lunedì , 19 febbraio 2018
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Stallo politico in Bosnia ed Erzegovina

Nuova occasione mancata per la Bosnia ed Erzegovina (BiH). Da anni è in corso la discussione sulla modifica alla Carta costituzionale. La BiH ha infatti un ordinamento legislativo che impedisce ai cittadini non appartenenti ai popoli serbo, croato o bosgnacco (musulmani bosniaci) di candidarsi alle alte cariche dello Stato, in particolare alla Presidenza. La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato illegali le norme che regolano l’elezione dei rappresentanti, considerandole razziste. Aveva quindi intimato alla Bosnia di cambiare la Costituzione, ma, nonostante la Carta sia di tipo flessibile e non necessiti di una procedura particolarmente laboriosa per apportare modifiche, dal 2009 ad oggi nulla è stato fatto.

Štefan Füle, Commissario per l’allargamento e la politica di vicinato, era arrivato venerdì a Sarajevo per tentare di raggiungere una soluzione. Al lungo colloquio hanno partecipato i sette maggiori partiti bosniaci e, nonostante la mediazione del Commissario, e ben tredici ore di colloqui, sabato mattina si è dovuto constatare l’impossibilità di trovare un accordo. Almeno per ora. Durante le discussioni si era arrivati a una prima bozza, accettata subito dai rappresentanti della Republika Srpska. La BiH è infatti formata da due entità: quella a maggioranza serba, la Republika Srpska, e quella abitata prevalentemente da croati e bosgnacchi, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina.

Il nodo centrale da risolvere riguarda le modalità di elezione della Presidenza tripartita: tripartita perché è retta a rotazione da un rappresentante di una dei tre popoli costitutivi. La bozza di accordo propone che i tre siano eletti direttamente dai cittadini: uno nella Republika Srpska e due nella Federazione, senza alcun vincolo di appartenenza ad una particolare etnia. I rappresentanti dei partiti croati HDZ BiH e HDZ 1990 si sono però rifiutati di firmare l’accordo senza delle chiare garanzie che almeno uno dei tre membri della Presidenza fosse croato. Infatti, stando ai primi e provvisori dati del censimento, i cosiddetti bosgnacchi dovrebbero superare in numero i croati: l’HDZ teme di vedere, in futuro, due membri della Presidenza appartenenti alla popolazione musulmana. I politici serbo-bosniaci attribuiscono tutta la responsabilità del mancato accordo ai partiti della federazione, mentre quest’ultimi si incolpano a vicenda di aver messo sul tavolo troppe richieste e di non impegnarsi seriamente per raggiungere un compromesso.

Il Commissario Füle aveva raggiunto la capitale bosniaca sperando in un cambio di passo da parte dei partiti: “spero vivamente che oggi i politici della Bosnia ed Erzegovina mostrino che non esistono limiti alla possibilità di raggiungere un compromesso, che permetta al Paese e ai suoi cittadini di muoversi verso l’Unione Europea”. Purtroppo l’impasse politico sembra ancora lontano dal risolversi. Il prossimo incontro è previsto per febbraio, ma le aspettative sono molto basse e in pochi credono in una veloce risoluzione.

In foto, scatto di gruppo per i leader politici bosniaci e il commissario Füle (al centro della prima fila) a Sarajevo (foto: European Commission – 2013)

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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