sede pe bruxelles

Sprechi e traslochi: l’assurda doppia (tripla) sede del Parlamento Europeo

Lo scorso 20 novembre il Parlamento Europeo (PE) si è espresso, con una risoluzione, a favore del Rapporto Fox-Hafner sulla “determinazione delle sedi delle istituzioni dell’Unione Europea”. Con 483 voti a favore, 11 astenuti e 141 contrari, gli eurodeputati sono tornati a far pressione sugli Stati membri, chiedendo di avviare la procedura ordinaria di revisione dei trattati, per rispondere a un problema annoso: quello delle diverse sedi del Parlamento. Il PE è  l’unica istituzione democraticamente eletta del mondo ad avere sede in diverse città: Bruxelles e Strasburgo, ma anche Lussemburgo, dove ha sede il Segretariato Generale.

Strasburgo, situata in Alsazia e simbolo della riconciliazione franco-tedesca, venne scelta nel 1951 come sede dell’Assemblea Parlamentare della CECA. Nelle intenzioni, le istituzioni della CECA avrebbero dovuto avere sede a Bruxelles ma il compromesso tra i Paesi fondatori fece optare per questa discutibile soluzione. Nel 1958, a seguito dei Trattati di Roma, nacque così l’Assemblea Parlamentare Europea con sede proprio nella città francese. Pochi anni più tardi, nel 1962, il nome venne modificato in “Parlamento Europeo”. Trent’anni dopo, con l’accordo di Edimburgo, fu deciso che nella sede di Strasburgo dovessero svolgersi 12 sessioni plenarie all’anno, il tutto confermato dal Trattato di Amsterdam del 1999.

Secondo alcune stime conservative elencate nel rapporto Fox-Hafner, i costi annuali della dispersione geografica dell’europarlamento sono compresi fra i 156 e i 204 milioni di euro, circa il 10% del bilancio annuale del PE. Nei 435 km che separano le due città si spostano circa 5.000 persone fra deputati, assistenti e personale amministrativo determinando uno spreco di denaro e un’emissione annuale di CO2 che supera le 19.000 tonnellate. Tutti i 766 deputati del PE e i 160 funzionari della Commissione hanno un ufficio sia a Bruxelles sia a Strasburgo. 150 funzionari hanno addirittura un terzo ufficio in Lussemburgo. Se a questo si aggiunge che la sede di Strasburgo viene utilizzata solo per 42 giorni, ma necessita tutto l’anno di manutenzione e riscaldamento, si ottiene uno spreco di denaro disarmante.

Nonostante le dichiarazioni di rito, diverse istituzioni, in particolar modo il Consiglio dell’UE, sembrano dimostrare di non avere a cuore il problema. Molte manifestazioni di protesta sono cadute nel vuoto. Già nel novembre 2011 lo stesso PE aveva approvato un emendamento, con il favore dell’88% dei deputati, che chiedeva l’abolizione di una delle due sedi. Anche la raccolta di un milione di firme promossa dall’attuale Commissario agli affari interni Cecilia Malmstrom non è riuscita a sbloccare questa situazione grottesca.

La soluzione sembra ancora lontana, soprattutto per l’ostracismo della Francia nei confronti dell’abbandono della sede di Strasburgo. L’organo preposto all’avvio di un iter di modifica dei Trattati è infatti il Consiglio Europeo che com’è noto delibera all’unanimità. Molti esponenti politici transalpini hanno manifestato più volte la loro contrarietà allo spostamento della sede. L’ex sindaco di Strasburgo, nonché attuale eurodeputato Catherine Trautmann ha affermato: «Siamo abituati a questi colpi di spada nell’acqua. La prerogativa di decidere sulla sede del PE appartiene al Consiglio Europeo, che vota all’unanimità».

Il perdurare di questa situazione costituisce un attacco alla già debole reputazione dell’UE. In un periodo economico-sociale drammatico un simile spreco di denaro e risorse non può essere tollerato, soprattutto in virtù del fatto che l’UE predica politiche economiche di riduzione della spesa pubblica e degli sprechi. L’Europa deve riuscire a superare queste ambiguità e contraddizioni per dare una migliore impressione di sé ai suoi stessi cittadini. Al di là dello spreco finanziario la presenza di due sedi parlamentari e di un rito di trasporto ai limiti del ridicolo, che coinvolge ogni mese 8 tir carichi di faldoni e scatoloni, rischia di essere uno dei tanti fattori anacronistici che contribuisce ad indebolire e rallentare il processo di integrazione europea.

Il consolidamento del Parlamento, anche dal punto di vista dell’individuazione di un’unica sede, rappresenterebbe un forte segnale di unità e coesione. Scegliere Bruxelles contribuirebbe inoltre a fare della capitale belga il centro dell’arena politica europea, nonché a ridurre la presa delle istanze euroscettiche che vanno via via moltiplicandosi.

In foto la caratteristica facciata della sede del Parlamento Europeo a Bruxelles (© European Union 2013 – European Parliament). 

L' Autore - Luca Rosati

Laureato triennale in Scienze Politiche- indirizzo economico presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionato di tutto ciò che concerne la politica e la storia. Attualmente iscritto al corso di laurea magistrale in Scienze del governo, sono felice di portare il mio contribuito per questa rivista.

Check Also

brexit

Dopo Brexit: Manifesto per una nuova Europa

Riceviamo e divulghiamo l’appello per una nuova Europa, a firma degli alumni italiani della Chopin Promotion del …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *