martedì , 14 agosto 2018
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Slovacchia: preoccupa l’ascesa del “Duce”, Marian Kotleba.

Qualcosa è cambiato in Slovacchia. Lo scorso 24 novembre si sono tenute le elezioni regionali, i cui risultati permettono di vedere in prospettiva diversa la vittoria di un anno fa, alle elezioni politiche, del centro sinistra (SMER, Direzione Socialdemocrazia) dell’attuale premier Robert FicoNella più centrale tra le sette regioni slovacche, Banskà Bystrica, si è svolto infatti il voto di ballottaggio tra il candidato sostenuto dalla coalizione di governo, Vladimir Manka, e il capo del partito “La nostra Slovacchia”, Marián Kotleba.

Se al primo turno Kotleba aveva ottenuto il 22% dei voti, il risultato del ballottaggio è stato invece sconcertante: 71 mila voti, il 55% delle preferenze. Il problema non è di certo insito nel “ribaltone”, grazie al quale il partito di Kotleba, inizialmente sfavorito,  si è imposto in maniera piuttosto netta. Sarebbe una situazione tipica nei sistemi democratici, concepiti anche affinché non si instauri una “dittatura della maggioranza”. Il problema in questo caso, più che nella forma, è nel contenuto.

Marián Kotleba era stato, in passato, richiamato formalmente per i suoi discorsi inneggianti allo stato fantoccio slovacco guidato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale ed il suo precedente partito Slovenská pospolitosť (traducibile approssimativamente come “Appartenenza Slovacca”) è stato sciolto nel 2007 dal ministero dell’Interno, per le stesse ragioni. Malgrado si dica che “il tempo passa e le persone cambiano”, il più delle volte il mutamento appare solo un restyling di facciata. Marián Kotleba infatti, ha potuto iscrivere “La Nostra Slovacchia” alle elezioni, lasciando da parte nei discorsi pubblici la nostalgia verso il nazismo duro e puro, non mancando però di concentrarsi, in campagna elettorale, contro la minoranza rom, che in Slovacchia costituisce il 9% della popolazione.

Ha proposto infatti di togliere loro i sussidi di disoccupazione ed altre assistenze, che a suo parere i rom “rubano” agli slovacchi. Poco di nuovo sotto il sole, in sostanza. Da rilevare come i cristiano-democratici slovacchi (SDKÙ) e il partito della solidarietà (SaS) non se la siano sentita di appoggiare Manka, sostenuto dal governo, ed abbiano preferito Kotleba, malgrado le sue considerazioni sui romEllena Gallovà Kriglerovà, ricercatrice al Centro di Ricerca per le Etnie e la Cultura a Bratislava, in un’intervista rilasciata allo Slovak Spectator il 25 novembre scorso ha spiegato come queste elezioni siano il risultato di un ventennio di politiche fallimentari nella gestione delle minoranze, riassumibili soltanto in un “tagli su tagli”.

La studiosa si è detta inoltre preoccupata perché Kotleba, nella sua attività di governo, sarà solo formalmente isolato. Per il momento, solo il partito della minoranza ungherese (SMK) ha infatti deciso di boicottare il futuro consiglio regionale da lui presieduto. Lo SMER, il partito al governo, non si è ancora espresso, ed è molto probabile che pur di evitare una paralisi istituzionale sia obbligato a fare dei compromessi con Kotleba. Ne conseguirebbe per lui un ulteriore incremento di popolarità che in poco tempo potrebbe portarlo a presentarsi non solo alle elezioni nazionali, ma anche a quelle europee.

L’exploit di “La nostra Slovacchia”, accentua ancor più un paradosso all’interno dell’Unione Europea. Da un lato i suoi principi e i primi articoli del Trattato di Lisbona del 2009 e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, che propongono un’Europa più coesa, unita proprio perché differente al suo interno, e fiera di essere qualcosa di nuovo ed eterogeneo rispetto ai grandi Stati federali tradizionali. Dall’altro il Front National, il Movimento 5 stelle, Alba Dorata, Vlaams Belang, l’UKIP e adesso “La Nostra Slovacchia”, movimenti diversi tra loro, ma tutti espressione del disagio e della paura del futuro, risolta mediante l’inneggiare ad una passata età dell’oro o, nella peggiore delle ipotesi, con l’individuazione di un capro espiatorio reale e tangibile.

Questi movimenti sono il prodotto non solo di problemi a livello nazionale, ma anche delle politiche dell’Unione percepita da una parte dei cittadini, come ancora troppo distante, almeno per quanto riguarda l’impegno sociale. Nel frattempo, i movimenti di protesta vanno strutturandosi sempre di più ed organizzandosi anche in vista delle prossime elezioni europee del maggio 2014, in modo da poter contestare anche dall’interno l’operato dell’Unione.

Nell’immagine, piazza SNP, a Banskà Bystrica. La città è nota ai più, in Italia, per aver dato i natali al famoso calciatore Marek Hamšík (photo: Wikimedia Commons).

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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One comment

  1. Matematico.

    Un’Europa progettata male e realizzata peggio. Un tetto del 3% senza alcuna ragione d’essere. Un parlamento europeo che decide se i mandarini devono avere il picciolo o meno quando venduti.

    Siamo popoli con culture diverse, con economie (conseguentemente) diverse. Abbiamo gli stessi diritti d’accordo, ma per questo non serve tutto il carrozzone europeo.

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