martedì , 20 febbraio 2018
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Renzi in Europa per cambiare verso: “Italia non è ultima arrivata”

In un saggio di tanti anni fa, il sociologo Diego Gambetta, già professore ad Oxford e docente all’Istituto Universitario Europeo, ricordava che la “fiducia non è una risorsa che tende ad esaurirsi con l’uso; al contrario, più ce n’è, più tende ad essercene”. L’esordio del premier Matteo Renzi in Europa, con la visita ai custodi dell’Ue Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, sembra ispirarsi proprio al “principio fiducia”: quella che il presidente del Consiglio italiano crede – e spera – di aver incassato dall’Unione europea per dimostrare che ce la farà, malgrado la palude dei veti incrociati e i mal di pancia di corporazioni e associazioni di categoria, a dare concretezza all’avviato percorso di riforme.

I vincoli di bilancio saranno rispettati ma l’Europa dovrà assumere impegni precisi in segno di discontinuità rispetto all’ultimo quinquennio. Deve cioè diventare l’Europa dei cittadini, un’Europa dal volto umano si sarebbe detto attingendo ad un frasario antico. L’Italia farà la sua parte, ma Bruxelles deve fare la sua. Come pure Berlino, che se da un lato non fa sconti all’Italia, dall’altro è comunque costretta ad aprire una linea di credito – di fiducia, appunto – nei confronti di chi ha preso il posto del molto apprezzato Enrico Letta.

Renzi ha sottolineato che l’Italia non è l’ultima arrivata e perciò non è disposta a sedersi all’ultimo banco in segno di punizione. È un Paese che ha fondato la comunità europea e ci tiene a ricordarlo sia agli eredi di Helmut Kohl e Robert Schuman che ai fautori della tecnocrazia. Ma al di là delle promesse e delle dichiarazioni di intenti, il primo tour europeo del primo ministro italiano si è concluso senza colpi di scena. E francamente erano in pochi ad aspettarsi i fuochi di artificio. I due mesi che ci separano dalle elezioni europee di maggio serviranno al nostro presidente del Consiglio per cambiare l’assetto istituzionale italiano. Se ci riuscirà, potrà dare un senso al semestre europeo a guida italiana. A quel punto, se avrà fatto bene i “compiti” in casa propria, il primo ministro potrà a ragion veduta pretendere che si cambi l’agenda comunitaria.

Coincidenza o meno, il nuovo corso a Palazzo Chigi segna già un primo importante risultato: sull’Unione bancaria il Consiglio e il Parlamento Ue hanno raggiunto un’intesa sull’ultimo pilastro, il meccanismo di risoluzione e il fondo salva-banche. La plenaria di aprile potrà ora dare il via libera definitivo, con la benedizione del numero uno della Bce Mario Draghi. Intanto, calato il sipario sugli incontri con la Cancelliera tedesca Angela Merkel e i vertici dell’Ue, i principali soci della ditta Europa – Italia, Francia, Germania e Inghilterra in primis – devono fare i conti con la questione Crimea e i rapporti con Mosca.

Garantito il sostegno a Kiev, estratto il cartellino giallo delle sanzioni all’indirizzo di Putin per il suo comportamento scorretto, a Bruxelles sanno che la vera sfida da vincere rimane quella dell’approvvigionamento energetico. Dai rubinetti russi dipende il 27% dei rifornimenti europei. Nel suo libro “L’Europa oltre il muro”, Paolo Bergamaschi, consigliere presso la Commissione Esteri del Parlamento europeo spiega benissimo i meccanismi di interdipendenza tra Ue, Russia ed alcune delle ex repubbliche sovietiche. È stato dato mandato alla Commissione presieduta da Barroso di presentare entro giugno un piano per ridurre al massimo la dipendenza energetica da Mosca. L’’impressione è che fino a quando non si faranno significativi passi in avanti in tal senso, concretizzando per esempio gli annunciati investimenti per le grandi reti energetiche transeuropee, la politica estera di Bruxelles rimarrà zoppa, dunque scarsamente incisiva.

Di questo dovrà occuparsi l’Europarlamento che tra due mesi accoglierà i nuovi deputati. Sarà, questa, una delle verifiche più importanti per capire se la politica europea si accinge davvero a cambiare verso.

In foto, Matteo Renzi insieme ad Angela Merkel e Werner Faymann, premier austriaco nel corso del Consiglio Europeo del 20-21 marzo (© Council of the European Union – 2014)

L' Autore - Sergio Pargoletti

Giornalista professionista, laureato con lode in Scienze Politiche. Ha lavorato e scritto per numerose testate tra cui Corriere del Giorno, Taranto Sera, Nuovo Dialogo e Voce del Popolo. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa della Provincia di Taranto. Per tre anni ha insegnato Sociologia e Storia delle dottrine politiche in un Centro di preparazione universitaria. Per Studio 100 tv è autore e conduttore del programma settimanale Brand Europa. Scrive di politica europea su Nuovo Quotidiano di Puglia. Ha pubblicato quattro libri: Terra Ionica (2011), Berlino tutta la vita (2013) e Il Militante e la Borgata, scritto insieme a Franco Semeraro (2014). Facebook e Il Principe (2016).

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