mercoledì , 21 febbraio 2018
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Tragedia di Lampedusa: l’Europa chiamata a riscattarsi

Nelle dure parole del Ministro degli Interni italiano Angelino Alfano, la strage dei migranti di Lampedusa è stato un monito della Provvidenza volto a risvegliare le coscienze europee su uno dei più assordanti drammi delle relazioni con la sponda meridionale del Mediterraneo: la migrazione clandestina verso l’Italia. Troppe le richieste di aiuto italiane rimaste inascoltate nei palazzi di Bruxelles e troppe le storie di clandestini mai raccontate perché messe a tacere dalle acque dello stesso mare che li avrebbe dovuti salvare.

I numeri parlano di una tragedia senza fine: almeno 1.500 persone sarebbero morte nella traversata del Mediterraneo nel solo 2011, anno di enormi sconvolgimenti politici in Nord Africa. Nel 2013, più di 30.000 migranti, per lo più siriani, eritrei e somali, sono giunti via mare sul suolo italiano. Lo ricorda l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Antonio Guterres, al margine del Dialogo di Alto livello sulla Migrazione Internazionale e lo Sviluppo tenutosi in questi giorni a New York. Tra i partecipanti al Dialogo, il Commissario europeo per gli Affari Interni, Cecilia Malmstrom, raggiunta al telefono dal Ministro Alfano, con cui ha concordato sulla necessità di inserire il tema degli sbarchi all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri degli Interni europei in programma martedì prossimo.

La politica italiana rimane decisamente divisa sul tema dell’accoglienza ai clandestini. Numerose le accuse provenienti dalla Lega Nord, fautrice di una politica del pugno duro che costò all’Italia una sentenza di condanna dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel 2012 per il respingimento di migranti libici. Il Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge e la Presidente della Camera Laura Boldrini, sarebbero colpevoli, secondo alcuni rappresentanti della Lega, di aver reso l’Italia un Paese troppo accogliente ed appetibile agli occhi dei clandestini. E’ però lo stesso Alfano a ricordare che l’Italia è solo una porta verso l’Unione Europea e i suoi principi di democrazia e libertà. Per questo l’UE dovrebbe aprire gli occhi e dare risposte concrete.

Ma quali sono le principali richieste avvallate dall’Italia ai 28? Innanzitutto, come sottolinea Alfano, è necessario rivedere il regolamento Dublino II. Approvato dal Consiglio nel 2003, esso stabilisce i criteri ed i meccanismi per determinare quale sia lo Stato membro competente ad esaminare una domanda d’asilo. L’articolo 10 prevede che in caso di migrazione illegale verso un Paese dell’UE, quest’ultimo debba essere l’unico competente ad esaminare la richiesta di asilo del clandestino. Il peso del dramma della migrazione clandestina viene dunque riversato completamente sui Paesi di primo ingresso che si trovano alla frontiera dell’UE, tra i quali ovviamente l’Italia.

I Paesi del Centro e Nord Europa, spesso meta finale della migrazione, non possono mostrare indifferenza di fronte a una situazione così drammatica. Pronti a bacchettare i Paesi del Sud per le loro scarse performance economiche, sembrano aver dimenticato che la solidarietà tra Stati membri è alla base dello sviluppo di una politica comune in materia di asilo, immigrazione e controllo delle frontiere esterne, come sancito dall’art. 67 del Trattato sul Funzionamento dell’UE. Lo stesso Commissario Malmstrom, nell’accettare l’invito di Alfano a visitare Lampedusa, ha lanciato un appello alla solidarietà di tutti gli Stati membri per un caso che non è, e non rimarrà, isolato.

In secondo luogo, servono decisioni e azioni concrete da parte dell’UE. Ad esempio, per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i Paesi europei devono fare di più per dotare l’agenzia Frontex di strumenti adeguati al suo ruolo. La migrazione illegale, infatti, non può essere curata agendo solo sulle sue conseguenze e queste non devono comunque pesare unicamente sugli Stati di frontiera dell’UE. La questione va affrontata dalla sua origine ad almeno tre livelli: prevenendo il proliferare dei trafficanti sulle coste meridionali del Mediterraneo, lanciando un reale dialogo sulla migrazione, la mobilità e la sicurezza e, in ultima istanza, appoggiando concretamente la democratizzazione dei Paesi del Vicinato meridionale.

Intanto, in attesa che la migrazione clandestina nel Mediterraneo torni al centro del dialogo europeo, a Lampedusa continuano le ricerche dei dispersi, il recupero dei corpi delle vittime e ci si prepara a nuovi arrivi.

In foto, barcone di clandestini condotto in salvo presso Lampedusa (© Sicilia Today).

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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