martedì , 21 agosto 2018
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Spagna: Podemos vola nei sondaggi e sfida l’austerità europea

“Dicevano nelle piazze che si può fare e noi vogliamo dimostrare che possiamo, podemos” – Pablo Iglesias, durante la presentazione di Podemos, gennaio 2014.

Pablo Iglesias Turrión, 36 anni, soprannominato el coleta per via del codino, è membro del Parlamento Europeo, professore di Scienze Politiche all’Università Complutense di Madrid e giornalista televisivo ed è stato recentemente eletto Segretario Generale di Podemos, il partito politico spagnolo nato a inizio anno dal Movimento 15 maggio (15-M). Il 15-M, noto anche come Movimiento de los Indignados, aveva portato nel 2011 decine di migliaia di persone a manifestare pacificamente nelle principali città spagnole (Madrid in testa) per una maggiore democrazia, contro il bipartitismo di PSOE e Partito Popolare, il potere delle banche e l’influenza delle corporazioni finanziarie sulla politica spagnola.

Podemos è nato nel gennaio 2014 dalle ceneri del 15-M, con l’obiettivo di convertire l’indignazione in una forma politica che potesse portare a un vero cambiamento nella politica spagnola, soprattutto in campo economico. Secondo molti sondaggi, Podemos è oggi il primo partito in Spagna per intenzione di voto. Stando all’inchiesta effettuata da Metroscopia per il quotidiano El País, se gli spagnoli fossero chiamati alle urne, Podemos vincerebbe le elezioni, superando di 1,5 punti percentuali il Partito Socialista di Pedro Sánchez e di ben 7 punti i Popolari del premier Mariano Rajoy.

I sondaggi sembrano indicare l’arrivo di un terremoto senza precedenti nella storia della politica spagnola. Alle elezioni europee del 25 maggio, il partito guidato da Iglesias era già riuscito ad ottenere quasi l’8% delle preferenze, eleggendo 5 europarlamentari spagnoli su 54 e diventando il quarto partito più votato in Spagna. I deputati europei di Podemos siedono oggi nel Gruppo Confederale della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (EUL/NGL), il cui capogruppo è la socialista tedesca Gabriele Zimmer.

Al di là delle opposte collocazioni politiche nel Parlamento Europeo, sono in molti a sottolineare le similitudini tra questo partito e il Movimento 5 Stelle italiano. Entrambi gli schieramenti rifiutano la logica delle alleanze e delle coalizioni elettorali, hanno basato su internet e le nuove tecnologie le campagne elettorali e la propria organizzazione interna (Podemos è la formazione politica spagnola più seguita su Twitter e Facebook, ad esempio) e utilizzano una retorica profondamente “anti-Casta”. Un altro punto in comune è la mancanza di un chiaro programma politico.

Se la comunicazione in rete equipara i due partiti, la strategia comunicativa dei loro leader li discosta invece notevolmente. Mentre Beppe Grillo evita il confronto televisivo e in generale il confronto diretto con gli avversari, Iglesias ha fondato la sua immagine sulla dialettica e l’argomentazione. Dopo la recente elezione a segretario di Podemos, tuttavia, Iglesias sembra volersi ritrarre da una sovraesposizione mediatica che – con un programma politico ed economico ancora da definire – potrebbe rivelarsi controproducente per le ambizioni del partito. Le interviste rifiutate o cancellate nella scorsa settimana hanno suscitato polemica in Spagna.

Podemos però tira dritto e guarda alle elezioni del prossimo anno. Ancora alle prese con la definizione di un preciso programma politico, nelle uscite mediatiche Iglesias ha indicato per sommi capi le linee strategiche del suo partito. Qualora vincessero le elezioni, ha riferito in un’intervista a Repubblica (20 novembre 2014), “la Spagna uscirà dalla NATO”. Sull’euro e l’Unione Europea, Iglesias sottolinea come la nostra sia l’“Europa delle disuguaglianze, dove ci ritroviamo coloni di Berlino senza diritti sociali”.

L’uscita dall’euro è impossibile almeno per il momento, ha detto Iglesias nella stessa intervista, ma Podemos intende realizzare “un’alleanza dei Paesi del Sud Europa”, poiché “il cambiamento in un solo Stato è impensabile”. Iglesias guarda soprattutto ad Alexis Tsipras, in Grecia, con il quale “condizionare la BCE” e influenzare la politica economica di Bruxelles. La sfida al bipartitismo spagnolo e alla politica economica europea è lanciata.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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