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Serbia
La sede dell'emittente Tanjug a Belgrado Tanjug © Wikimedia Commons

Serbia, poco chiare le privatizzazioni dei media

In questi mesi la Serbia sta procedendo alla privatizzazione di tutti i media di proprietà dello Stato: si tratta sia di grandi aziende, come Tanjug, sia di piccole. È una conseguenza della legge sull’informazione pubblica e sui media approvata nel 2014 , che prevede l’illegittimità da parte dello Stato di possedere mezzi d’informazione. Questa legge è nata per rendere i media serbi più indipendenti dai partiti politici, anche se non è stata accolta da tutti con favore.

Le aste: pochi compratori e cifre irrazionali

Nonostante tutto, la legge è entrata in vigore e si è deciso di mettere all’asta queste proprietà. Il fatto che stupisce a prima vista è costituto dalla mancata vendita di un’agenzia di stampa famosa come Tanjug. Inoltre, solo il 70% sono stati venduti e molti di questi solo dopo una seconda asta a prezzo dimezzato: una grave carenza di compratori, ma anche un inspiegabile aumento di prezzo di alcune piccole proprietà.

Per esempio, Studio B e Radio Sid sono state vendute circa allo stesso prezzo, 530.000 euro, ma tra le due ci sono enormi differenze: la prima è un’emittente televisiva che raggiunge milioni di cittadini a Belgrado e in altre città, la seconda è una radio di una piccola cittadina ai confini con la Croazia e può raggiungere, nelle migliori delle ipotesi, 50.000 persone. Infatti la base d’asta, decisa dall’Agenzia per la Privatizzazione, di Radio Sid era di 6.928 euro, contro i 528.626 euro di Studio B.

Politica e pubblicità in Serbia

Anche osservando la situazione finanziaria delle varie aziende in vendita non si trova una spiegazione razionale del perché un compratore dovrebbe pagare il triplo del valore di mercato. Pur non essendoci una ragione razionale, ne esiste una politica. Bisogna considerare che il mercato dell’informazione serbo è povero: i profitti derivano dalla pubblicità, ma per attrarre gli spot spesso servono “i contatti giusti”. Questo scoraggia gli imprenditori che non hanno le necessarie conoscenze, mentre certi compratori possono spendere il doppio o il triplo del prezzo di mercato per una piccola emittente, certi di recuperare la spesa grazie al supporto pubblicitario.

È certo che questi media non cureranno l’interesse pubblico, ma piuttosto gli interessi di colui che procura i contatti giusti. Se in tal senso la nuova legge non pone alcun rimedio, è vero però che prevede nuove norme in fatto di trasparenza dei fondi e dei finanziamenti: per esempio, i fondi pubblici dovranno essere distribuiti premiando i progetti che i media interessati sottoporranno al giudizio di una Commissione indipendente, formata anche dai rappresentanti delle associazioni dei giornalisti.

Il caso Tanjug

Forse per chi non è del campo, Tanjug è un nome sconosciuto, eppure tutti ne hanno sentito parlare in più occasioni: fu la prima agenzia stampa a diffondere la notizia della fallita invasione della Baia dei Porci, del golpe contro Salvador Allende in Cile e della caduta del dittatore rumeno Ceausescu.

È stata messa all’asta due volte: prima per circa 760.000 euro, e poi per circa 380.000, ma in entrambi i casi nessuno ha presentato un’offerta. Anche se il 31 ottobre era ufficialmente l’ultimo giorno di lavoro per la famosa agenzia, Tanjug è ancora online. In molti sperano che il governo trovi una soluzione all’ultimo momento. Purtroppo, Tanjug ha seri problemi finanziari: non è un’azienda competitiva sul mercato. Lo si capisce facilmente dal fatto che le sovvenzioni statali servivano soprattutto a pagare i salari dei dipendenti.

Nel frattempo, il panorama politico si infiamma e, mentre l’opposizione accusa il governo di voler “cancellare tutto ciò che è serbo”, anche all’interno del partito di maggioranza si discute. Alcuni giorni fa il Primo Ministro Aleksandar Vucic ha dichiarato che c’è ancora speranza per Tanjug e che il governo è al lavoro per trovare una soluzione.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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