venerdì , 17 agosto 2018
18comix

Reding negli Stati Uniti per recuperare la fiducia perduta

Le relazioni fra Europa e Stati Uniti stanno attraversando una nuova fase di difficoltà, dopo che l’avvento dell’amministrazione Obama aveva fatto dimenticare le tensioni dei tempi di George W. Bush. Come allora, Germania e Francia sono in prima linea in questo confronto con Washington, con Berlino in particolare colpita anche dalle critiche americane sulla propria politica economica. Ma al centro del contrasto c’è soprattutto il caso Datagate, nonostante le ultime rivelazioni abbiano mostrato come la collaborazione fra i servizi d’intelligence sulle due sponde dell’oceano fosse molto più approfondita di quanto non farebbero pensare le reazioni indignate di molti leader europei.

A differenza dei tempi di Bush tuttavia, le istituzioni europee stanno giocando un ruolo proattivo più significativo nella gestione della crisi con l’alleato statunitense. Si spiega così la missione a Washington di una delegazione della commissione per le libertà civili del Parlamento Europeo, svoltasi la scorsa settimana. Così come il viaggio del Commissario per la Giustizia e i Diritti Fondamentali Viviane Reding, che nei suoi interventi oltreoceano ha sottolineato come il momento delle relazioni euroatlantiche sia particolarmente complicato: come descritto anche sulle pagine di Europae, il Datagate si sovrappone infatti ai negoziati sul Transatlantic Trade and Investement Partnership (TTIP), potenzialmente l’accordo di libero scambio più ambizioso al mondo.

In un discorso tenuto a un convegno del Peterson Institute, Reding ha rimarcato quanto già detto da altri leader europei: lo scandalo NSA mina fortemente la necessaria fiducia che deve intercorrere fra due alleati. “Gli amici e i partner non si spiano a vicenda. Gli amici e i partner parlano e negoziano”: così il Commissario ha aperto il proprio intervento. La ricostruzione della fiducia passa dunque da viaggi come quello della stessa Reding, anche se sarebbero auspicabili movimenti di personalità con più visibilità. Più volte negli ultimi anni è stato chiesto a Obama di ‘andare a Bruxelles’.

Secondo Reding, la protezione dei dati personali, ancor più nell’epoca di internet, deve essere affrontata come un questione riguardante i diritti fondamentali dei cittadini. In Europa, questa realtà affonda le proprie radici nelle passate esperienze sotto dittature di destra e sinistra. Da questa affermazione il Commissario fa però discendere una conseguenza che farà storcere il naso a molti in Europa, come il Presidente del PE Martin Schulz: essendo una questione di diritti fondamentali, il Datagate deve essere gestito come tale, tramite un nuovo accordo fra Europa e Stati Uniti, e non inficiare i negoziati su un accordo commerciale, il TTIP. Reding afferma che la protezione dei dati non riguarda il red tape, l’eccessiva regolamentazione che il TTIP vorrebbe eliminare, ma i diritti umani, che quindi non sono negoziabili. Questa giustificazione priva però l’UE della sua principale leva negoziale nei confronti di Washington.

Non è casuale che il Commissario difenda quell’area in cui l’esecutivo comunitario gode di competenza esclusiva, il commercio. Al Peterson Institute, così come all’università di Yale, Reding ha voluto ribadire i vantaggi del TTIP, elencandone tre. In primo luogo, i benefici economici che ne discenderebbero, stimati, secondo il Commissario, in 119 miliardi di euro all’anno per l’UE e 95 per gli States. A seguire, la creazione di un mercato transatlantico più integrato, con un accordo sulle regolamentazioni al rialzo: insomma, più protezione per consumatori e cittadini. Non a caso, questo costituisce il grosso delle trattative. Infine, l’impatto positivo sulla liberalizzazione del commercio a livello mondiale. Il TTIP potrebbe divenire un modello.

Per ottenere questi risultati, non solo sarà necessario recuperare la fiducia reciproca, ma l’UE dovrà muoversi in avanti sulla strada dell’integrazione: Reding si è detta favorevole a un Ministro dell’Economia europeo e ha espresso il desiderio di vedere un giorno una campagna elettorale per un Presidente dell’UE assimilabile a quella per la presidenza negli Stati Uniti. Al di là di questi slanci idealistici, il viaggio del Commissario pare comunque mirato a recuperare la fiducia perduta. Non tanto quella degli europei, ma quella di un’America che guarda all’Europa e ne capisce davvero poco.

In foto il Commissario europeo Viviane Reding (Foto: European Commission) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

Kosovo: il problema del jihadismo

di Edoardo Corradi e Francesco Pagano Il contrasto al jihadismo e all’estremismo violento islamico è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *