giovedì , 14 dicembre 2017
18comix
malta
Il ricordo di Daphne Galizia alla plenaria del Parlamento Europeo © European Parliament

Malta, ancora nessuna luce sulla morte di Daphne Galizia

«Ci sono criminali ovunque si guardi». Nemmeno un’ora prima di essere assassinata Daphne Caruana Galizia lasciava ai suoi lettori un ultimo grido di allarme. Uccisa perché scomoda a qualcuno, la giornalista maltese lascia in eredità “Running Commentary”, un blog pieno di indizi e rivelazioni tra le cui pieghe forse si nasconde la soluzione di un omicidio definito da alcuni “di stampo mafioso”.

L’agguato

16 ottobre 2017. Isola di Malta, collina di Bidnija. L’aria secca di un clima mite si mischia alla vegetazione mediterranea. Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese, sale sulla Peugeot 108 presa a noleggio ma non riesce a percorrere che pochi metri: una deflagrazione interrompe la sua vita per sempre. A trovare la donna il figlio che, sentita l’esplosione, è subito accorso sul posto. La giornalista era molto conosciuta nel paese, nel 2016 aveva infatti seguito il filone maltese dei così detti Panama Papers, lo scandalo sui paradisi fiscali.

Malta non è nuova a simili omicidi, definiti “di stampo politico”. Nel 1977 Karin Grech, figlia del primario di ginecologia e ostetricia Edwin Ghech, rimase infatti uccisa da una lettera bomba destinata al padre che stava lavorando durante uno sciopero dell’associazione medici di Malta. Undici anni dopo a morire durante una sparatoria fu Raymond Caruana, militante del Partito Nazionalista. Su entrambi i casi non si fece mai piena luce.

La Libia e le accuse a Muscat

Nell’omicidio di Caruana Galizia l’intreccio tra crimine e politica sembra ancora più evidente che in passato, tant’è che a indagare sui fatti sono arrivati sull’isola detective da Scotland Yard, Fbi, Olanda, Danimarca e Italia. Numerose le piste seguite dagli investigatori. A poche ore dall’attentato l’attenzione dell’opinione pubblica si è focalizzata sul primo ministro Joseph Muscat che, proprio a seguito di alcune rivelazioni sul suo conto, fu costretto alle dimissioni, salvo poi tornare in carica nel giugno 2017 uscito vincitore da elezioni anticipate. La giornalista aveva infatti accusato la moglie del premier di essere proprietaria di una società offshore panamense.

Sui social corrono le accuse – in parte smentite dagli investigatori – che vedrebbero alcuni sostenitori di Muscat dietro l’agguato, ma le piste seguite sarebbero molteplici: traffico di droga e petrolio, corruzione fiscale e rapporti tra politici e prostitute. Tra queste anche la così detta “pista libica”: rimborsi milionari versati dai governi libici (con gli aiuti dati dalla comunità internazionale) a migliaia di miliziani di Tripoli, Misurata o Tobruk giunti in Europa per curare ferite di guerra inesistenti. Pare infatti che fossero proprio alcune agenzie private maltesi a gestire un ingente traffico di “visti medici” a pagamento. Ad avvalorare questa tesi è l’esplosivo usato per l’attentato, giunto in Sicilia da uno dei grandi depositi libici.

Il cordoglio dell’Europa

A quasi due mesi dal tragico evento, i riflettori rimangono ancora puntati sulla morte della giornalista. Pochi giorni fa una collega della blogger ha dichiarato: «Non sappiamo chi ha ucciso Daphne, c’è una lista infinita di sospetti, da governi corrotti alla criminalità organizzata. Il vero tema ora è il crollo dello Stato di diritto a Malta». Nel frattempo l’Unione europea si è attivata a modo suo affinché la scomparsa della giornalista non finisca nel dimenticatoio dedicandole una targa commemorativa posta sopra l’ingresso della sala stampa del Parlamento europeo di Strasburgo. Intanto il figlio di Daphne pare intenzionato a portare avanti il blog della madre, una sorta di lascito che altrimenti rischierebbe di “rimanere incompiuto”. Il timore è che tutto ciò non basti per dare giustizia a una morte forse destinata a rimanere senza colpevole.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

Check Also

macedonia

Macedonia, indipendenza e nazionalismo in uno Stato multietnico

Nata a seguito del violento collasso della Jugoslavia nel 1991, la Macedonia è stato l’unico …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *