domenica , 18 febbraio 2018
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Photo © Hossam el-Hamalawy, 2011, www.flickr.com

Palestina: dopo il voto francese, il riconoscimento UE?

Con il voto favorevole espresso in entrambi i rami del Parlamento, la Francia dice sì alla nascita di uno Stato palestinese internazionalmente riconosciuto, con l’obiettivo di mettere fine a un conflitto che da decenni imperversa a più riprese in una delle zone più calde del Medio Oriente. Pur non essendo di carattere vincolante, la mozione promossa dal Gruppo socialista e approvata dal Parlamento francese ha l’obiettivo di spingere e influenzare l’azione esterna del governo verso il riconoscimento di uno Stato palestinese. Già il 2 dicembre, l’Assemblea Nazionale si era espressa con 339 voti a favore e 151 contrari (68 deputati non hanno preso parte alla votazione e 16 si sono astenuti), seguendo la scia di altri Paesi europei come la Gran Bretagna e la Spagna, che sempre con una mozione non vincolante, avevano espresso il loro parere favorevole in merito al riconoscimento di uno Stato palestinese.

La quasi totalità dei socialisti, l’insieme dei Verdi e del Fronte di sinistra, i due terzi dei radicali di sinistra e una manciata di rappresentanti dell’UMP (9) e dell’UDI (4) hanno votato per l’approvazione della risoluzione, mentre la maggioranza dei rappresentanti dell’UMP e dell’UDI si è mostrata contraria. Il testo invita “Il governo a riconoscere lo Stato di Palestina, in vista di una regolamentazione definitiva del conflitto” e sostiene che “la soluzione dei due Stati, promossa con costanza dalla Francia e dall’Unione Europea, presupponga il riconoscimento di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele, sulla base dei confini del 1967, con Gerusalemme capitale comune ai due Stati”.

Come spiegato nel testo, alla base di questa risoluzione vi è la considerazione del fallimento dei tentativi di rilancio del processo di pace fra israeliani e palestinesi a partire dal 1991 e il proseguimento della colonizzazione illegale da parte di Israele dei territori palestinesi. L’11 dicembre anche il Senato francese si è espresso positivamente sul testo approvando la risoluzione, questa volta con una maggioranza più stretta: 154 voti favorevoli e 146 contrari. L’emiciclo francese si è così spaccato a metà, con centrodestra e centrosinistra schierati su fronti opposti.

Secondo il socialista Gilbert Roger, relatore del provvedimento, questa risoluzione “ È il primo passo di una relazione da pari a pari tra Israele e palestinesi (…). È dovere della Francia ricordare che il conflitto israelo-palestinese non è una guerra di religione ma un conflitto territoriale”. In tutta risposta, Christian Cambon (UMP) rappresentante del centrodestra, schieratosi in maniera compatta contro l’approvazione del testo, ha ricordato che “Il Parlamento non gestisce né il calendario né il corso dei negoziati. I palestinesi meritano qualcosa di meglio di un riconoscimento sulla carta”.

In rappresentanza del governo, era presente alla votazione il segretario di Stato agli Affari europei, Harlem Desir, che ha ricordato la disponibilità di Parigi ad organizzare una nuova conferenza di pace per il Medio Oriente, e che “Se questa non dovesse funzionare, sarà necessario che la Francia si prenda le proprie responsabilità riconoscendo lo Stato della Palestina”. La posizione espressa dal Parlamento francese, non vincolante per il governo ma dalla valenza estremamente politica, ha suscitato diverse reazioni: il Ministro degli Affari esteri israeliani Avigdor Lieberman ha dichiarato che «Questa decisione elimina ogni possibilità di arrivare ad un accordo di pace e invia un messaggio errato a quei palestinesi che non sono ancora disposti a perseguire la via dei negoziati».

Sulla stampa francese, all’indomani del voto dell’Assemblea nazionale, sono apparse differenti posizioni: Dominique Quinio su “La Croix” ha definito il voto “il frutto dell’esasperazione” di alcuni Paesi che, sebbene tradizionalmente alleati d’Israele, sono stati scoraggiati dalla massiccia risposta dello Stato israeliano alle violenze di Hamas dell’estate scorsa. Sulle colonne de “La Montagne Centre France” anche Jacques Camus sottolinea come la “politica di colonizzazione ostinata” portata avanti da Benjamin Netanyahou stia allontanando da Israele i Paesi europei. Infine, secondo Raymond Courand de “L’Alsace”, il voto non è che un modo per nascondere la dura realtà, ovvero: né la Francia, né l’Europa sono in grado di imporre la fine della colonizzazione israeliana dei territori palestinesi e, parallelamente, degli attacchi terroristici palestinesi nei confronti dello Stato d’Israele.

Mercoledì 17 dicembre, anche il Parlamento Europeo si è espresso sulla questione del riconoscimento dello Stato palestinese, approvando con 498 voti favorevoli, 88 contrari e 11 astenuti, una proposta di risoluzione in cui si afferma che “L’unica soluzione possibile al conflitto è la coesistenza di due Stati, Israele e Palestina”. Tutte queste iniziative, più che un reale sblocco di una situazione altamente complicata, costituiscono un invito alla comunità internazionale ed alle due parti in causa ad un impegno concreto, reale e definitivo verso una pace ormai persa da troppo tempo. Un impegno verso tutte le popolazioni coinvolte, che chiedono la possibilità di vivere degnamente, nel rispetto dei propri diritti e non più nel terrore e nell’ingiustizia.

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

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