giovedì , 16 agosto 2018
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Norvegia: il baricentro politico si sposta a destra. Al governo anche il partito di Breivik

Il Primo ministro norvegese uscente, il laburista Jens Stoltenberg, ha annunciato lunedì le dimissioni formali del proprio governo rimettendo il nuovo mandato in mano a Re Harald V. Stoltenberg abbandona così la carica dopo esattamente 8 anni di governo: era stato nominato premier il 17 ottobre 2005, alla testa di una coalizione di governo composta dal partito laburista e dai centristi del partito cristianopopolare, per poi ottenere la riconferma nel 2009. Entro questa settimana il nuovo governo dovrebbe insediarsi ufficialmente.

Durante le elezioni dello scorso settembre, il partito laburista aveva ottenuto la maggioranza delle preferenze, con il 30,9%, in calo di 4,5 punti rispetto al risultato del 2009. La coalizione di sinistra, arrivata complessivamente al 40,5%, si è ritrovata minoritaria rispetto allo schiacciante 53,9% dei due schieramenti di destra, il partito conservatore Høyre (Destra) di Erna Solberg e il partito di estrema destra Fremskrittspartiet (Partito del Progresso), guidato da Siv Jensen. Il primo ha ottenuto il 26,8% dei voti (48 seggi, 18 in più rispetto alla precedente legislatura). Il secondo è crollato al 16,3% delle preferenze (-6,6%) e 29 parlamentari, necessari ma non sufficienti alla Solberg per un governo di maggioranza.

Essendo necessari almeno 85 dei 169 seggi a disposizione per formare una maggioranza, la Solberg e la Jensen hanno aperto i negoziati con il partito cristiano-popolare (KrF) e con i liberali, forti di 19 seggi. Questa mossa, che avrebbe creato una maggioranza di 96 seggi contro i 72 della coalizione di sinistra (laburisti-partito di centro-socialisti), non è però andata a buon fine e la Solberg dovrà accontentarsi di un governo di minoranza con l’appoggio esterno di liberali e KrF. Determinante per la sconfitta dal premier laburista è stata la “scarsa” affluenza (71,4% degli aventi diritto, -5% rispetto al 2009), che ha registrato il picco più basso dal 1927.

La nuova coalizione è caratterizzata da una forte eterogeneità, come hanno dimostrato le due settimane di negoziati tra i partiti di destra e gli alleati esterni. Il KrF lamenta ad esempio la scarsa attenzione ai temi ambientali, anche se in sede negoziale è stato confermato lo stop ai progetti di esplorazioni petrolifere negli arcipelaghi Lofoten e Vesteràien. Molto discussi anche i punti relativi all’immigrazione, molto cari al Partito Progressista, il quale ha ottenuto nel programma di governo alcune restrizioni in tema di immigrazione ed asilo, nonché alcune concessioni in materia pensionistica.

Stridono le esternazioni dei diversi leader: da un lato la Solberg ha affermato che la stabilità del governo non dipenderà da alcun appoggio esterno; dall’altro Knut Ariid Hareide (leader del KrF) ha affermato che su molte questioni non seguirà il governo e che, insieme ai liberali, avrà un peso piuttosto significativo nelle scelte dell’esecutivo.

Occorre comunque ricordare che i paesi nordici hanno una consolidata disciplina politica, e che un governo di minoranza non è una minaccia automatica alla stabilità, dato il carattere cooperativo sviluppato dalla tradizione politica scandinava, anche in casi di forti differenze ideologiche e programmatiche.

Stoltenberg ha annunciato la decadenza dell’esecutivo lunedì, in seguito alla presentazione della proposta di bilancio per il 2014, mantenendo una certa nordica freddezza nei confronti della nuova legislatura, affermando che il partito laburista è pronto a sostenere il governo sulle questione condivise, ma mostrandosi piuttosto perplesso a proposito del programma firmato Solberg/Jensen, che da un lato “promette tanto”, ma dall’altro non fa cenno a dove verranno attinte le risorse necessarie all’adozione delle misure previste dai due partiti di coalizione.

Un altro Paeseeuropeo nella morsa del populismo? È, in effetti, la prima volta che un partito di destra radicale sale al governo in Norvegia, ma si tratta di una situazione dovuta anche ad un artificio elettorale, che ha portato al governo un partito che nell’arco degli ultimi quattro anni ha in realtà perso un quarto dei propri seggi in parlamento, da 41 a 29. Resta comunque il fatto che anche il “modello norvegese“, tanto apprezzato da coloro che vedono nell’UE la causa della radicalizzazione economica e politica degli ultimi anni, registra al governo un partito radicale in cui militava fino al 2011 il terrorista Anders Breivik, il carnefice che il luglio 2011 uccise 77 persone in due diversi attentati.

In foto, da sinistra Siv Jensen ed Erna Solberg (©Nordiske Mediedager).

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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