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Sarkozy: mai tradito la fiducia degli elettori

“Ho visto un re…” cantavano Iannacci, Fo e Pozzetto. In effetti, Nicolas Sarkozy è stato e probabilmente continuerà ad essere una delle figure politiche più importanti di Francia, nel bene e nel male. Classe 1955, dopo un brillante percorso nel governo Balladur e Chirac, Nicolas si impone alla guida dell’UMP nel 2004, ma il suo vero traguardo sono le elezioni presidenziali del 2007 contro l’ex compagna di Hollande, Ségolène Royal. Sarkozy non ha mai nascosto la sua inclinazione europeista ed é lui che, anni fa, più della neo-eletta Merkel, spinse per la revisione del Trattato di Nizza proponendo un “mini-traité”, quello che poi sarebbe stato conosciuto come il Trattato di Lisbona.

Il suo mandato prosegue in maniera tranquilla, tra divorzi, matrimoni ed espulsioni di Rom, fino al 2011, quando guida l’attacco alla Libia di Gheddafi. A quel momento risalgono le dichiarazioni del figlio del rais, Saif Al-Islam Gheddafi, che accusa il Presidente di aver approfittato di soldi libici per la sua campagna elettorale.

Dopo l’elezione di Hollande si aprono o continuano (l’interruzione era dovuta all’immunità) le indagini che vedono l’ex-Presidente al centro di ben sette dossier. Per citarne alcuni, non solo il caso Bygmalion e dei sondaggi elettorali, ma anche il sospetto arbitrato dell’uomo d’affari Bernard Tapie, strangolato dai debiti con il Crédit Lyonnais e in cui sarebbe anche coinvolta indirettamente Christine Lagarde, allora Ministro dell’Economia. Alla lista si aggiungono l’affare Karachi sulle commissioni per la vendita delle armi ai sauditi, volte a finanziare la campagna di Balladur nel 1995, e l’affare Bettencourt, che vede come protagonista la donna più ricca di Francia, Liliane, erede dell’impero Orèal, che avrebbe finanziato illegalmente la campagna del 2007. Da questo caso, Nicolas Sarkozy è stato prosciolto, avendo beneficiato di una sentenza di non luogo a procedere nel 2013.

Perché dunque è stato sottoposto al fermo di 16 ore prima di essere interrogato, alle due del mattino, dai giudici per le indagini preliminari? I capi di imputazione sono gravi: corruzione attiva, trafic d’influence (una forma di corruzione meno grave) e occultamento del segreto professionale (recel du secret professionel). A Sarkozy era stato comunicato nel settembre 2013 che le sue conversazioni avrebbero potuto essere oggetto di intercettazione: Thierry Herzog, il suo avvocato di fiducia, e Sarkozy avrebbero acquistato due telefoni intestati ad altri per parlare liberamente, ma questo non ha fermato le indagini.

In una delle intercettazioni sembra di capire che ci sia stato uno scambio di favori e di informazioni riservate sulle indagini riguardanti Sarkozy con Gilbert Azibert, magistrato della Corte di Cassazione. Sono accuse pesanti, che fanno presagire il peggio per l’ex-leader dell’UMP, apparentemente propenso, nelle ultime settimane dopo le dimissioni di Fillon, al ritorno all’attacco nel 2017.

Il rinvio a giudizio in questo momento parrebbe a tutti gli effetti qualcosa di programmato. Chi ha scagliato la prima pietra? Il PS, il Front National oppure qualcuno interno all’UMP? Non ha importanza, per Nicolas l’importante è reagire e lo ha fatto in maniera magistrale nell‘intervista concessa a TF1 et Europe 1. Toni pacati, ma idee chiare: Sarkozy afferma di non avere mai tradito la fiducia dei suoi elettori, che è stato vittima di una gogna mediatica, di un trattamento degradante (il fermo) e che non ha mai compiuto alcun atto contrario ai principi repubblicani e allo Stato di diritto. Deciderà alla fine dell’estate se tornare in politica. Aggiunge poi che l’appartenenza del G.I.P. Claire Thépaut al Syndicat de la Magistrature, minoritario, che aveva fortemente criticato l’ex Presidente, inviandogli una lettera alle indomani delle elezioni del 2012, è sospetta.

Inutile dire che per l’Italia, tutto questo sembra un déjà vu e, detta francamente, nemmeno uno dei peggiori. Tuttavia, non si può parlare di una italianizzazione della politica francese: la differenza principale è che in Francia non si guarda in faccia a nessuno se si deve fare luce sugli aspetti poco chiari della vita dei rappresentanti delle istituzioni e questi ultimi collaborano, perché sanno che l’opinione pubblica li potrebbe sanzionare pesantemente negando loro il voto, mentre il Belpaese ha preferito per vent’anni l’etica del “facce ride, facce sognà” .

(Foto: ©HTO3 – www.flickr.com, 2011) 

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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