martedì , 20 febbraio 2018
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Raed Saleh: il tedesco-palestinese che sogna Berlino

Dopo 15 anni di continuità, la città di Berlino nel 2016 si troverà a dover scegliere un nuovo sindaco, vista la rinuncia alla candidatura da parte dell’attuale primo cittadino. A due anni dalla competizione elettorale però già si affaccia sulla scena politica un personaggio nuovo. Un personaggio che nella sua vita ha fatto molta strada, non solo in senso figurato: nato nei territori occupati della Cisgiordania, il palestinese Raed Saleh è oggi cittadino tedesco a tutti gli effetti ed aspira legittimamente a diventare sindaco della capitale tedesca.

A soli 36 anni, Saleh è già presidente del gruppo dell’SPD e può vantare un lungo impegno nell’ambito delle politiche sociali, nella Berlino più povera quindi, intorno al quartiere multietnico di Spandau dove è cresciuto. Grazie a questo concreto impegno nel sociale, contrapposto a chi cerca di raggiungere i medesimi obiettivi attraverso la realizzazione di grandi opere civiche, il futuro candidato può dirsi orgoglioso di aver contribuito a rendere le zone in cui ha lavorato “più semplici anche per la polizia”. La sua carriera lo ha visto eleggere nel 2006 al Parlamento cittadino di Berlino ed è in ascesa tra le fila del Partito.

Parte del merito della sua carriera è anche della famiglia, che ha spinto lui e i fratelli allo studio, anche a costo di sacrifici. L’insegnamento ricevuto dalla famiglia si riflette anche nel suo programma politico, dove l’attivismo personale e l’integrazione hanno un ruolo preminente e la partecipazione è incoraggiata a scapito del “sostegno passivo”. Un “rimboccarsi le maniche” derivante probabilmente anche dalle esperienze giovanili, che lo hanno visto fin dall’età di 16 anni lavorare come commesso in un fast food.

Anche per questo passato “popolare” Saleh sembra avere grande popolarità tra gli elettori, essendo divenuto simbolo di completa integrazione nel Paese di residenza, per cui ha deciso di lavorare ed impegnarsi. Anche in questa componente le sue proposte politiche riflettono le esperienze personali: Saleh propone di migliorare il livello di istruzione dei figli di immigrati, che devono essere spinti a frequentare la scuola, a far parte della comunità e addirittura a sostenere esami di lingua tedesca fin dai quattro anni di età.

Una proposta questa non volta a discriminare, ma al contrario a garantire ai figli di immigrati le stesse consapevoli opportunità di cui beneficiano tutti i cittadini tedeschi. Molte delle idee contenute nel suo programma sono poi probabilmente influenzate da quelle del sindaco di Rotterdam, da cui è stato ospitato per un certo periodo di tempo. Rotterdam è infatti una città che ha basato le sue politiche sociali sull’idea che il cittadino, per ricevere agevolazioni, deve dare qualcosa in cambio. Un sistema che invoglia la partecipazione, in cambio della quale si ottiene accesso ai servizi ed al welfare.

Un programma politico che si differenzia dal “welfare caritatevole” e focalizzato invece a trovare soluzioni a quelli che i problemi concreti della popolazione di una città che conta, tra i giovani sotto i 18 anni, il 45% di ragazzi di origine straniera. I punti di forza di Saleh a due anni dalle elezioni sono essenzialmente due: la novità del messaggio proposto e della sua esperienza personale e lo scarso successo storicamente riscosso a Berlino dalla CSU-CDU della Cancelliera Angela Merkel.

A queste si aggiunge la scelta di Wowereit (ex-sindaco) di defilarsi dalla scena politica. Una scelta che offre spazio a nuovi volti ed a nuovi programmi politici, più concentrati sui temi sociali. Un punto chiave su cui Saleh dovrà invece lavorare in questi due anni che lo separano dalle elezioni sarà invece la conquista di consensi tra i berlinesi degli altri quartieri, soprattutto nell’est della città, meno coinvolti nelle questioni legate all’integrazione e forse meno aperti alla possibilità di un sindaco di diversa origine.

Ci sarà poi da convincere gli stessi immigrati a sostenerlo ed a partecipare alla vita politica cittadina: finora nel quartiere di Spandau ha sempre votato solo il 35% della popolazione. Sensibilizzare questa gente, quella per cui ha lavorato e si impegna a lavorare, e renderli partecipativi dal punto di vista politico, dar loro motivo di sentirsi rappresentati, di lottare e impegnarsi per i propri diritti e per essere parte attiva nella società sarà la vera sfida per Raed Saleh. Il primo vero passo per la sua ascesa.

Nell’immagine, l’attuale sindaco di Berlino Wowereit e l’aspirante sostituto, Raed Saleh (© Klaus Mindrup, www.flickr.com)

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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