martedì , 21 agosto 2018
18comix
Incontro a Bruxelles tra la premier lettone Straujuma e il Presidente Juncker (Photo: European Commission)

Presidenza lettone: priorità a investimenti e Vicinato Orientale

La Presidenza lettone del Consiglio dell’UE, la prima nella storia del Paese, si svolgerà in un semestre complicato. Le elezioni anticipate in Grecia del 25 gennaio potrebbero riportare la tensione sui mercati finanziari e scuotere politicamente il continente. Inoltre, la situazione economica in Europa resta preoccupante: la bassa crescita e i livelli alti di disoccupazione rendono impietoso il confronto con gli Stati Uniti. Alle frontiere, la politica della Russia di Putin, le crisi nel mondo arabo e la nuova ondata terroristica minacciano la sicurezza dell’UE.

In un contesto di incertezza e instabilità, le istituzioni dell’UE dovranno dar seguito agli impegni assunti durante il Semestre di Presidenza italiana. Su tutti, il piano per gli investimenti della Commissione Juncker. La Rappresentante Permanente lettone, Ilze Juhansone, ha detto che la Presidenza darà massima priorità ai dossier legislativi per il varo del piano investimenti, per ridare slancio alla crescita e alla competitività in Europa. I lettoni lavoreranno quindi per favorire una rapida approvazione del Fondo strategico per gli investimenti (EFSI) promesso da Juncker. Altre priorità saranno la valutazione dell’efficacia di Six Pack e Two Pack, sui quali Commissione e Stati membri vogliono fare chiarezza, e la strategia per l’unione energetica.

La Lettonia si presenta alla sua prima presidenza di turno con un governo di centrodestra, guidato da novembre dalla prima premier donna, Laimdota Straujuma, 63 anni, esponente del partito Unità (PPE) e già Ministro dell’Agricoltura dal 2011 al 2014 nel governo Dombrovsis, attuale Vice Presidente della Commissione. Nonostante un rallentamento nella prima metà del 2014, dovuto soprattutto alla crisi ucraina, l’economia lettone continua a crescere ben al di sopra del 2%, anche per merito dell’adozione dell’euro lo scorso gennaio. Bruxelles prevede una crescita del 2,6% nel 2014 e del 2,9% nel 2015. Le finanze pubbliche sono solide, il debito tra il 35% e il 40% del PIL.

La Lettonia è un piccolo Paese di meno di 2 milioni di abitanti, 700.000 dei quali vivono nella capitale Riga. La minoranza russa è cospicua (26,9%), testimonianza di una storia che ha visto la Lettonia soggetta al dominio russo dal 1710 al 1991, con la sola parentesi dei 22 anni di indipendenza tra le guerre mondiali. La storia lettone ha inoltre ripercussioni sulla politica estera. Nell’ambito della crisi ucraina, insieme agli altri baltici e alla Polonia, la Lettonia è stata tra i più forti sostenitori di una politica dura nei confronti della Russia.

In un’intervista alla televisione pubblica, il Ministro degli Esteri Edgars Rinkēvičs ha precisato che la Presidenza lettone “non sarà anti-Russia, né pro-Russia”, ma terrà in considerazione “la visione di tutti gli Stati membri”. La linea del non-riconoscimento dell’annessione della Crimea sarà confermata, mentre sull’allentamento o la parziale revoca delle sanzioni, Rinkēvičs si è detto possibilista solo nel caso in cui inizi un vero “dialogo politico”. “Sfortunatamente”, ha aggiunto, “la retorica della leadership russa non è certo incoraggiante”.

Nel quadro più ampio della politica estera e di vicinato, la Lettonia intende focalizzarsi sul Partenariato Orientale, ritenuto una priorità geopolitica. Il governo di Riga intende aprire un nuovo capitolo nelle relazioni UE-Bielorussia e lavorare per l’implementazione delle Deep and Comprehensive Free Trade Area previste negli Accordi di Associazione con Georgia e Moldova. Allo stesso tempo, la Lettonia vuole arrivare alla fine del proprio semestre di presidenza con la certezza che il Partenariato Orientale non si esaurirà con gli Accordi di Associazione, ma continuerà ad avere obiettivi ambiziosi come la piena liberalizzazione dei visti. Un passo che sarebbe molto apprezzato, ha detto Rinkēvičs, anche dalle opinioni pubbliche dei Paesi partner.

Rispetto al Semestre di Presidenza italiana, è impossibile non notare la centralità riconosciuta al Vicinato orientale e ai temi della sicurezza energetica, che hanno messo in secondo piano quelli legati al Mediterraneo e ai flussi migratori. Juhansone ha dichiarato che la Russia è un “elemento chiave” della politica estera europea ma le crisi umanitarie che minacciano la sicurezza dell’UE riguardano l’intero vicinato, anche il Sud. Nessuno dubita tuttavia che nei prossimi sei mesi l’Europa sarà ancora più rivolta a Est, con un atteggiamento sempre meno disposto ad accettare da Putin nuove provocazioni.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

Check Also

Kosovo: il problema del jihadismo

di Edoardo Corradi e Francesco Pagano Il contrasto al jihadismo e all’estremismo violento islamico è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *