mercoledì , 15 agosto 2018
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Responsabilità civile magistrati: ce lo chiede l’UE?

L’11 giugno la Camera dei Deputati ha approvato, con 187 voti favorevoli e 180 contrari, l’emendamento presentato dalla Lega Nord alla Legge europea 2013 bis. L’emendamento contiene la previsione della responsabilità civile diretta dei magistrati, tema particolarmente caro agli esponenti del centro-destra. La prima firma dell’emendamento è infatti quella dell’onorevole Pini, che fu relatore di un progetto analogo già nel 2011 e nel 2012. Ora come allora lo scrutinio segreto ha consentito una nuova approvazione del progetto, ma ha anche rivelato la presenza di numerosi franchi tiratori del PD. Il premier Matteo Renzi ha immediatamente minimizzato, dichiarandosi certo del fatto che l’emendamento avrà vita breve in Senato.

Attualmente in Italia il regime di responsabilità dei magistrati è regolato dalla legge Vassalli del 1988, che prevede una forma diretta di responsabilità dello Stato e una indiretta dei singoli giudici. Il tutelato è il cittadino che si reputi ingiustamente danneggiato da un provvedimento (comportamento, atto) adottato dal magistrato con dolo o con colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni oppure per diniego di giustizia. Tale cittadino potrà agire quindi solo contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Sarà poi lo Stato a potersi rivalere, con limiti rilevanti, nei confronti del magistrato. Il comportamento dannoso non può però riguardare l’attività interpretativa del diritto, nonché valutativa del fatto e delle prove e ciò al fine di garantire l’indipendenza del magistrato.

L’emendamento approvato alla Camera conferirebbe al cittadino la possibilità di agire anche contro il magistrato riconosciuto colpevole in modo diretto. Una simile possibilità non è contemplata dell’ordinamento comunitario. La Corte di giustizia dell’UE (CGUE) nel 24 novembre 2011 (causa Commissione contro Italia) ritenne indispensabile che prima di esperire un’azione risarcitoria nei confronti dello Stato, il cittadino dovesse aver esaurito i mezzi di impugnazione ed essere perciò giunto di fronte a un giudice diverso da quello contro cui volesse rivalersi. Quest’opzione parrebbe la più adatta, anche a livello nazionale e nel caso di responsabilità diretta del giudice, a evitare la violazione del principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge, nonché i principi di imparzialità, indipendenza e autonomia del giudice. Infatti, non si potrebbe strumentalizzare un’azione di risarcimento al fine di ottenere l’astensione o la ricusazione del giudice già in corso di causa. Allo stesso modo non si potrebbe, anche solo minacciando di trarlo in giudizio, influenzare il giudice nella decisione della causa.

Lo schema della legge Vassalli è comune anche ad altri Paesi dell’UE. In Germania il rifiuto o il ritardo nell’esercizio delle proprie funzioni non comporta però profili risarcitori, in quanto opera l’immunità giudiziaria (Richterprivilege), posta a fondamento dell’indipendenza della magistratura. La legge francese si distingue invece per la particolarità di ritenere i magistrati dei professionisti tenuti alla buona realizzazione della loro opera, descrivendo perciò ben 3 tipi di responsabilità civili. Nei Paesi Bassi invece la responsabilità è unicamente dello Stato.

In Spagna i giudici rispondono direttamente (in concorso con lo Stato) per i danni causati, ma esclusivamente attraverso un apposito tribunale che verifichi le loro mancanze e dopo che il processo nel quale hanno svolto le loro funzioni si sia concluso. Discorso totalmente diverso vale invece per il Regno Unito, dove i magistrati sono esonerati dalla responsabilità civile per gli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni. Un principio, questo, che garantisce l’indipendenza della magistratura e che conosce un unico temperamento: il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione, derivato dalla trascrizione della CEDU nello Human Rights Act del 1998.

In Italia alcuni addetti ai lavori parlamentari sostengono da anni che sarebbe addirittura l’UE a imporre l’introduzione di una responsabilità diretta dei magistrati a pena di ingenti sanzioni. Motivazione infondata, ma conseguenza probabile: l’aver re-introdotto la questione responsabilità durante la discussione della Legge europea (strumento con cui lo Stato adegua la propria normativa a quella UE a seguito di procedimenti d’infrazione), potrebbe solo comportare ritardi nella sua approvazione e perciò ingenti sanzioni.

In foto il Palazzo di Giustizia di Milano (Foto: marta b. – www.flickr.com)

 

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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