martedì , 14 agosto 2018
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Bandiere francesi sventolate in ricordo delle vittime degli attentati di Parigi (Foto: Wikicommons)

Regionali: la Francia respinge il Front National

Le elezioni regionali francesi si sono concluse con una dura sconfitta per il Front National (FN) di Marine Le Pen. I nazionalisti francesi, protagonisti di uno storico exploit al primo turno, non sono infatti riusciti ad aggiudicarsi nemmeno una regione, confermando le difficoltà nei ballottaggi e, più in generale, la scarsa propensione dell’elettorato ad affidare il governo al FN. Il timore di un’affermazione nazionale dell’estrema destra ha portato infatti a una mobilitazione dell’elettorato moderato, che ha preso parte al tentativo (riuscito) di arginare l’avanzata lepenista. La Francia, almeno per ora, ha respinto il Front National in tutto il Paese.

L’esito elettorale ha infatti ridimensionato il Front a livello regionale e nazionale. Il FN è tornato il terzo partito di Francia con il 28%, dietro i Repubblicani (LR) di Nicolas Sarkozy e i Socialisti di François Hollande e Manuel Valls. La stessa Marine Le Pen, presidente del FN e candidata alla presidenza del Nord-Pas-de-Calais-Piccardia, è stata nettamente sconfitta da Xavier Bertrand (LR), candidato del centrodestra che ha sopravanzato la Le Pen di oltre 15 punti percentuali, beneficiando del ritiro della lista socialista e degli appelli all’unità repubblicana anti-FN.

Stessa situazione al Sud, in Provenza-Alpi-Costa Azzurra, dove Marion Le Pen, la ventiseienne nipote di Marine, ha perso contro Christian Estrosi (LR, centrodestra),  artefice anche in questo caso di una grande rimonta favorita dal ritiro dei Socialisti. In Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, il confronto è invece rimasto a tre e si è risolto a favore del candidato del centrodestra, il presidente uscente Philippe Richert (LR), che ha sopravanzato di circa il 12% dei consensi il frontista Florian Philippot.

Funziona il “fronte repubblicano” invocato dai Socialisti

Il Partito Socialista, perennemente in crisi di consensi presso il suo elettorato tradizionale, ottiene comunque risultati insperati fino a pochi mesi fa, mantenendo il governo di cinque regioni e, dove ha optato per il ritiro dei propri candidati, intestandosi parte del successo della destra moderata. Sembra infatti aver funzionato la strategia socialista del “fronte repubblicano”, con il ritiro delle proprie liste nelle regioni a maggior probabilità di successo dei nazionalisti.

Ha funzionato anche la chiamata alle urne del governo. Il premier Valls (PS) era arrivato a parlare di “rischio di guerra civile” in caso di vittoria del FN. Gli elettori moderati hanno risposto, prima presentandosi alle urne (l’affluenza ai ballottaggi è stata del 58,3% rispetto al 49% del primo turno), poi votando gli avversari del Front National. Dopo la proclamazione dei risultati, Valls ha esortato i propri militanti a non sottovalutare la capacità di reazione del partito di Le Pen. “Il pericolo dell’estrema destra non è finito”, ha dichiarato il premier francese.

Altra vittoria per i Repubblicani di Sarkozy

Vince in sette regioni la destra moderata di Sarkozy, che l’ex presidente francese ha definito “unica alternativa credibile” ai socialisti al governo. L’alleanza tra i Repubblicani (neogollisti) e le liste di centro ha dimostrato un buon seguito elettorale e potrà presentarsi alle politiche del 2017 forte di una serie di successi elettorali.

Le primarie del prossimo anno diranno se i risultati di questi mesi saranno sufficienti per consentire a Sarkozy di tentare la rivincita contro Hollande o se invece il centrodestra preferirà candidati, come Alain Juppé, meno carismatici ma maggiormente in grado di erodere al centro i voti socialisti.

Verso il 2017: il Front National è già in campagna elettorale

Le regionali francesi sono state definite come una prova generale in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali del maggio 2017. Se l’indubbio radicamento sociale guadagnato dal FN (6,6 milioni di voti raccolti al secondo turno, record storico) è tale da rendere ormai incontestabile il tripolarismo e inevitabile il confronto politico nazionale con le istanze rappresentate da Marine Le Pen, il sistema francese del doppio turno ha consentito e potrà consentire alle altre forze politiche di attuare strategie di contenimento, utili per impedire l’arrivo al governo dell’estrema destra.

La strategia può funzionare per contenere l’avanzata lepenista, ma alla lunga potrebbe non bastare a garantire che le forze europeiste, conservatrici o progressiste, mantengano il governo della Francia. La debolezza dell’economia francese, insieme alle paure in tema di immigrazione e terrorismo, continueranno infatti a soffiare sulla fiamma tricolore del FN.

Libero da impegni di governo da qui alle prossime elezioni, il Front può dedicarsi fin da oggi alla campagna elettorale nazionale. Il rischio della strategia dell’unità anti-Front è infatti quello di dare una grande arma ai nazionalisti di Le Pen: presentare il Front National come unica vera opposizione alle élite di Parigi e di Bruxelles, con Socialisti e Repubblicani strumentali ai “poteri forti” e pronte a svendere, sul tavolo della “mondializzazione”, l’identità nazionale della Francia e la sicurezza dei suoi cittadini.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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