mercoledì , 21 febbraio 2018
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Michel Houellebecq a Tel Aviv (Photo © Nur Lan, 2011, www.flickr.com)

Occidente in declino, ma non ineluttabile

Michel Houellebecq è diventato suo malgrado una star del palcoscenico mondiale. Fino al 7 gennaio scorso era una scrittore di fama, poi è accaduto qualcosa di fragoroso: l’attentato contro Charlie Hebdo a Parigi. Presentato come islamofobo e misogino, Houellebecq è forse uno degli ultimi intellettuali di razza in Europa. Probabilmente, molti di coloro che lo hanno accostato ad autori islamofobi non hanno letto con attenzione né “Sottomissione” – ultima fatica letteraria in cui narra di una futuribile Francia guidata da un presidente musulmano eletto democraticamente – né le opere precedenti.

SOTTOMISSIONE: UN ROMANZO DECADENTE

Leggendo il libro si capisce bene che François, docente di letteratura della Sorbona e protagonista del romanzo, potrebbe essere sopraffatto da qualsiasi cultura perché non ne ha una di riferimento. Altro non è che l’archetipo dell’europeo di oggi: privo di passioni e ideali terreni e ultraterreni, rannicchiato nella percezione del proprio Io, assuefatto alla tranquillità di tutti i giorni a cui non rinuncerebbe per nulla al mondo.

Per François la sensazione prevalente è che “non succeda mai qualcosa di nuovo”. Una stanchezza esistenziale che si insinua nella vita e che cela solo attraverso relazioni boccaccesche con le studentesse. Houellebecq pesca a piene mani dalla tradizione decadentista di fine Ottocento, francese (i poeti maledetti, da Rimbaud a Baudelaire) e tedesca (con l’ingombrante profilo di Nietzsche). L’uomo occidentale, da allora, ha abbracciato una civiltà dei consumi – già stigmatizzata da Pasolini – senza passato e senza futuro. È un uomo in continuo movimento, che non sa dove andare. “Accettare l’ideologia del cambiamento continuo – scrive Houellebecq in Particelle Elementari (1998) –  significa accettare che la vita di un uomo sia strettamente ridotta alla sua esistenza individuale, e che le generazioni passate e future non abbiano più alcuna importanza ai suoi occhi. È così che viviamo; e oggi per un uomo avere un figlio non ha più alcun senso.

Lo scrittore francese dice che in tutte le nostre esistenze c’è un non-detto, un’amnesia collettiva si chiama vuoto. La netta sensazione di non saper più esprimere – a livello collettivo – alcunché di simbolico che possa essere una guida per le future generazioni. L’unica mobilitazione mondiale di valore è oggi la battaglia contro il riscaldamento climatico.

UNA LIBERTA’ SENZA COLORE

Il sociologo Zygmunt Bauman ha così sintetizzato: “Non siamo mai stati così liberi, eppure mai ci siamo sentiti così impotenti”. Le reazioni retoriche della società francese all’attentato di Charlie Hebdo, ci consegnano un Occidente incapace di andare oltre l’autocelebrazione dei suoi valori. La marcia di Parigi, commovente umanamente ma piuttosto monotona nella ripetizione del noto slogan “Je suis Charlie”, non a caso è stata un “unicum” difficilmente replicabile.

La reazione alle miserabili sfide condotte dai sedicenti vendicatori di Allah manifesta la debolezza della nostra prigione dorata: Parigi, Berlino, Londra sono città fantastiche, dove puoi trovare di tutto, dove ti senti un consumatore realizzato, ma non un cittadino. Il cittadino, almeno nella concezione di Rousseau, è un individuo che sente dentro di sé il peso della responsabilità collettiva, dell’impegno sociale. Un cittadino dovrebbe guardare con orrore alla crescita delle banlieue o degli slums, dove gli esclusi vivono vite infelici e senza futuro, perché, se le cose continueranno in questo modo, l’Islam fanatizzato diventerà la bandiera degli emarginati.

Il modello del cittadino rousseauiano è pressoché estinto, sepolto da decenni di individualismo. Serve che un pazzo con il kalashnikov entri in un supermercato, urlando la sua rabbia contro il mondo, per ricordare che siamo cittadini interconnessi con una realtà esterna dinamica.

RIPRENDERE A PENSARE

Molti commentatori sono convinti che l’autocritica occidentale sia una colpa: in questo modo, seminando scompiglio nei cliché con cui siamo soliti leggere la realtà, ci si presenterebbe deboli e pieni di dubbi di fronte a “nemici” pieni di convinzioni morali e religiose. La risorsa più preziosa per l’Occidente resta invece la libertà di critica, come ci ha mostrato la redazione di Charlie Hebdo. Se sapremo ridestarci dalla quotidianità, individuando le tante storture delle nostre società, forse il futuro potrà essere meno tragico di quello che oggi ci appare. E il pensiero di Houellebecq risulterà straordinariamente profetico.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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