giovedì , 16 agosto 2018
18comix

Repubblica Ceca: corruzione e spionaggio, si dimette il premier Necas

In Repubblica Ceca rischia di aprirsi una fase di acuta instabilità politica. Il Primo Ministro conservatore Petr Necas ha annunciato lunedì l’intenzione di dimettersi dall’incarico in seguito a uno scandalo di corruzione e intercettazioni illegali che ha coinvolto il suo gabinetto e sette parlamentari della sua maggioranza. Le indagini hanno raggiunto l’apice con un blitz di oltre 400 agenti di polizia nella sede del governo e presso abitazioni e uffici privati, che hanno portato al sequestro di oltre 4,5 milioni di euro in contanti e decine di chili di lingotti d’oro. Non è ancora stato chiarito a chi appartengano queste ingenti somme di denaro.

Secondo gli inquirenti un ruolo di primo piano sarebbe stato giocato dal capo di gabinetto del premier, la potente Jana Nagyova, ora sottoposta ad arresto. Considerata l’eminenza grigia del governo e indicata dai media come l’amante dello stesso Necas, la Nagyova avrebbe dato ordine ai servizi segreti di effettuare intercettazioni illegali a scopo politico, economico e anche privato. Tra le persone tenute sotto controllo dall’intelligence ci sarebbe anche la moglie del premier, Radka Necas, con la quale sono in corso le procedure per il divorzio.

Le pesanti accuse sollevate dagli inquirenti contro il premier e i suoi più stretti collaboratori hanno travolto il governo di Praga. Le consultazioni del premier con i membri del suo partito, il Partito Democratico Civico (ODS) di centro-destra, e gli alleati di governo, hanno confermato che Necas ha perso l’appoggio della sua maggioranza. In conferenza stampa il premier dimissionario ha negato ogni suo coinvolgimento penale, ma si è assunto pienamente la responsabilità politica dello scandalo. «Sono consapevole», ha aggiunto, «che i problemi legati alla mia vita privata pesano sulla scena politica ceca e sul mio partito».

La rovinosa uscita di scena di Necas, al potere da tre anni, apre un periodo che si annuncia particolarmente travagliato per la Repubblica Ceca. Il Presidente della Repubblica, Miloš Zeman, rivale politico del premier uscente, dovrà guidare il Paese verso la formazione di un nuovo esecutivo, oppure alle elezioni anticipate. Il piano dell’ODS è quello di proporre un nuovo premier che porti la Repubblica Ceca verso le elezioni regolari previste per il prossimo anno.

La maggioranza che sosteneva Necas era però già risicata  e appesa al sostegno volatile dei deputati indipendenti. TOP 09, il partito conservatore, liberale ed europeista del Ministro degli Esteri Karel Schwarzenberg, ha dichiarato per bocca del suo vice-presidente alla Camera dei Deputati, Miroslav Kalousek, che qualora il governo trovasse una nuova maggioranza parlamentare, il Presidente della Repubblica non potrebbe che appoggiarlo. In caso contrario sarà necessario raggiungere un accordo per andare velocemente alle elezioni anticipate.

Il Partito Social-Democratico, già primo in Parlamento per numero di seggi, ma confinato all’opposizione dalla coalizione di centro-destra ODS-TOP09, gode di un consenso popolare superiore a quello delle forze che hanno sostenuto il governo di Necas. Un ricorso anticipato alle urne potrebbe favorirlo e riportarlo al governo dopo la breve esperienza dell’esecutivo guidato da Vladimír Špidla tra il 2002 e il 2004.

La complessità dello spettro politico insieme alla corruzione, che resta un dramma sociale ed economico oltre che un problema per la democrazia di Praga, rischiano di portare la Repubblica Ceca a un pericoloso stallo istituzionale. La crisi politica arriva infatti in uno dei momenti economicamente più difficili della storia recente del Paese. I dati sul primo trimestre del 2013 parlano di un PIL in caduta dell’1,8% su base annua, confermando una recessione che affligge la Repubblica Ceca ormai da 18 mesi.

La situazione è particolarmente complessa anche perché in controtendenza rispetto ai Paesi vicini: nello stesso periodo in Slovacchia il PIL è cresciuto dello 0,9%, in Polonia dello 0,4%, mentre nella criticata Ungheria il PIL è sceso solo dello 0,4%. Secondo gli economisti, i bruschi tagli del governo Necas alla spesa pubblica e la propensione dei cechi al risparmio hanno depresso la domanda interna. Le difficoltà del mercato europeo di assorbire la produzione dell’industria ceca hanno fatto il resto.

La crisi dei Paesi dell’Europa occidentale, ma anche mancanza di fiducia nella capacità dello Stato di imporre la legalità e la scarsa fiducia sul futuro economico del Paese sono fattori decisivi per spiegare la spirale recessiva in cui è caduta l’economia ceca. La crisi politica che si prospetta all’orizzonte non aiuterà la Repubblica Ceca a riprendere la strada della crescita economica.

In foto Petr Necas, premier dimissionario della Repubblica Ceca. (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

Check Also

Kosovo: il problema del jihadismo

di Edoardo Corradi e Francesco Pagano Il contrasto al jihadismo e all’estremismo violento islamico è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *