martedì , 21 agosto 2018
18comix

La Scozia ha detto “no”, l’Europa si congratula

L’Europa degli Stati si è svegliata questa mattina tirando un grande sospiro di sollievo. La Scozia ha detto un chiaro “no” all’indipendenza dal Regno Unito. Con il 55% dei voti, i cittadini scozzesi hanno respinto il terzo referendum secessionista e aperto una nuova fase nella storia britannica. Le promesse di un’ulteriore devoluzione di poteri a Edimburgo, ribadite dal premier David Cameron e dai leader dei maggiori partiti nazionali nelle ultime settimane di campagna referendaria, dovranno avere presto seguito. Lo ha ribadito anche il First Minister scozzese Alex Salmond, sconfitto dal voto, ma deciso a giocare un ruolo centrale nella riorganizzazione dei poteri nello Stato britannico.

Il voto scozzese ha assunto nei mesi scorsi una valenza sempre più europea, sia per le conseguenze dirette sull’UE che l’esito della consultazione avrebbe avuto, sia per la grande carica politica che avrebbe costituito l’indipendenza scozzese per molti altri movimenti indipendentisti europei, su tutti quello della Catalogna in Spagna. Si segnalavano infatti nei giorni scorsi a Edimburgo attivisti catalani che manifestavano a favore dell’indipendenza della Scozia. Un successo che avrebbe costituito un precedente difficilmente aggirabile nel resto d’Europa.

Si spiegano dunque anche così le reazioni sollevate espresse negli altri Paesi europei e dai vertici delle istituzioni di Bruxelles. Il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, uscendo dal riservato silenzio delle ultime settimane sul referendum, ha sottolineato la portata europea del risultato: il mantenimento dell’unità del Regno Unito è una buona notizia per un’Europa “unita, aperta e più forte”. Implicazione logica, un altro risultato sarebbe stato negativo per l’UE? La Commissione per ora non ha voluto aggiungere altro. Barroso (a posteriori) si è anche complimentato con Salmond e il governo scozzese per aver ribadito, anche nei momenti più caldi della campagna elettorale, l’impegno europeo della Scozia.

Più concisa la reazione di Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo, che invece ha puntato sul ruolo del Regno Unito nell’Unione. La vicenda scozzese si è infatti legata indissolubilmente al tema della permanenza di Londra nell’UE, che verrà messa alla prova con un altro referendum concesso dal governo Cameron, probabilmente nel 2017. Molto si è dibattuto circa l’eventualità che l’indipendenza scozzese avrebbe potuto allontanare ulteriormente la Gran Bretagna da Bruxelles, mentre apparivano flebili le possibilità di un nuovo ingresso nell’UE per una Edimburgo indipendente. Van Rompuy chiarisce perfettamente la sua opinione in merito: “il Regno Unito rimane e rimarrà un importante membro dell’UE, per il bene di tutti i suoi cittadini e Stati membri”.

Anche in veste di Presidente di turno del Consiglio UE, Matteo Renzi ha scritto a Cameron felicitandosi per l’esito del referendum. “La valorizzazione delle diversità dei nostri territori, non la frammentazione, è la risposta che il popolo scozzese consegna a tutti noi”. “L’UE”, ha aggiunto, “trarrà giovamento da un rinnovato impegno del Regno Unito a rafforzare la nostra azione comune”.

È dalla Spagna che giungono però i sospiri di sollievo più rumorosi. Il governo di Mariano Rajoy deve affrontare un problema simile: la Catalogna ha indetto un referendum sull’indipendenza per il 9 novembre. A differenza del caso scozzese tuttavia, Madrid non ne riconosce la legittimità, come ha ricordato Rajoy al Parlamento pochi giorni fa. In quello stesso discorso, il premier ha ribadito il pericolo per l’UE costituito dalle rivendicazioni indipendentiste: l’UE è stata creata per unire gli Stati, non per frammentarli. Dopo i risultati scozzesi, Rajoy ha espresso soddisfazione, tornando a sottolineare i costi economici, sociali, istituzionali e politici che una secessione avrebbe comportato. Ha poi sottolineato come la Scozia non abbia deciso solo di rimanere nel Regno Unito, ma anche nell’UE.

Dalla Catalogna, invece, partono nuove rivendicazioni: indipendentemente dal risultato deludente per molti attivisti catalani, quello che conta per coloro che appoggiano la secessione dalla Spagna è che il referendum si sia comunque tenuto, con il riconoscimento del governo di Londra. A Barcellona e dintorni la richiesta pressante ora è che Madrid riconosca la legittimità di un’analoga consultazione in Catalogna.

I movimenti indipendentisti si pongono dunque come un esempio virtuoso di democrazia e autodeterminazione nazionale, ma per i governi europei costituiscono il piccone per indebolire la solidità degli Stati. Il voto scozzese può anche aver ribadito l’unione fra Edimburgo e Londra, ma le conseguenze del voto non mancheranno di farsi sentire nel Regno Unito e nel resto dell’UE.

Photo © Global Panorama – www.flickr.com, 2014

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

Kosovo: il problema del jihadismo

di Edoardo Corradi e Francesco Pagano Il contrasto al jihadismo e all’estremismo violento islamico è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *