lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo © Felix Pleșoianu, 2008, www.flickr.com

Romania: verso le elezioni per il dopo Băsescu

Per la Romania il 2014 è stato e sarà un anno importante: a maggio si sono tenute infatti le elezioni per il Parlamento Europeo, adesso si avvicinano le presidenziali, previste per il 2 novembre prossimo. I candidati alla presidenza sono Victor Ponta (Partito Social Democratico – PSD), Klaus Johannis (Alleanza Cristiana Liberale – ACL), Calin Popescu Tariceanu (Partito Liberale Riformista), Elena Udrea (Partito Movimento Popolare), Hunor Kelemen (Unione Democratica Magiara di Romania), Dan Diaconescu (Partito del Popolo), Monica Macovei e Cristian Diaconescu (indipendenti).

La carica di Presidente è ricoperta dal 2004 da Traian Băsescu, ex leader del PD-L, mentre il Primo Ministro è Victor Ponta (diventato premier nell’aprile del 2012 dopo che il governo di centro-destra era caduto in seguito ad una mozione di sfiducia). Avendo già portato a termine due mandati, Băsescu non potrà ripresentare la propria candidatura. La situazione politica romena è particolarmente instabile. Il processo di democratizzazione del Paese è stato lungo e costellato di momenti di crisi, in un contesto di nazionalismo radicale, in cui la politica di austerità sostenuta dal FMI e dal Presidente Băsescu ha alimentato le tensioni sociali. La Romania ha per anni avuto il più alto tasso di crescita del PIL in Europa, ma ha sofferto molto gli effetti della crisi economica, aggravati dalla corruzione (secondo Transparency International, la Romania è al terzo posto per corruzione tra i Paesi UE) e dalla cattiva amministrazione. Negli ultimi anni si sono verificati numerosi scontri istituzionali tra Presidente, Primo Ministro e Parlamento, che segnano una crescente spaccatura tra la coalizione di governo e il Presidente.

La vita politica rumena post-1989 si è basata sui personalismi, ma soprattutto su un’opposizione fondamentale: ex-comunisti contro anticomunisti. Un’altra componente da tenere presente è quella etnica: nel Paese vive infatti una consistente minoranza magiara, rappresentata politicamente dall’Unione Democratica Magiara di Romania, instabile nelle sue alleanze tra i due poli, e sostenitrice di un processo di autonomia regionale.

L’ultimo dato importante è l’alto tasso di astensionismo che negli ultimi anni ha caratterizzato tutte le consultazioni (vota in media il 27% degli aventi diritto). Membro della NATO dal 2004 e dell’UE dal 2007, la Romania sembra avere fatto propria la tendenza generale del continente europeo di scarso interesse e partecipazione per le elezioni europee, sia a livello della società civile che della classe politica. I movimenti politici europei, in cui i partiti romeni cercano legittimazione, hanno però forte influenza sulle dinamiche politiche nazionali. Nel 2012 una grave crisi governativa rese necessario l’intervento delle autorità europee. L’episodio ha sicuramente inciso sulla percezione dell’UE da parte dei cittadini.

L’importanza capitale delle prossime elezioni presidenziali è dimostrata dal fatto che le scorse elezioni europee, più che un confronto basato sulle idee o su diverse visioni dell’Europa, sono state una prova generale in vista delle presidenziali. Lo scontro è stato talmente personale che, nel corso della campagna elettorale, i manifesti dei partiti raffiguravano i reciproci possibili candidati alla presidenza, anche se non erano candidati alle europee. Il dibattito si è poi polarizzato fin da subito intorno alla personalità del Presidente in carica ed al suo atteggiamento nei confronti del neonato Partito del Movimento Popolare (PMP), nato da una scissione dal PD-L. La campagna elettorale si è così trasformata in un vero e proprio scontro arbitrato dalla Corte Costituzionale, dopo che il premier Ponta ha accusato Băsescu di essere venuto meno al proprio ruolo di mediatore super partes.

Volendo iniziare a ragionare sulle tendenze delle prossime presidenziali, i risultati delle scorse elezioni europee potrebbero fornire ancora una volta delle indicazioni utili. L’esito delle europee ha confermato da un lato l’ascesa del PSD, iniziata già nelle elezioni legislative del 2012, dopo che il partito ha incassato un voto di fiducia per il governo. Dall’altro ha invece penalizzato i due principali partiti di centro-destra (PD-L e PNL): hanno subito un crollo di voti tale da convincerli a presentarsi in coalizione (ACL) per le presidenziali. Infine, a maggio, i partiti populisti (il Partito della Grande Romania ed il Partito del Popolo – Dan Diaconescu) sono di fatto usciti di scena. Resta da vedere se i sondaggi delle prossime settimane confermeranno le tendenze di questa primavera o ribalteranno le carte in tavola.

L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

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