giovedì , 22 febbraio 2018
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Serbia e Croazia
Il premier croato Oreskovic @ European Council - www.flickr.com, 2016

Serbia e Croazia: nuove tensioni sul passato

I rapporti fra Serbia e Croazia non sono mai stati semplici, ma con la sempre maggiore integrazione della Serbia nell’Unione Europea sembrava possibile costruire fra i due Paesi un rapporto di amichevole vicinato. La Croazia avrebbe il compito di incoraggiare e guidare la Serbia nel suo percorso verso l’adesione all’UE. Se Zagabria non intende svolgere il suo compito di “guida”, a Belgrado non interessano né i consigli né tanto meno le richieste della prima.

L’apertura dei nuovi capitoli 23 e 24

Da aprile la Croazia continuava a bloccare l’apertura dei nuovi capitoli negoziali per l’adesione all’UE della Serbia, sostenendo che Belgrado dovesse rispettare tre condizioni: una maggiore rappresentanza della minoranza croata nel parlamento serbo, una vera cooperazione con il Tribunale penale dell’Aja e, soprattutto, l’abrogazione della legge che permette a Belgrado di processare per crimini di guerra tutti i cittadini dell’area dell’ex Jugoslavia.

Dopo tre mesi di trattative, il 4 luglio la Croazia ha tolto il veto, rendendo possibile l’apertura dei due nuovi capitoli. Questi riguardano la riforma del sistema giudiziario, i diritti fondamentali, la libertà, la giustizia e la sicurezza. Argomenti impegnativi perché in queste materie la Serbia dovrà affrontare importanti riforme per raggiungere gli standard richiesti.

Come mai la Croazia ha preso questa decisione? In verità, non è stato raggiunto un accordo sulle tre condizioni poste. Piuttosto, sono state le numerose pressioni politiche di molti Paesi europei, fra cui la Germania, a convincere Zagabria a dare il suo assenso. La Croazia, però, non si arrende facilmente. A maggior ragione se le elezioni politiche sono prossime (11 settembre) e così, per voce del Primo Ministro Oreskovic e il Ministro per i veterani di guerra Medved, minaccia: “se Belgrado non rinuncerà alla giurisdizione su tutto il territorio dell’ex Jugoslavia per crimini di guerra, questi due capitoli potranno restare aperti anche per 20 o 30 anni”.

Infatti, fra gli obblighi che la Serbia deve adempiere per chiudere questi due capitoli figura quello di evitare conflitti di giurisdizione, come invece avviene quando Belgrado applica la legge contestata da Zagabria. Su questo punto l’interpretazione serba è diversa: non rientra nei casi di conflitto, anzi, “avrebbe permesso di processare 14 criminali di guerra responsabili del massacro di Srebrenica” come affermato dal Primo Ministro Vucic.

Con il passato non si gioca

Se da una parte il problema è la giurisdizione serba per i crimini di guerra, dall’altra c’è la tendenza a sfruttare la tensione esistente per il proprio tornaconto politico. Entrambi i Paesi sono guidati da governi conservatori in costante ricerca di consensi: in Croazia perché le elezioni politiche si avvicinano, in Serbia perché le ultime privatizzazionei creano malumori.

In entrambi i Paesi le rispettive minoranze lamentano episodi di minacce: l’ultimo incidente è accaduto a Srb in Croazia durante la commemorazione del 75esimo anniversario di una rivolta contro il regime Ustascia. La cerimonia, a cui hanno partecipato anche rappresentanti bosniaci, serbi e l’ex Presidente croato Stjepan Mesic, si è svolta alla presenza delle forze dell’ordine in assetto antisommossa, per evitare che la manifestazione degli estremisti che inneggiavano agli Ustascia raggiungesse la sede della commemorazione. Alcuni manifestanti sono comunque riusciti a passare il cordone di sicurezza, causando così disordini.

La mancata condanna ufficiale dell’accaduto da parte del governo croato ha subito suscitato le polemiche serbe. Una nota di protesta ufficiale è stata poi inviata da Belgrado a Zagabria dopo la decisione croata di annullare il verdetto di colpevolezza per crimini di guerra contro Branimir Glavas per aver torturato e ucciso numerosi civili serbi nel 1991. Glavas subirà un nuovo processo a breve. Ma non è il solo processo ad essere stato annullato: anche quello a carico del cardinale Alojzije Stepinac, accusato di collaborazionismo con “gli occupanti nazi-fascisti e il regime Ustascia”. Il vescovo era stato condannato nel 1946 a quindici anni di reclusione e lavori forzati, il verdetto è sempre stato discusso, ma ciò che oggi fa discutere è che la decisione è stata presa a porte chiuse.

La situazione, con scambi di note ufficiali di protesta e una crescente tensione verso le minoranze, rischia di innescare un pericoloso circolo vizioso. È probabile, e auspicabile, che in un futuro non così tanto lontano la Serbia entri a far parte dell’Unione Europea. L’attuale percorso di integrazione dovrebbe essere sfruttato al meglio da Belgrado e Zagabria per risolvere le questioni irrisolte e per riconciliarsi con un passato difficile e a volte ingombrante.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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3 comments

  1. In Croazia hanno in una settimana riabilitato un terrorista che ha ammazzato un ambasciatore in Svezia e condannato in Svezia, un prete collaboratore dei fascisti e un criminale di guerra. Se questa è Europa, poveri noi. Hanno ragione i serbi. Almeno loro non hanno mai abbracciato il fascismo o il nazismo, ma forse a questo punto gli sarebbe convenuto

    • Si anno ragione adesso noi croati siamo fascisti perche anno rovinato i paesi croati abiamo atacato noi la serbia e colpa di noi tutto io non sono andato mai a fare una guerra in serbia e quando ci danno 30miliardi euro per i casini che anno fatto loro non ci vogliono la croazia indipedente che dobiamo stare zitto e tutti i soldi di turismo portare in belgrado domani matina

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