martedì , 20 febbraio 2018
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Il nuovo Presidente della Polonia Duda © Piotr Dabik - www.flickr.com, 2012

Polonia: vittoria a sorpresa del conservatore Duda

La corsa alle presidenziali polacche si è conclusa con un esito inaspettato: Andrzej Duda del partito ultraconservatore Prawo i Sprawiedliwość (PiS, Diritto e Giustizia) ha sconfitto al ballottaggio il Presidente uscente Bronisław Komorowski di Platforma Obywatelska (PO, Piattaforma Civica).

I candidati al primo turno

Alla carica di Presidente si erano candidati in 11. L’Unione dei Democratici di Sinistra, erede del Partito Comunista di Gomułka e Jaruzelski e macchiata da recenti scandali di corruzione, ha tentato di rinnovare la propria immagine dando un nuovo volto al partito, la trentacinquenne ex presentatrice televisiva Magdalena Ogórek. La candidata però è stata presa di mira dai media per via del fatto che colpisse più per la bellezza che per l’esperienza politica, facendo anche ironia sul suo cognome che in polacco significa cetriolo. Il risultato non poteva essere più disastroso: quinto posto con il 2,4% dei voti.

Persino un candidato impresentabile come Janusz Korwin Mikke, estremista, monarchico, antisemita e misogino, ha preso più voti della Ogórek. La vera sorpresa del primo turno però è stato il musicista Paweł Kukiz, arrivato terzo con il 20,5% dei voti. Nessuno avrebbe scommesso su di lui quando annunciò la propria candidatura. Invece il suo programma antipolitico ha attirato il voto di protesta.

Vince Duda

Il Presidente uscente Komorowski è stato uno dei politici più popolari del Paese e il suo partito, al governo dal 2007, ha dato stabilità e crescita al Paese. La Polonia è diventata la tigre europea, l’unica economia a mantenere un tasso di crescita positivo persino nel 2009. Molti polacchi, però, specie delle zone meno agiate a Est, restano comunque insoddisfatti per via dei salari ancora troppo bassi che spingono molti a emigrare. Il problema principale di Komorowski è stato credere che la sua popolarità e i successi del suo partito gli avrebbero assicurato la rielezione senza bisogno di fare una buona campagna elettorale.

A sfidare PO sono stati i rivali del PiS, che hanno adottato una strategia del tutto diversa. Il partito ha puntato su una figura giovane e più moderata e su una campagna elettorale assertiva, condita da qualche elemento populista come la proposta di revocare l’innalzamento dell’età pensionabile. Pur essendo esponente dell’ex partito di governo, Duda si è presentato come una figura di rinnovamento ed è stato apprezzato in particolare dall’elettorato giovane.

Il voto conferma le divisioni tra le due anime della Polonia: l’Ovest industrializzato e liberale ha votato per Komorowski, mentre l’Est rurale e conservatore ha votato prevalentemente Duda. La Polonia è una repubblica parlamentare e il capo dello Stato, seppur eletto dai cittadini, non ha un ruolo di grande rilievo. Pertanto, il voto decisivo sarà quello delle elezioni parlamentari in autunno, che saranno decisive non solo per la Polonia.

Nuove sfide elettorali per PO e PiS

PO è una forza moderata fortemente europeista e fa parte del PPE. Negli ultimi otto anni ha reso la Polonia un attore centrale nell’UE e ha ricucito i rapporti problematici con alcuni vicini, in particolare Germania, Lituania e Ucraina. Komorowski, figlio di un polacco di Vilnius, ha avuto un ruolo importante nella riconciliazione con la Lituania, mentre l’ex Ministro degli Esteri Radek Sikorski fu, insieme allo svedese Carl Bildt, l’ideatore del Partenariato Orientale. Il governo Tusk tentò anche una riconciliazione con la Russia, ma la svolta aggressiva del terzo mandato di Putin vanificò lo sforzo.

Membro dei Conservatori e Riformisti Europei, PiS condivide un con i Tories l’orientamento euroscettico, ma non estremo. Fu oppositore del Fiscal Compact e si oppone alle politiche di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, così come a un’introduzione dell’euro nei prossimi anni. In temi sociali ha una posizione ultraconservatrice, mentre propone un ruolo dello Stato nell’economia più deciso.  La linea di politica estera del partito è caratterizzata anche da un difficile rapporto con i vicini, in particolare Germania e Russia, mentre privilegia i rapporti con gli Stati Uniti. Il partito infatti insiste per  il dispiegamento permanente di forze armate della NATO in Polonia, visto di cattivo occhio a Berlino.

Il voto di domenica dunque dimostra che la nuova epoca jaghellonica, come titolava l’anno scorso l’Economist, non basta. Il cammino di PO è in salita e per restare al governo non basterà vantarsi con i successi del passato, ma serviranno nuove proposte.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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