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Rajoy incontra Barroso e presenta il piano di riforme per la Spagna

Il Presidente della Commissione Europea Manuel Barroso ha ricevuto ieri il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, accompagnato da sette suoi ministri. Questo incontro assume certamente un carattere particolare in quanto avviene ad una settimana esatta dalla pubblicazione delle Country Specific Recommendation per l’anno 2013 che hanno visto la Spagna mantenere il suo status di paese in deficit.

Indubbiamente le discussioni tra la delegazione del governo spagnolo e Barroso hanno riguardato le riforme, le ennesime, che la Spagna dovrà attuare per raggiungere la fatidica tappa del deficit inferiore al 3% del PIL, ora preventivata per il 2016, che si suppone possa significare l’uscita dalla crisi.

Ora sono sul tavolo la riforma del sistema pensionistico e del sistema tributario. Riguardo a quest’ultima, va ricordato che nelle raccomandazioni presentate mercoledì scorso si segnalava come la Spagna avesse la proporzione tasse/PIL più bassa d’Europa ed si invitava quindi a dare avvio ad una sistematica revisione del sistema di tassazione, suggerendo tra le misure possibili il rafforzamento delle tasse sull’impatto ambientale, l’intensificazione della lotta all’evasione fiscale e l’aumento dell’IVA, sollevando non poche preoccupazioni in terra spagnola. Rajoy ha tuttavia cercato di tranquillizzare i giornalisti e i suoi concittadini – sortendo probabilmente l’effetto inverso – sottolineando che è in programma non una riforma dell’IVA, ma una riforma del sistema tributario nel suo complesso. Per quanto riguarda le pensioni, invece, il Primo Ministro ha affermato che la priorità assoluta sarà il mantenimento del sistema pensionistico pubblico ed è stata già predisposta una commissione che elabori un piano per il suo miglioramento.

L’attenzione si è poi rivolta alla drammatica situazione del mercato del lavoro: la Spagna presenta tassi di disoccupazione record, superati nella sola Grecia: sono senza lavoro il 27% della popolazione, il 35% delle persone non qualificate, il 56% dei giovani e il tasso di disoccupazione di lungo termine è salito al 44%. È quindi indubbio che servano misure per migliorare il mercato del lavoro rendendolo, ad esempio, più flessibile, ma è anche chiaro che ciò non basta: servono stimoli alla crescita e perciò deve intervenire l’Unione Europea stessa. In questo Rajoy è stato chiaro: il Consiglio Europeo di giugno dovrà servire a dare una risposta concreta ai cittadini europei, perché serve sì l’unione bancaria, ma è anche urgente guardare all’economia reale e prima di tutto alla disoccupazione giovanile. Un’aspettativa condivisa dal governo italiano, ma che i “maligni” credono si vedrà disattesa per l’incombenza delle elezioni in Germania.

La discussione è andata anche al di là delle riforme che il team di Rajoy dovrà attuare, toccando altre politiche dell’Unione Europea e questioni di particolare interesse per la Spagna come il mercato dell’energia, le relazioni con il continente Latino-Americano, i negoziati per l’accordo di libero scambio con il Giappone, e in particolare il settore delle automobili, i negoziati di pesca con il Marocco ed il mercato agricolo.

In generale, il clima era sereno. Barroso e Rajoy hanno confermato la loro reciproca stima, la consapevolezza degli importanti passi fatti fino ad ora per uscire dalla crisi, la fiducia verso il successo del Piano nazionale per le riforme presentato dalla Spagna e la condivisione di vedute sul futuro dell’Unione Europea. Restano comunque dei dubbi agli osservatori esterni, ovvero se i compiti a casa assegnati tanto all’Unione Europea quanto agli Stati membri siano quelli giusti. Il deficit inferiore al 3% del PIL è realmente l’obiettivo principe da raggiungere? L’Unione Europea sarà in grado di mantenere, o anzi riguadagnare, il suo aspetto di terra di stabilità, di crescita e di democrazia? Ai cittadini non resta che sperare che le risposte a queste due domande siano positive, in caso contrario i risultati economici ed elettorali (anche nei ventilati referendum) saranno spietati.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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