martedì , 14 agosto 2018
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Rappresentanti Speciali: risultati cercasi

Figura di prestigio ben inserita nell’intelaiatura della diplomazia internazionale, quella del Rappresentante Speciale è ancora oggi una delle cariche meno conosciute dall’opinione pubblica europea. Eppure, ogni organizzazione internazionale ha i propri inviati che, per l’ONU come per l’Unione Europea, si occupano di rappresentare gli interessi dei propri mandatari relativamente a tematiche e/o aree geografiche specifiche.

Per quanto riguarda l’UE, tra i compiti dell’Alto Rappresentante per la gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, ai sensi dell’articolo 33 del TUE, vi è anche quello di proporre al Consiglio la nomina di un Rappresentante Speciale (EUSR) con mandato per problemi politici specifici. Il Consiglio provvede alla nomina del diplomatico che opererà sotto l’autorità dell’Alto Rappresentante.

Da mandato, i Rappresentanti Speciali, pur non integrati nelle catene di comando, forniscono una guida politica ai capi delle missioni civili e consulenze ai comandanti delle operazioni militari in ambito PSDC. Prima del TUE di Lisbona, i Rappresentanti Speciali esercitavano, nell’ambito delle operazioni civili PSDC, anche funzioni operative. Tali funzioni sono ora attribuite al Comandante per le operazioni civili, ossia il capo della Capacità Civile di Pianificazione e Condotta dell’UE (CCPC). Durante la conduzione delle operazioni militari, invece, è fatto obbligo al Rappresentante Speciale di riferire al Comitato Politico e di Sicurezza (COPS) in merito all’andamento della stessa.

Ai Rappresentanti Speciali, dunque, è assegnato il compito di garantire il coordinamento e la coerenza delle diverse azioni dell’UE sul territorio di competenza o nell’ambito politico di pertinenza. La necessità di massimizzare il coordinamento e la coerenza delle azioni dell’UE sul territorio – specie per quanto concerne le differenze tra le policies dell’ex primo e secondo pilastro – ha introdotto la pratica del “doppio cappello” anche per i Rappresentanti Speciali. Come l’Alto Rappresentante, dunque, si vedono investire della doppia carica di referente sia della Commissione Europea che del Consiglio dell’UE.

Fino ad oggi, l’Unione ha nominato Rappresentanti Speciali in Afghanistan, Asia Centrale, Bosnia-Erzegovina, Caucaso meridionale e per la crisi in Georgia, FYROM, regione dei Grandi Laghi africani, Corno d’Africa, Kosovo, Medio Oriente, Moldova, Sudan e Sud Sudan, Mediterraneo meridionale ed Unione Africana. Tutte le spese per il loro operato in ambito PESC sono state assorbite dal bilancio comunitario che, tuttavia, non copre i costi legati alle operazioni in ambito militare che restano così da ripartire tra i 28 membri.

Attualmente sono operativi 10 Rappresentanti Speciali UE impegnati in modo particolare per la risoluzione degli aspetti più critici dell’attuale congiuntura internazionale, come ad esempio nel caso del Medio Oriente e del Sahel. Proprio come in questi due casi, ma non solo, agli EUSR sono affiancati altrettanti Inviati Speciali delle Nazioni Unite che, contando sulla notorietà di personaggi come Romano Prodi o Tony Blair, sperano di risolvere situazioni particolarmente delicate e che, come il conflitto israelo-palestinese dimostra, possono durare decenni.

Proprio il conflitto che sta andando avanti in questi giorni a Gaza impone però un quesito, ovvero quanto queste figure siano efficaci e quanto, invece, la carica di Rappresentante Speciale non sia una posizione profumatamente retribuita che funge da “ricovero” per nomi illustri della diplomazia e della politica rimasti senza impiego. Qualche dubbio sulla loro efficacia sorge spontaneo allorché si considera il fatto che, molto spesso, tali figure operano all’insaputa dei loro diretti mandatari come dimostra il fatto che, alla domanda rivolta recentemente a Catherine Ashton sull’operato di Tony Blair come Special Envoy per il Quartetto per il Medio Oriente, l’Alto Rappresentante UE uscente abbia risposto con un laconico “chiamate il suo ufficio”.

I compiti di queste atipiche figure diplomatiche restano tuttavia particolarmente gravosi. Laddove sono nominati per rappresentare gli interessi di una molteplicità di Stati, il loro spazio d’azione è limitato dalla ricorrente mancanza di unità di intenti a livello politico. Alla mancanza di una linea politica definita, questi rappresentanti devono spesso mettere in gioco loro stessi, la loro esperienza e la loro professionalità.  In simili condizioni, è ragionevole che i Rappresentanti Speciali mirino anche a tutelare la propria carriera, a fronte di organizzazioni mandatarie sprovviste di una chiara visione politica da rappresentare.

In foto Bernardino Leon, dall’estate 2011 è Rappresentante Speciale dell’UE per il Mediterraneo meridionale (Photo: Council of the EU). 

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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