giovedì , 16 agosto 2018
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Slovacchia
Photo © Marco Sacchi, 2014, www.flickr.com

Slovacchia: la vittoria dell’instabilità

Le elezioni tenutesi in Slovacchia il 5 marzo scorso sono state un vero shock per gli analisti continentali: non si sono profilati vincitori, se non l’estrema destra e, in generale, è risultato evidente il rifiuto per tutta la classe politica. Un risultato che si può valutare dando un’occhiata alla cartina: il piccolo Paese confina a ovest con la Repubblica Ceca (il cui presidente Milos Zeman è un fervente oppositore dell’immigrazione). A sud c’è l’Ungheria di Viktor Orban, alleata di fatto dell’Austria nella guerra contro i migranti provenienti dalla rotta balcanica.

A nord c’è invece la Polonia guidata dal Pis (Partito Legge e Giustizia) di Kaczyinski, sempre più in rotta con il tradizionale alleato tedesco, oltre che con lo storico nemico russo. Infine, a est, Bratislava ha un piccolo e misconosciuto confine con l’Ucraina, gigante in preda a convulsioni forse fatali, segnato dalle cicatrici di una guerra congelata, da una crisi economica terribile e dallo spadroneggiare di milizie private.

Parlamento frammentato in Slovacchia

Il sistema proporzionale ha favorito la nascita di un Parlamento balcanizzato, diviso in decine di sigle partitiche della più disparata estrazione. Emergono comunque tre elementi principali. Primo: il premier uscente, Fico, assieme al suo Partito Socialdemocratico, perde consensi (passando dal 44% al 28%), nonostante una campagna elettorale spregiudicata, in verità tutt’altro che di stampo socialdemocratico, giocata tutta sull’opposizione ai rifugiati e all’Islam. Il premier è arrivato addirittura a dire che “ogni musulmano nel Paese andrebbe controllato”, prefigurando scenari orwelliani. L’abile Fico potrebbe guidare comunque un esecutivo di coalizione composto dal suo partito, dall’estrema destra di Kotleba e dal partito della minoranza ungherese, proponendosi come alfiere della continuità in vista dell’imminente presidenza slovacca dell’Unione Europea (prevista per luglio di quest’anno). Una maggioranza comunque risicata, con 81 voti su 150.

Kotleba e voto di protesta

L’impresa di Fico appare complessa in virtù del secondo elemento: l’avanzata della destra estrema e l’entrata in Parlamento di numerosi partiti anti-sistema. “Ludova Strana Nase Slovensko” (Partito Popolare Nostra Slovacchia) è la vera sorpresa della tornata: ben 14 deputati, corrispondenti a circa l’8% dei suffragi, guidati da Marian Kotleba, giovane dalle dichiarate simpatie per lo Stato fantoccio di epoca nazista. Nonostante questo Kotleba potrebbe far parte della coalizione di governo.

Malgrado l’accusa di “nazismo” sia diventata ormai quasi un luogo comune, è evidente che la formazione di Kotleba abbia nel suo Dna un disprezzo per le minoranze – in particolare i rom – che non può non far suonare un campanello d’allarme nelle cancellerie europee. Diverso il discorso per quanto concerne il neonato “Olona” (acronimo di “Gente comune e personalità indipendenti”): i loro voti, sommati a quelli del Partito Nazionale Slovacco – acronimo Sns – sono indubbiamente frutto della rabbia anti-Europa e anti-migranti, parzialmente in linea con i cavalli di battaglia della campagna di Fico. Ancora diversa la diagnosi per un altro partito anti-sistema, Sme Rodina (“La mia famiglia”), formazione che ha raccolto molti voti in campagna contro la “politica politicante” di Bratislava e che attualmente predica l’autonomia da qualsiasi coalizione.

Il terzo elemento rilevante, infine, è la relativa inconsistenza dei liberali guidati dall’economista Sulik: il 12% ottenuto nelle urne dimostra come l’astro liberale sia ormai in difficoltà in ampie parti dell’Europa. Anche il terzo probabile componente della coalizione di governo, il partito rappresentante della minoranza ungherese SMK, tradizionalmente filo-governativo, non riesce a guadagnare terreno rispetto alle elezioni del 2012.

La missione di Fico, di governare tenendo unita la sua variegata coalizione di governo appare ai limiti del possibile e, in generale, la Slovacchia sembra esposta ai venti di un’Europa “nera”, in cui la paura per il futuro dei propri figli e il disprezzo per una politica inconcludente sono il carburante di movimenti che sfidano potentemente lo status-quo.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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One comment

  1. mercoledi votano il nuovo governo e nella coalizione non c’è kotleba con cui tutti hanno rifiutato di dialogare. l’articolo parte quindi da un errore di fondo.

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