lunedì , 19 febbraio 2018
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© Asteris Masouras - Flikcr

Tsipras ha vinto: Syriza al 36%, primo partito in Grecia

Coalizione con i Greci Indipendenti

Questa mattina Tsipras ha annunciato di aver formato una coalizione con il partito di destra Greci Indipendenti, che gli garantirà il voto di fiducia il 5 febbraio. Il quotidiano greco Ekathimerini nota che con un alleato di questo tipo un eventuale compromesso sulle misure di austerità potrebbe essere difficile da raggiungere; i toni del leader dei Greci Indipendenti Panos Kammenos sono molto critici nei confronti della Germania: “l’Europa è governata da neo – nazisti tedeschi” avrebbe detto, parlando della possibilità di rinegoziare il debito greco.

La Troika appartiene al passato

La notte elettorale di ieri in Grecia sarà ricordata a lungo. Alexis Tsipras, il leader del partito di sinistra radicale Syriza è arrivato al 36% dei voti, conquistando 149 seggi su 300 nel Parlamento greco. Il suo avversario, il premier uscente Antonis Samaras del partito di centrodestra Nea Dimokratia, si è fermato al 28%. Samaras è stato il principale interprete delle politiche di austerità, come ha rivendicato lui stesso commentando il voto: “lascio un Paese senza deficit, membro dell’Unione Europea e dell’euro, spero che questi risultati siano preservati dal nuovo governo”.

Il successo di Tsipras è nato prima di tutto dalla sua capacità di riunire gran parte della sinistra greca, un insieme variegato che aveva poco da invidiare a quella italiana per frammentazione e idealismo. Ma la Syriza del 2015 non è quella del 2012. Si tratta di un partito pragmatico, che guarda a tutte le classi sociali impoverite dalla crisi e propone, prima ancora che una ricetta economica dogmatica, una semplice preposizione: non si può lasciare gran parte della popolazione senza un lavoro e in alcuni casi senza i basilari mezzi di sostentamento.

Prima della crisi, la disoccupazione in Grecia era all’8%, oggi è al 25%, la più alta in Europa. Il PIL è crollato di circa 25 punti. Le misure di austerità che hanno colpito il settore pubblico, la cui incidenza sull’economia greca è forte, hanno provato i cittadini, che ieri hanno manifestato la volontà di cambiare le cose. Migliaia di sostenitori di Syriza si sono radunati in serata nel centro di Atene per ascoltare il discorso di Tsipras. Il leader greco ha usato parole nette: “oggi, la Troika è una cosa del passato”.

I numeri

Con 148 seggi, Syriza non ha comunque la maggioranza assoluta, ne servono 151. I seggi della lista di Tsipras non bastano dunque per un governo monocolore. Nonostante il premio di maggioranza, il sistema elettorale greco resta fondamentalmente proporzionale. Il secondo partito è Nea Dimokratia, con 77 seggi. Segue l’estrema destra di Alba Dorata con 17 (è il terzo partito, ma si ferma poco sopra il 6%), il nuovo partito liberale di centro To Potami (16), i comunisti del KKE (16) e infine il Pasok e i Greci Indipendenti, con 13 seggi ciascuno.

Il Pasok, storico partito socialista, è ormai quasi scomparso: vicino al 50% al suo debutto elettorale nel 1981, è rimasto poco sopra il 4% ieri. Kinima, la nuova formazione di George Papandreu, il Primo Ministro socialista in carica quando il caso del debito greco è esploso, non è riuscita a superare la soglia di sbarramento.

Cosa succede adesso

Il Presidente della Repubblica darà a Tsipras, in quanto leader del partito più votato, tre giorni per formare un governo. Gli servono almeno 151 parlamentari. Difficilmente Syriza potrà allearsi con ND o il Pasok, al governo in coalizione fino a ieri e duramente criticati per le loro politiche. Anche i comunisti del KKE sembrano esclusi (hanno del resto commentato in modo critico la vittoria di Syriza) così come Alba Dorata.

Le due possibilità più accreditate sono un’apertura verso il centro liberale di To Potami – ipotesi preferita dall’Europa – o verso i Greci Indipendenti (ANEL), che condividono la battaglia per allentare le politiche di austerità, pur rimanendo su posizioni molto diverse e di destra per quanto riguarda altri temi, come l’immigrazione. Se Tsipras non riuscirà a formare un governo, toccherà al secondo partito più votato, e così via: al terzo fallimento, il Parlamento viene sciolto e si torna a votare. In ogni caso, si voterà presto per il nuovo Presidente della Repubblica e ci vorranno 180 voti per eleggerlo. Se si dovesse fallire, come successo lo scorso dicembre, anche in questo caso saranno indette nuove elezioni generali.

Le reazioni in Europa

Uno dei primi commenti è arrivato dal Presidente della Bundesbank Jens Weidmann, che in modo piuttosto freddo ha ricordato ai greci la necessità di rispettare gli accordi: “spero che il nuovo governo non metta in dubbio quanto ottenuto”. Per Le Monde è “una vittoria storica della sinistra radicale”, mentre il Financial Times si chiede se Tsipras sarà un Lula o un Chávez (il primo, ex Presidente brasiliano radicale divenuto riformista, il secondo espressione di un nuovo comunismo che ha quasi rovinato il Venezuela e la sua industria petrolifera). Sulla prima pagina del Times di Londra, un poster della propaganda sovietica sotto il titolo: “l’Europa scossa dalla rivolta greca contro l’austerity”.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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