lunedì , 19 febbraio 2018
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Si sfila il premier polacco Tusk. Quali candidati per le elezioni europee del 2014?

Il Primo Ministro polacco Donald Tusk ha smentito le voci che lo accreditavano come uno dei possibili candidati del Partito Popolare Europeo (PPE) alla presidenza della Commissione Europea. «Ho deciso che resterò alla guida della Polonia e, fino al 2015, mi impegnerò soltanto nella politica nazionale», ha detto lunedì alla televisione pubblica TVP2. Tusk ha dichiarato di voler guidare il suo partito, Piattaforma Civica, anche alle elezioni politiche che si terranno in Polonia tra due anni, rinunciando a partecipare come candidato presidente del centro-destra europeo alle europee del 2014. «Sono consapevole che questa possibilità si è presentata», ha ammesso il Primo Ministro, «ma per me essere il premier della Polonia è cento volte più importante di ogni promozione in Europa». Solo la settimana scorsa il premier polacco aveva detto in un’intervista radiofonica di ritenersi un «buon candidato» per guidare l’esecutivo comunitario.

Il passo indietro di Tusk priverebbe i popolari europei di un candidato particolarmente forte, rimettendo in gioco candidature che si credevano tramontate. Tra i candidati accreditati dalla stampa e dagli analisti figurano almeno tre membri dell’attuale Commissione Barroso. In primo luogo Viviane Reding, vice-presidente e Commissario per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza. Esponente del Partito Popolare Cristiano Sociale del Lussemburgo, Reding si è distinta tra i Commissari per un particolare attivismo politico e può vantare una profonda conoscenza delle istituzioni europee, il buon lavoro svolto come membro della Commissione Barroso II (2009-2014) e della Commissione Prodi (1999-2004), di cui era Commissaria all’istruzione, e la provenienza da un Paese fondatore, che però è piccolo e poco rilevante in termini elettorali.

Un secondo possibile candidato, di cui si è parlato soprattutto nei mesi scorsi, è il francese Michel Barnier, attuale Commissario europeo al mercato interno e ai servizi. Membro dell’Unione per un Movimento Popolare, l’UMP di Nicolas Sarkozy, Barnier è stato Commissario alla politica regionale della Commissione Prodi, per poi svolgere incarichi nazionali come ministro degli esteri e dell’agricoltura. La forza della sua candidatura ha risentito dell’uscita di scena di Sarkozy e della perdita di peso politico, in Francia e in Europa, del suo partito.

Il terzo membro dell’esecutivo comunitario potenzialmente in lizza è lo stesso José Manuel Barroso. Già due volte Presidente della Commissione Europea (dal 2004 ad oggi), Barroso potrebbe correre per un inedito terzo mandato, una prospettiva che non si è mai sentito di smentire. Interrogato su questa possibilità in una recente intervista alla stampa austriaca, il cinquantasettenne ex-premier portoghese si è limitato a dire di essere «concentrato su cosa devo fare, senza voler fare adesso speculazioni sul mio futuro». Le possibilità di una ricandidatura di Barroso, di cui si parla da mesi a Bruxelles e Strasburgo, avrebbe l’handicap di una gestione disastrosa della politica economica e dell’incapacità di rispondere alla domanda di cambiamento forte in diversi Stati membri, soprattutto nel Sud Europa. La rete di relazioni tessuta in anni di guida della Commissione, nonché l’indubbia capacità di mediare tra il sogno federalista e la Realpolitik dei governi nazionali, ne fanno un credibile possibile candidato a succedere a se stesso.

Al di fuori dell’esecutivo comunitario, restano in lizza i nomi del Primo Ministro svedese Fredrik Reinfeldt, ma anche quello del Direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, che per l’incarico di Presidente della Commissione Europea potrebbe lasciare la sua poltrona a Washington dopo appena tre anni di mandato. Va tenuta in considerazione anche la Presidente lituana Dalia Grybauskaitė, già Commissaria al bilancio della prima Commissione Barroso e molto stimata negli ambienti comunitari. Pur provenendo da un piccolo Paese di nuova adesione che non fa parte dell’eurozona, il prestigio personale e il carattere forte ne fanno un candidato interessante, al punto che la stessa Commissaria Reding l’ha suggerita per ruoli di alto profilo a Bruxelles, riferendosi in particolare alla presidenza del Consiglio Europeo, che nel 2014 sarà lasciata libera da Herman Van Rompuy.

Meno confusa, ma solo apparentemente, è la situazione all’interno del Partito del Socialismo Europeo (PSE). La candidatura di Martin Schulz, netto favorito per ottenere la nomination socialista alla guida della Commissione, dovrà passare attraverso le primarie che il PSE ha già fissato per il prossimo gennaio. Non sono infatti da escludere candidature di alto profilo politico alternative a quella del Presidente del Parlamento Europeo. Si parla della possibile candidatura dell’ex premier spagnolo José Luis Zapatero, ma anche di quella del Direttore del WTO Pascal Lamy e della premier danese Helle Thorning-Schmidt. L’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (ALDE) dovrebbe invece candidare il suo leader al Parlamento Europeo, il belga Guy Verhofstadt. Si pensa però che l’ALDE potrebbe rinunciare alla corsa per la Commissione per candidare il danese Anders Fogh Rasmussen, attuale Segretario generale della NATO, come Presidente del Consiglio Europeo.

La confusione di questi giorni, con candidature solo sussurrate nei corridoi e accennate nelle interviste, lascia intravedere un percorso ancora complicato per partiti che, per la prima volta, devono operare una sintesi continentale non solo su un programma, ma anche su un nome condiviso da candidare alla guida della Commissione. A undici mesi dalle elezioni europee è ragionevole che personalità politiche di primo piano a livello nazionale non vogliano compromettersi sin d’ora scendendo sul terreno di una competizione inedita nelle forme e nelle dimensioni. Qualunque sarà la scelta dei partiti europei, le elezioni del 2014 saranno comunque un fondamentale passo avanti per l’UE e la democrazia europea.

In foto: il Primo Ministro della Polonia Donald Tusk (Foto: wikicommons).

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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