mercoledì , 21 febbraio 2018
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Serbia
Photo © Franz Johann Morgenbesser, 2014, www.flickr.com

Serbia al voto: per Vučić una vittoria a metà

Il 24 aprile 7 milioni di elettori si sono recati alle urne in Serbia per le elezioni politiche anticipate volute dal premier uscente Vučić, intenzionato a raccogliere un forte consenso per la sua politica pro Unione Europea ed a rafforzare quindi ulteriormente la sua posizione in Parlamento. Gli esiti lo hanno visto però allo stesso tempo sia come vincitore che come sconfitto: nonostante i larghi consensi ottenuti, avrà molto probabilmente 37 seggi in meno rispetto alla precedente legislazione, a causa della crescita dei piccoli partiti di opposizione che sono riusciti a superare lo sbarramento del 5% per entrare in Parlamento.

I risultati

Come da previsioni, la coalizione guidata da Vučić ha ottenuto circa il 49% delle preferenze, primo partito di Serbia. Pur avendo i numeri per governare da solo, è molto probabile che cerchi però di formare un’alleanza per poter continuare agevolmente le riforme. Il possibile alleato di Vučić, ovvero il Partito Socialista capeggiato da Dačić, è il secondo partito di Serbia, con il 10,8% dei consensi circa.

A seguire, con circa l’8% delle preferenze, è avanzato il Partito Radicale capeggiato da Šešelj, recentemente assolto dal Tribunale Penale dell’Aja per le accuse di crimini di guerra e contro l’umanità ai danni di croati e musulmani. Il partito radicale cerca di portare avanti una politica di allontanamento dall’Unione Europea, per avvicinarsi maggiormente alla Federazione Russa.

Gli altri

Anche i Democratici hanno ottenuto dei seggi in Parlamento con il 6% circa. Anche la novità di queste elezioni ha raccolto il 6% circa delle preferenze: Dosta Je Bilo, un movimento popolare nato nel 2014, che grazie ad un programma semplice e comprensibile ha raccolto un buon numero di voti. Infine, poco sopra il 5% c’è la coalizione socio-liberale, mentre il DSS&Dveri si è fermato al 4,9% circa, non superando quindi lo sbarramento del 5% necessario ad entrare in parlamento.

In pratica due formazioni agli antipodi hanno raccolto i consensi degli esasperati e dei delusi dalla politica serba: il partito di estrema destra di Šešelj e Dosta Je Bilo, creato pochi anni fa. Il primo ha potuto sfruttare il ritorno da uomo libero del suo leader e la retorica nazionalista, il secondo ha invece colpito l’elettorato grazie a volti nuovi e ad una propaganda che ha saputo utilizzare efficacemente i nuovi mezzi d’informazione online.

Esiti non definitivi

Le percentuali non rappresentano comunque, ancora, i risultati definitivi. Ci sono state infatti delle irregolarità in quindici seggi, dove il voto del 24 aprile è stato annullato e si ripete proprio il 4 maggio. Già durante le elezioni alcuni partiti, in particolare il DSS&Dveri, avevano accusato il governo di brogli. La protesta si è fatta più forte quando anche la commissione elettorale nazionale (RIK) ha dichiarato di aver rilevato alcuni errori importanti durante le votazioni.

Infine, quando il DSS&Dveri non ha raggiunto lo sbarramento del 5%, il presidente del partito Boško Obradović ha dichiarato che avrebbe indetto una manifestazione per le vie della capitale. Nel frattempo il partito di Vučić, SNS, accusava l’opposizione di non voler accettare la propria sconfitta. Il 30 aprile centinaia di persone hanno richiesto di ricontrollare ogni singola scheda, perché “ogni voto ha lo stesso valore”. Qualche giorno fa, in previsione della ripetizione del voto nei quindici seggi, le proteste si sono placate, nel rispetto del silenzio pre-elettorale.

Si tratta però solo di una tregua. Di certo Vučić non si sarebbe mai aspettato uno scenario di questo genere, che rischia di metterlo in difficoltà nonostante la buona percentuale di voti. E ad attenderlo c’è una legislatura impegnativa: l’UE si aspetta dalla Serbia un nuovo impulso alle riforme istituzionali. Rimangono inoltre da sciogliere alcuni nodi riguardo alla privatizzazione di alcune grandi aziende, come Telekom. Vučić dovrà proseguire alla messa in atto del suo programma fronteggiando un’opposizione decisamente più agguerrita.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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