lunedì , 19 febbraio 2018
18comix

Polonia, Tusk: fiducia malgrado rivelazioni “Patriota”

Un ristorante di gran classe, al centro di Varsavia. Bicchieri di cristallo, un ottimo bigos, lo stufato di carne, cavoli e crauti con prugne secche. Clientela importante, Ministri del governo polacco e uomini di potere. Addirittura un pulsante a tavola, per chiamare i camerieri. E dentro quel pulsante, un microfono per intercettare le conversazioni rilassate dei potenti della “Tigre dell’est Europa”. È nato così lo scandalo che ha rischiato di mettere in crisi il governo polacco del premier Donald Tusk, in carica per il secondo mandato e senza dubbio il miglior alleato dell’Unione Europea (in particolare della Germania) e della NATO tra i Paesi al di là dell’ex cortina di ferro.

Varie le conversazioni registrate (illegalmente) a partire da quasi 12 mesi fa: i toni non sono propriamente da manuale di galateo, tanto meno da corso di comunicazione politica pubblica. Così si può sentire il Ministro degli Esteri Radek Sikorski definire «inutile e dannosa» la politica estera polacca di vicinanza agli Stati Uniti e usare una metafora sessuale per spiegare meglio il concetto all’interlocutore. Oppure si può ascoltare il proprietario di una delle maggiori industrie petrolifere del Paese confessare al Ministro del Tesoro che «Putin era soddisfatto fino all’orgasmo dall’accordo energetico con l’Ungheria di Orban», o ancora si può assistere al baratto tra il Ministro dell’Interno Bartlomiej Sienkiewicz e il governatore della Banca Centrale per una politica monetaria più accomodante in cambio della testa del Ministro del Tesoro.

Conversazioni decisamente off-record che hanno avuto una certa risonanza nel Paese (anche grazie alla pubblicazione a tappe, in pieno stile Wiki-leaks, da parte del giornale Wprost) e che hanno fatto gridare allo scandalo Jaroslav Kaczynski, leader del partito nazional-conservatore Pis (Diritto e Giustizia) e fratello dell’ex presidente Lech, morto nel 2010 in un incidente aereo. Kaczynski era pronto a sfruttare al massimo lo scandalo, tanto da annunciare una mozione di sfiducia al governo.

Tusk l’ha anticipato e ha chiesto, in fretta e furia prima di partire per Bruxelles per il Consiglio Europeo, la fiducia al Parlamento. Risultato: 237 si, 207 no. Il voto era necessario al premier da una parte per mostrare ai colleghi europei di essere ancora pienamente legittimato nelle sue funzioni, dall’altra per vincere la sfida interna con Kaczynski. Anche perché sono in molti, a Varsavia, a sospettare un coinvolgimento quantomeno indiretto del primo partito di opposizione nell’organizzazione dello scandalo.

Il quotidiano Wprost non dà molte indicazioni sull’autore delle intercettazioni, dichiarando semplicemente che si tratta di un uomo d’affari firmatosi “Patriota” nelle mail con cui ha inviato i primi quattro nastri. «Non so con quale alfabeto è stato architettato il tutto, ma so chi può trarre vantaggio dal caos nello Stato polacco», ha dichiarato il premier Tusk, lasciando capire abbastanza facilmente a chi si rivolgesse. Che in Russia si usi un alfabeto diverso è cosa nota, e l’ombra del Cremlino e dei suoi servizi segreti diventa in questi casi molto presente. La Polonia ha d’altronde il tasso di crescita maggiore di tutta l’area europea e riportare un’economia simile nella sfera d’influenza russa farebbe di sicuro gola a molti.

Con il voto di fiducia Tusk ha dimostrato invece di poter contare su una maggioranza ancora forte e di poter reggere alle trappole spionistiche dei propri avversari. Certo, nessuno sa cosa abbia ancora in serbo il fantomatico signor Patriota: visti i suoi presunti alleati, il governo Tusk, e con lui tutta l’Unione Europea, non possono dormire sogni tranquilli.

Nell’immagine, Donald Tusk intervistato da Telewizji Polskiej durante la visita a Monte Cassino del maggio scorso (photo  © Kancelaria Prezesa Rady Ministrów, 2014, www.flickr.com)

 

L' Autore - Daniele Marchi

Studente presso l'Università di Torino, laureato a Trento in Studi Internazionali con una tesi su Alexander Langer ed il suo progetto per un corpo civile di pace europeo. Sono volontario di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace, con cui ho partecipato al progetto in Colombia, presso la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò. Mi occupo di risoluzione pacifica dei conflitti, confidando che un giorno l'Unione Europea diventi potenza di pace.

Check Also

parlamento

Parlamento Ue, il nuovo assetto post Brexit

di Erica Gatti Nella seduta plenaria del 7 febbraio il Parlamento Europeo si è riunito a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *