martedì , 20 febbraio 2018
18comix

Svezia: centrosinistra verso un governo di minoranza

Il socialdemocratico Stefan Lofven ha vinto le elezioni politiche in Svezia e potrebbe formare il nuovo governo entro la prima settimana di ottobre. Con il 43,7% dei voti, il centrosinistra tornerà alla guida del Paese, ma non potrà contare sulla maggioranza assoluta in Parlamento. La coalizione di governo uscente, guidata dal premier dimissionario Fredrik Reinfeldt, ha infatti ottenuto un riguardevole 39,3%, ma soprattutto il populismo xenofobo ha sfondato anche in Svezia cambiando il tradizionale panorama politico.

Con il 13% dei suffragi, i Democratici Svedesi (DS) di Jimmie Akesson sono ora la terza forza politica nazionale e vorrebbero giocare il ruolo di ago della bilancia in un parlamento difficilmente governabile. Populisti, xenofobi e apertamente anti-europei, i DS hanno raccolto voti da frange di disoccupati, operai e pensionati, incentrando la loro campagna elettorale sull’opposizione radicale all’accoglienza degli stranieri. Lofven ha escluso di voler lavorare con loro, aprendo invece alla collaborazione con tutti gli altri partiti.

Secondo le prime indicazioni si andrebbe verso un governo di minoranza di Socialdemocratici e Verdi. Improbabile la prospettiva di una “grande coalizione” che unisca i socialdemocratici e i moderati. Il nuovo governo potrebbe così nascere particolarmente debole, anche alla luce della possibile collaborazione tra DS e moderati che, potenzialmente, sarebbe in grado di far cadere il governo rosso-verde. Reinfeldt si è infatti dimesso da leader del partito, oltre che da premier, e le fazioni più oltranziste del centrodestra svedese sono più favorevoli a un cambiamento di linea proprio sui temi dell’immigrazione.

La pur nobile condivisione bipartisan di una politica autenticamente liberale sui temi dell’immigrazione ha infatti aperto uno spazio politico che i DS di Akesson sono riusciti a occupare con ottimi profitti elettorali. L’immigrazione rappresenterà  una delle questioni più spinose per il nuovo esecutivo. La politica di grande apertura che ha fatto della Svezia il Paese UE più ricettivo per i rifugiati extracomunitari è una delle migliori tradizioni politiche nazionali. Recentemente Stoccolma ha anche offerto una forma di asilo politico permanente ai profughi siriani. Secondo le ultime stime, però, 80mila profughi provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente dovrebbero trovare ospitalità sul territorio svedese nel prossimo anno. Molti cittadini e sempre più esponenti politici mettono in dubbio l’effettiva capacità del sistema svedese di accogliere i rifugiati.

Anche dal punto di vista economico, il nuovo esecutivo avrà di fronte a sé sfide difficili. Il governo Reinfeldt è stato uno degli alfieri del rigore in Europa, operando in patria una sistematica riduzione del welfare e la riduzione del ruolo economico dello Stato. Nel 2012 e nel 2013 la crescita svedese è stata rispettivamente dello 0,9% e dell’1,6%. Nel primo trimestre 2014 il PIL è diminuito dello 0,1%. L’esperimento liberista dell’ex-premier moderato è terminato con le elezioni di domenica scorsa. Nel suo discorso post-elezioni, il premier in pectore Lofven ha detto che la Svezia si trova di fronte a una situazione delicata. “Abbiamo migliaia di disoccupati”, ha detto, “e risultati scolastici in netto calo nei confronti di tutti gli altri Paesi dell’OCSE”. Il futuro premier intende lavorare per una rinascita del welfare svedese, che potrebbe finanziare imponendo nuove tasse. Una possibile alleanza moderati-populisti potrebbe cementarsi intorno all’opposizione a un aumento di una pressione fiscale già molto elevata.

Matteo Renzi, nella veste di segretario del Partito Democratico e leader della nuova sinistra europea, si è complimentato con Lofven parlando di “un’altra tessera che si aggiunge ad un’Europa progressista”, che rispetta gli impegni presi, ma manifesta “la necessità e l’urgenza di politiche di crescita”. Con il cambio al governo il rapporto tra Svezia e UE non dovrebbe però cambiare di molto, alla luce di una politica sostanzialmente bipartisan sui temi europei, in primis sulla necessità per l’Europa di proseguire sul risanamento dei conti pubblici. Il gelo nei rapporti con la Russia dovrebbe inoltre garantire una sostanziale continuità anche sui temi della politica estera, con maggiori investimenti nei settori della difesa e un più stretto rapporto con la NATO e gli alleati occidentali.

In foto il premier in pectore Stefan Lofven sul palco del Partito socialdemocratico la sera della vittoria (Photo by Socialdemokraterna)

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

Check Also

parlamento

Parlamento Ue, il nuovo assetto post Brexit

di Erica Gatti Nella seduta plenaria del 7 febbraio il Parlamento Europeo si è riunito a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *