitivamente i folti depositi di armi, ma incapace di obliterare le vittime delle stragi perpetrate. Di certo la Spagna esclude che da questo gesto possa derivare un trattamento di favore per gli etarras imprigionati contro i quali la democrazia spagnola avrebbe sicuramente vinto. Un barlume di speranza per le tante associazioni delle vittime del terrorismo basco che temono che il disarmo dell’ETA sia il preludio all’impunità dei suoi membri e che a gran voce chiedono la definitiva dissoluzione del movimento.

 

L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

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2 comments

  1. E della giustizia per i Baschi che chiedono l’indipendenza no? Che democrazia è la Spagna se non li fa votare per la loro prorpia libertà?

    • La vittoria della democrazia spagnola sui Baschi è opinione (dunque opinabile) del Governo di Madrid contenuta in un comunicato indirizzato all’ETA in occasione del disarmo. A mio parere, il diritto di autodeterminazione del popolo basco merita da sempre di essere riconosciuto ma la giustizia per le vittime civili degli attentati non può essere sacrificata.

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