martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Catholic Church England and Wales, 2014, www.flickr.com

Papa Francesco al PE: “ridare dignità al lavoro”

Papa Francesco è arrivato all’aeroporto di Strasburgo alle dieci di martedì mattina, come sempre a bordo di un aereo Alitalia. Sono trascorsi quasi 26 anni dall’ultima visita di un pontefice al Parlamento Europeo: era il 1988 ed era Giovanni Paolo II. Da allora molte cose sono cambiate, come ha ricordato Francesco nel suo discorso al Parlamento in seduta plenaria, di fronte agli eurodeputati: “non esistono più i blocchi contrapposti che dividevano il continente in due e si sta compiendo il desiderio che l’Europa […] possa un giorno estendersi alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e dalla storia”. Però il mondo è in movimento e l’Europa si sente invecchiata e meno protagonista.

Il discorso del Papa è stato pieno di indicazioni, soprattutto una, rivolta ai cittadini europei: mantenere la speranza, perché le difficoltà possono essere superate, ma solo se l’Europa avrà il coraggio di rimanere unita. All’interno poi, parole di apprezzamento per il processo di costruzione unitaria e per i padri fondatori dell’Europa, che immaginavano un futuro in cui le divisioni venissero superate lavorando insieme. Non tutto è perfetto però, non nell’Unione Europea di oggi. Il Papa ha affidato al suo discorso sia un messaggio di speranza che alcune critiche su come l’Unione concepisce sé stessa e i propri cittadini. Una parola è stata centrale nel suo discorso: dignità. La dignità dell’uomo che ha caratterizzato il percorso di ripresa del secondo dopoguerra e nella cui promozione e tutela affondano le radici nella storia d’Europa, dalla Grecia antica e da Roma, fino naturalmente al cristianesimo. “Ma quale dignità può trovare oggi una persona che non ha mezzi per sopravvivere, o – ha aggiunto Francesco – che peggio ancora non ha il lavoro?”.

L’uomo – l’immagine cristiana dell’uomo – e l’umanesimo sono stati al centro delle parole rivolte dal Papa all’emiciclo di Strasburgo. E l’uomo, la persona, ha dei diritti inalienabili che non possono essergli tolti per nessun motivo: “tanto meno per fini economici”. Questa forse è stata la critica più dura all’Europa, definita oggi in difficoltà nell’adempiere al ruolo che più dovrebbe esserle proprio, perché ha lasciato spazio ad altri interessi, ad altri egoismi, come a quelli di chi “vive in un’opulenza insostenibile e indifferente nei confronti del mondo circostante”. La centralità dell’individuo è stata spesso tradotta in individualismo, in mancanza di attenzione per il prossimo e per i propri doveri, per quella dimensione relazionale propria degli uomini, senza la quale il rischio è la solitudine: delle persone anziane, dei giovani, di chi è in difficoltà.

“Perdere di vista gli uomini e la loro dignità non è solo un errore, un venir meno rispetto alla stessa identità degli europei, ma ha delle conseguenze pratiche, come il rendere l’Europa un luogo non più fertile e vivace ma lontano, fatto di istituzioni che hanno perso forza attrattiva in favore dei tecnicismi burocratici“. Così ha detto Francesco, ricordandoci le parole di molti leader europei, dei sostenitori di Grillo, per certi versi anche di Matteo Renzi, che aveva parlato dei tecnocrati e burocrati di Bruxelles a margine del Consiglio Europeo di ottobre (cui Juncker aveva maliziosamente risposto che se la Commissione avesse ascoltato solo i burocrati, il giudizio sulla manovra di stabilità italiana sarebbe stato diverso).

Qualche funzionario delle istituzioni europee si sarà sentito chiamare in causa: dal richiamo alla trascendenza, a una dimensione più alta, “il cielo”, che è cosa ben diversa dai “sofismi”, dagli “intellettualismi” che non aiutano a mantenere viva l’Europa. Una parte del discorso, poi, è sembrata tratta dal dibattito che oggi anima più l’Italia, quello sull’articolo 18: nel ribadire l’importanza del lavoro per dare dignità alle persone, Francesco ha detto che l’Europa deve trovare un modo per bilanciare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezze dei lavoratori.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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