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Un nuovo ponte europeo fra due Stati membri in difficoltà: una prima svolta per Romania e Bulgaria

Ultimamente l’Europa in crisi fatica a guadagnare consensi. Si discute di finanziamenti, di conti che non tornano, dell’economia che non riparte. Eppure, basterebbe spostare un po’ più in là lo sguardo per accorgersi che c’è anche dell’altro. L’Unione non ha una visione miope, non si preoccupa solo del presente, ma progetta e costruisce il proprio futuro. Costruisce come nel caso del ponte Dunav Most II, che collegherà la cittadina rumena di Calafat con quella bulgara di Vidin. Si tratta del secondo ponte sul Danubio, che collega due dei Paesi più in difficoltà dell’UE: Romania e Bulgaria. Il primo ponte, detto “dell’amicizia”, risale ai tempi del comunismo e ad oggi non è in grado di sostenere il traffico commerciale fra i due Stati.

L’idea di un ponte è nell’aria dagli anni ’90. All’epoca, la situazione internazionale non ne favorì la realizzazione: con la dissoluzione della Jugoslavia e i conflitti che essa portò, la situazione era troppo instabile. Il progetto tornò a far parlare di sé nel 2007 quando sia Romania che Bulgaria entrarono a far parte dell’Unione Europea. I rapporti fra i due Paesi erano buoni, o meglio, le due nazioni si ignoravano a vicenda. La Bulgaria è sempre stata vista come più vicina alla cultura russa, mentre la Romania con il suo alfabeto latino rivendicava una maggiore vicinanza all’occidente. Proprio grazie al progetto del Dunav Most II, i due Paesi hanno imparato a conoscersi, scoprendo di avere molto in comune.

Dopo più di cinque anni di lavoro e progetti, finalmente il 14 giugno il ponte è stato inaugurato: lungo 1300 metri, comprende due corsie per ogni senso di marcia, due marciapiedi, una pista ciclabile e una linea ferroviaria all’avanguardia. Scherzando sui tempi di realizzazione, il Capo di governo bulgaro Plamen Orešarski dichiara: «Mi spiace che il ponte abbia una storia così lunga, mi dicono che i romani l’avrebbero costruito più velocemente». Sotto l’Impero romano, infatti, erano stati costruiti più ponti sul Danubio, oggi andati distrutti. L’ironia del Primo Ministro bulgaro non è però ben accetta da tutti: molti infatti avanzano sospetti sulla gestione dell’opera. I lavori sono stati eseguiti da una ditta spagnola: ci si interroga dunque perché la costruzione non sia stata affidata a un’impresa locale, così da rendere maggiormente partecipe la popolazione. Inoltre, sembra che si sia registrato un divario fra i salari dei dipendenti provenienti dall’estero e quelli locali.

Le due cittadine che saranno collegate dal Dunav Most II non soffrono solo della crisi economica che ha colpito l’intera Europa, ma anche di problemi risalenti alla caduta del comunismo. A tal punto che i cittadini di Vidin, sulla sponda bulgara del Danubio, sono per lo più occupati nella pubblica amministrazione. Durante il periodo comunista, la cittadina era diventata un importante polo industriale grazie all’industrializzazione pianificata, ma in seguito al crollo del Muro le grandi aziende avevano avuto sempre più difficoltà a reggere la concorrenza: ad oggi la maggioranza di esse hanno chiuso o si sono trasferite. Sorte simile è toccata alla rumena Calafat. Le speranze comuni sono che il nuovo ponte possa portare nuove opportunità e investimenti nella regione, regalandole un nuovo splendore. Fino ad oggi lo scambio commerciale fra le due sponde avveniva soprattutto tramite traghetti, i quali però non partivano se non carichi al completo: questo poteva ritardare di ore le consegne. Il ponte favorirà gli scambi, agevolando le comunicazioni e i commerci non solo fra Romania e Bulgaria, ma anche fra queste e altri Stati limitrofi come Serbia, Turchia, Macedonia e Grecia.

Dunav Most II non deve però essere visto come un punto di arrivo, piuttosto come un ottimo punto di partenza: intorno al ponte, le infrastrutture sono ancora tutte da rinnovare e da costruire. La linea ferroviaria che vi transiterà è datata e incapace di sostenere il flusso di traffico che potrebbe portare il ponte, mentre la linea stradale dovrà essere modificata e rinforzata. Il Dunav Most II è l’inizio di una sfida che Romania e Bulgaria dovranno portare avanti insieme, naturalmente con il contributo e l’assistenza dell’Unione Europea, che ha partecipato alla costruzione dell’opera con 106 milioni di euro. All’inaugurazione era infatti presente il Commissario per le politiche regionali Johannes Hahn, il quale ha auspicato che il “Nuovo ponte europeo”, come da lui soprannominato, apra nuove possibilità non solo economiche e commerciali, ma anche di collaborazione culturale fra i due Paesi.

 In foto: il Commissario per le politiche regionali Johannes Hahn all’inaugurazione del ponte Dunav Most II (Foto: European Commission)

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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One comment

  1. GeertWilders4president

    I romeni ed i bulgari per il loro bene fanno bene a dir no all’europa. Il ponte, se pèroprio lo vogliono, se lo faranno loro quando la loro economia sarà migliore. Ma stando con l’Europa, rischieranno di non vedere mai la prosperità.

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