martedì , 20 febbraio 2018
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Slovenia: la Bratušek lascia, elezioni anticipate a giugno

Sabato 3 maggio il Primo Ministro sloveno, Alenka Bratušek, ha annunciato le proprie dimissioni dalla carica, invocando le elezioni anticipate. La decisione, formalizzata dinanzi al Presidente della Repubblica oggi, è scaturita in seguito alla sconfitta incassata il 25 aprile durante il congresso del suo partito, Slovenia Positiva, che ha visto come vincitore il suo avversario Zoran Janković, attuale sindaco di Lubiana. La Bratušek è andata avanti per soli 13 mesi, guidando un partito ed un governo di cui non ha mai avuto il controllo assoluto, dal momento che Janković non ha mai abbandonato definitivamente le redini dei Slovenia Positiva. Attesa era quindi la sua vincita nella corsa alla presidenza del partito e la conseguente crisi di governo, camuffata da speranze e temporeggiamenti.

Quella di Zoran Janković è però una figura molto controversa. Manager di successo e storico esponente del centrosinistra sloveno, è stato rivale di Janez Janša, che invece guidava la corrente di centrodestra e che nel 2011 divenne Primo Ministro. Dopo circa un anno, Janša fu costretto a dimettersi per problemi giudiziari (riguardanti la fornitura di blindati finlandesi, durante la guerra di indipendenza, all’esercito sloveno) resi noti solo allora dalla Commissione anti-corruzione, che puntò il dito anche contro lo stesso Janković. Il risultato fu che Janša perse la guida del governo, mentre Janković dovette lasciare le redini del suo partito ad Alenka Bratušek, per consentire la formazione di una nuova maggioranza di centrosinistra.

La crisi di governo arriva in un momento tutt’altro che roseo per l’economia slovena. Gli analisti finanziari parlano di una Slovenia già in difficoltà nel tentativo di attuare il “piano anti-crisi” e di una situazione economico-finanziaria che nel medio-lungo termine potrebbe subire ulteriori contraccolpi a causa del vuoto politico. “La crisi politica arriva in un momento difficile per il Paese, dove i sondaggi suggeriscono una scena politica interna molto frammentata. Tutto ciò mentre il Paese sta ancora lottando per attuare un programma anti-crisi difficile, che passa attraverso il superamento della crisi bancaria e finanziaria iniziata nel 2011”, ha commentato Timothy Ash, un analista di Standard Bank.

Ciò che molti temevano, invece, si avvererà a breve: elezioni anticipate. La premier dimissionaria Bratušek ha reso noto che il vertice di maggioranza, svoltosi il 30 aprile a Brdo pri Kranju, ha deciso di velocizzare la procedura per le elezioni anticipate, che potrebbero avere luogo già il 22 giugno, trascorso il tempo minimo necessario a sciogliere il Parlamento ed indire nuove elezioni. Il Presidente della Repubblica Borut Pahor ha escluso la possibilità di individuare un premier cui assegnare l’incarico di formare un nuovo governo. Il nome potrebbe però essere proposto da un gruppo parlamentare.

Il timore della Bratušek e dei suoi alleati è che si cerchi di attuare un ribaltone politico che porti alla nascita di un governo di centrodestra. Subito dopo aver annunciato le proprie dimissioni, infatti, la Bratušek si è affrettata a dire che “tenere le elezioni anticipate prima dell’estate sarebbe la cosa migliore. Non per Alenka Bratušek, né per qualsiasi altro partito, neppure per quelli appena nati, né per quello guidato da un presidente pregiudicato – chiara l’allusione al leader di centrodestra Janša – ma per la Nazione”.

L’immagine della Slovenia è quella di un Paese nel caos: il popolo sloveno accusa i politici di non essere riusciti a rendersi credibili di fronte all’UE e di non aver saputo arginare gli effetti della crisi economico-finanziaria che dal 2011 logora la popolazione. Effetti non arginati neanche dalle politiche austere condotte dall’ormai quasi ex premier, pensate per far quadrare i bilanci pubblici, ma bocciate dalla Corte Costituzionale. Politiche che comunque hanno generato molte polemiche. La Slovenia non può più permettersi di sbagliare ancora una volta, né di candidare personaggi impresentabili per il prossimo Parlamento. Le prossime elezioni dovranno essere un’importante occasione per cambiare rotta alla politica del Paese.

Nell’immagine, una manifestazione a Lubiana (© Jumpin’Jack, 2013, www.flickr.com)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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