giovedì , 16 agosto 2018
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Nomine UE: la Commissione non si tinge di rosa

Il 30 agosto, in una riunione straordinaria indetta dopo il nulla di fatto registrato a fine luglio, i Capi di Stato e di governo dell’UE saranno chiamati a nominare i successori di Catherine Ashton e Herman Van Rompuy in due delle posizioni più ambite dell’Unione. Questo ritardo della politica europea ha, di conseguenza, rallentato il Presidente-eletto Jean Claude Juncker nel formare la propria squadra di governo.

Molti sono i fattori che determinano la struttura dell’esecutivo europeo. La precedente carica ricoperta dai candidati, per esempio: un Primo Ministro vale più di un europarlamentare e pertanto ha diritto a un portafoglio «più importante». Cameron pretende per il Regno Unito un «risarcimento» dopo la sconfitta sull’affaire Juncker, magari il Commissario al Commercio. La Francia e la Germania sono in scontro aperto sul dopo-Rehn, in un’epica lotta tra Europa del Sud e del Nord. Il candidato d’Oltralpe per gli Affari Economici e Monetari è Pierre Moscovici, indicato da Hollande anche per rassicurare l’opinione pubblica nazionale sull’intatta grandeur della Repubblica, quasi fosse l’Europa a dover rimediare alla débacle elettorale che ha visto trionfare la «vague bleue Marine».

Che i dodici Paesi dell’Est entrati dopo il 2004 chiedano di essere considerati «Stati membri a pieno titolo» e non solo mercato di sbocco per i prodotti della «Vecchia Europa», e possano di conseguenza ottenere un Commissario «di peso», pare invece importare ben poco al di qua dell’ex-Cortina di Ferro. Radek Sikorski, polacco, e Kristalina Georgieva, bulgara, sono entrambi in lizza per il posto di Alto Rappresentante, cui guarda anche Matteo Renzi, candidando Federica Mogherini. I media polacchi tuttavia sostengono che la nomina di Sikorski sia una tattica per aggiudicarsi il portafoglio dell’Energia, del Mercato Unico o della Concorrenza.

Restano poi ancora tre Stati membri le cui nomine UE sono incerte. Il governo dimissionario sloveno ha indicato due donne e un uomo, tra cui il Primo Ministro uscente Alenka Bratušek, in testa alla corsa nonostante la sua auto-nomina sia molto discussa in patria. Per i Paesi Bassi sono Jeroen Dijesselbloem, Presidente uscente dell’Eurogruppo, e Frans Timmermans, ex-Ministro degli Esteri, favoriti rispetto a Lilianne Ploumen, Ministro del Commercio e dello Sviluppo. Il Belgio, infine, impantanatosi nella formazione della «coalizione svedese» tra liberali e nazionalisti fiamminghi, non ha nominato ufficialmente nessuno, ma si rincorrono nei corridoi i nomi di Didier Reynders, ex-Ministro degli Esteri, e Marianne Thyssen, europarlamentare.

Da vecchio leone della politica europea qual è, Juncker sa bene che l’unica soluzione di compromesso sarà scontentare tutti in egual misura. Gli Stati membri non gli hanno però reso vita facile. Se l’appartenenza partitica dei candidati rispecchia pressapoco quella della Grosse Koalition che reggerà l’EuroParlamento nei prossimi cinque anni (17 o 18 provenienti dal PPE, 8 dal PSE, 4 o 3 dai liberali e uno dai Tories britannici dell’ECR), lo stesso non si può dire delle «quote rosa»: su 25 commissari designati, le donne vanno da un minimo di 4 a un massimo di 6.

Martin Selmayr, capo dello staff del lussemburghese, non sembra turbato dallo squilibrio. La maggior parte degli Stati membri non ha nominato i propri candidati di punta, pronti a essere calati sul tavolo delle trattative al momento opportuno. L’obiettivo di «dieci o più» potrebbe essere comunque raggiunto. Per ovviare alle critiche sulla dispersività di un Collegio di 28 Commissari, inoltre, si parla di avere cinque Commissari che siano anche Vice Presidenti incaricati di supervisionare macro-aree di competenza. Infine, forse per risolvere il conflitto in corso sull’asse Parigi-Berlino, è trapelata l’ipotesi di creare un Commissario ai Servizi Finanziari, che raggruppi funzioni dagli Affari Economici e Monetari e dal Mercato Interno. Questo permetterebbe forse di evitare alla Germania un temuto Commissario «mediterraneo» a supervisionare le riforme strutturali dei Paesi periferici.

«Il Parlamento Europeo non accetterà un club di gentiluomini», ha dichiarato Martin Schulz, rieletto Presidente dell’Emiciclo di Strasburgo. Sul prossimo Collegio dei Commissari si gioca il futuro non solo della Commissione, ma dell’Europa: le divisioni e le titubanze dell’ultimo Consiglio Europeo hanno lasciato tutti di stucco. Su Twitter s’ironizzava: «se l’Europa non riesce a dare un lavoro a due persone, come pretende di risolvere una crisi con milioni di disoccupati»?

In foto il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini – © Council of the European Union, 2014

L' Autore - Sebastiano Putoto

Laureando magistrale tra Italia e Germania in International Business and Economics, con specializzazione in Macroeconomia. Nato e maturato a Bruxelles, emigrato presso le Università di Pavia, Tolosa e Tubinga, mantiene il suo campo base in territorio belga-fiammingo. E’ co-fondatore di TRAM:E (Teoria, Riflessione, Azione, Movimento: Europa). Poca dimestichezza con i confini, nazionali e individuali. Poliglotta.

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