sabato , 24 febbraio 2018
18comix

Open Days 2013, nuovi orizzonti per la politica di coesione

Si è chiusa giovedì la manifestazione Open Days 2013 – European week of Regions and Cities, una quattro giorni di dibattiti, workshop ed esposizioni aventi come soggetto le regioni e le città europee.

L’evento, ormai alla sua undicesima edizione, quest’anno aveva come slogan il motto “Taking off 2020”: il fulcro centrale di riflessione è stata infatti la nuova politica di coesione che prenderà avvio il prossimo anno, restando poi in vigore fino al 2020. Gli Open Days 2013, quindi, sono stati un’occasione per regioni e città di mostrare al pubblico quanto il loro lavoro sia indispensabile per il benessere dei cittadini e per un’Europa più coesa: esse svolgono un ruolo fondamentale, prima di tutto poiché sono l’entità più vicina ai cittadini europei e quindi sostenerle significa sostenere la popolazione europea. Ma è anche stata un’opportunità di confronto tra le varie regioni e città europee, discutendo delle sfide passate, presenti e future e condividendo le best practices per affrontarle.

Le domande guida per questa riflessione sono state tre: come gestire meglio i fondi regionali nel futuro? Come raggiungere una migliore sinergia e cooperazione? Come affrontare le sfide attuali giungendo a soluzioni sostenibili? Le risposte a questi quesiti non sono né facili né univoche, ma come ha ricordato tra gli altri il Commissario per la politica regionale, Johannes Hahn, le regioni e le città sono guardate come fucine che possono dare quell’impulso innovativo per uscire dalla crisi che ha investito l’Europa.

Nell’ambito dell’evento, inoltre, sono stati presentati i finalisti del RegioStars Awards 2014. Il premio, ideato dalla Commissione Europea nel 2008 e destinato alle città e regioni che hanno portato avanti progetti stimolanti ed innovativi, verrà finalmente consegnato il 31 marzo 2014. Tra i finalisti anche due regioni italiane, l’Umbria e il Veneto, che concorrono per la categoria terza “Inclusive growth: creating jobs for the young generation”.

 La regione Umbria presenta il suo progetto “Ide-e: le nuove imprese”. Realizzato dall’Agenzia Umbria Ricerche, il progetto è finalizzato a favorire l’occupazione giovanile, attraverso il sostegno, non solo economico, a giovani residenti in Umbria con un’idea di business per effettuare un periodo formativo in Europa e per realizzare la loro idea una volta ritornati. La regione Veneto, invece, concorre assieme ad altre regioni europee di Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito, Spagna, Grecia, Ungheria, Romania per il progetto “Mini Europe” avente come obiettivo la condivisione di strumenti di successo per lo sviluppo delle PMI, con un occhio di riguardo anche per i gruppi sotto rappresentati (minoranze, disabili e donne).

Quattro giorni di attenzione su regioni e città che non fanno dimenticare alcuni punti oscuri. Dopo la fatica per l’approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale da parte di Consiglio e Parlamento Europeo, infatti, il tour de force non è finito e si sta ancora aspettando che venga raggiunto un accordo tra le due istituzioni sulla gestione di quei 325 miliardi di euro assegnati alla politica di coesione, anche se il Commissario Hahn ha parlato a riguardo in toni ottimisti sostenendo che «il 99% delle questioni è stato già risolto, ora deve essere finalizzato l’accordo. Tutte le parti sono consapevoli del fatto che dobbiamo iniziare l’implementazione della politica di coesione il prima possibile».

Si spera quindi che la conclusione dei negoziati possa arrivare a fine ottobre: un rallentamento, infatti, non gioverebbe non solo alle regioni, che rischierebbero di non riuscire a lanciare i programmi per tempo, ma anche all’Unione Europea stessa. Secondo il Presidente del Comitato delle Regioni, Ramon Luis Valcárcel, «l’attuale situazione economica e sociale non consente alcun ritardo nel lancio del nuovo piano regionale di investimenti per crescita e occupazione. Noi non possiamo permetterci di restare immobilizzati a causa di negoziati che risulterebbero incomprensibili agli occhi della maggioranza dei cittadini».

Tuttavia, nel caso italiano, il calvario si sa bene non finirà semplicemente con l’accordo tra Consiglio e Parlamento, ma piuttosto comincerà dopo. La gestione dei fondi europei in Italia, infatti, resta ancora un nodo problematico che è molto difficile si riesca a sciogliere per il prossimo settennato.

In foto la conferenza stampa congiunta di Ramon Luis Valcárcel e Johannes Hahn con Manuel Barroso (Foto: European Commission)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

Check Also

parlamento

Parlamento Ue, il nuovo assetto post Brexit

di Erica Gatti Nella seduta plenaria del 7 febbraio il Parlamento Europeo si è riunito a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *