martedì , 14 agosto 2018
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Romania
Le proteste contro Ponta sono iniziate già da alcuni anni © Nicu Buculei - www.flickr.com, 2012

Romania, dopo le proteste, il governo di dimette

Sono ore intense quelle che si respirano per le strade rumene. Si ha l’impressione di vivere un momento storico, si vuole costruire un nuovo capitolo della storia rumena. Nelle ultime notti le strade della capitale rumena si sono riempite di cittadini in protesta, pacificamente. La tragedia dell’incendio di venerdì notte in una discoteca a Bucarest ha indignato nel profondo la popolazione, unendola attorno a una causa comune: porre le basi per una nuova Romania.

I numerosi cartelli in piazza avevano come bersaglio la corruzione. Lo Stato è il mandante di quelle 44 vittime, di cui non ha saputo garantire l’incolumità, per colpa di un sistema di ispezioni dei controlli di sicurezza corrotto. Il gruppo musicale Goodbye to Gravity, coinvolto nell’incendio della discoteca e del quale sono morti due membri, cantava appunto contro il sistema rumeno. Quella strage si poteva evitare.

Le piazze di una nuova Romania 

Le piazze rumene non sono nuove a questo tipo di manifestazioni. Già durante i mesi precedenti si erano riempite per esprimere indignazione nei confronti del primo ministro Victor Ponta. Il premier era stato travolto da una serie di scandali di corruzione. Un primo segno di questo movimento popolare era apparso nelle scorse settimane, a causa delle circostanze in cui ha trovato la morte un motociclista della scorta del Vice Ministro Oprea. Lo stesso Vice Ministro è in seguito finito sotto inchiesta per aver approfittato della scorta d’ordinanza oltre l’impiego previsto, abusandone.

I giornali evidenziano l’eterogeneità della popolazione scesa in piazza. Anziani e studenti, con l’elemento di unione costituito dalla generazione che rappresenta per gli uni i figli e per i secondi i genitori: la generazione degli anni ’80. Costoro hanno vissuto sulla propria pelle un periodo di transizione politica che ha visto nascere dalle ceneri di Ceausescu l’attuale Romania. I manifestanti desiderano rinnovare il sistema partendo dall’elite politica. Quello che le piazze non vogliono si fraintenda, è il bersaglio delle proteste, che prescinde da un colore politico o un partito. Si vuole un nuovo governo degno di rappresentare la figura morale invocata dal popolo. La protesta è contro quel sistema corrotto che ha portato alla strage del Colectiv.

Effetto a catena: le dimissioni del governo

Già da molti mesi si erano mobilitati in protesta numerosi rumeni, nelle piazze di tutta Europa, per chiedere le dimissioni del Primo Ministro Ponta in seguito agli scandali in cui era stato coinvolto. L’incidente è una dimostrazione dei livelli di corruzione, una piccola proiezione di come funzionano gli ingranaggi dell’amministrazione, su cui si appoggia la politica con la benedizione della chiesa ortodossa.

Così, dopo la prima notte di proteste, il sindaco del quarto arrondissement della capitale si è dimesso: è sotto la sua diretta giurisdizione che è avvenuto l’incidente di venerdì scorso (in settembre il sindaco della città Sorin Oprescu è stato coinvolto in un caso di tangenti per appalti).

Ha seguito la reazione da parte di Ponta. Il Primo Ministro, su invito del Presidente del suo partito, ha deciso, rassegnato, di presentare le dimissioni al Capo dello Stato, suo ex avversario politico, Klaus Iohannis. Con lui cade tutto il governo, incluso il Vice Ministro Oprea. Pochi mesi fa, nel mezzo dei processi giudiziari, Joseph Daul, il capogruppo del PPE al Parlamento Europeo aveva invocato, vanamente, le sue dimissioni.

Non è estranea da colpe la stessa chiesa ortodossa rumena, rimasta in disparte in silenzio. La popolazione in piazza non l’ha risparmiata dalle critiche, poiché legata al sistema politico e complice nelle decisioni.

Ora il popolo rumeno si mette nelle mani dello stesso Capo dello Stato Iohannis, per il quale ha votato un anno fa, nello scontro elettorale che lo vide opposto proprio a Ponta. Sarà lui a scegliere il candidato che dovrà ereditare un nuovo importante incarico. La popolazione auspica un governo tecnico, estraneo alle logiche politicizzate di governo, delle quali è intrisa la stessa amministrazione.

In Romania sembra in questi giorni di assistere a un podromo di un’operazione Mani Pulite di piazza, collettiva, popolare. Questa volta in prima linea a decretare la fine di un sistema non ci sono giudici, ma un popolo che insorge, sfinito dalle condizioni nelle quali è costretto a vivere.

Una sorta di rivoluzione lenta, ma decisa, si sta definendo pian piano. Una rivoluzione organizzata e disciplinata, con un ruolo importante dei social network. Come recitava un cartello nelle strade di Bucarest: Romania Alt+Ctrl+Canc.

L' Autore - Manuele Franci

Dopo la triennale di Relazioni Internazionali all'Università di Bologna, ho continuato gli studi a Strasburgo. La passione per il giornalismo e le tematiche europee mi hanno aperto le porte per una borsa Schuman nella DG COMM del Parlamento Europeo. Ho il pallino per la Francia e le politiche UE.

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