giovedì , 16 agosto 2018
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Un ritratto di Ariel Sharon

C’è chi dice che se n’è andato già otto anni fa quando a seguito di un infarto entrò nella spirale senza scampo del coma. C’è chi dice che avrebbe dovuto andarsene ancora decine di anni fa per la scia di sangue che si è portato dietro. E c’è chi ancora oggi piange come se fosse stata una morte improvvisa e inaspettata dell’uomo che a detta di tutti ha dato la sua vita per il popolo israeliano. Una cosa è certa, Ariel Sharon ha fatto la Storia del Medio Oriente.

Appartenente ad una famiglia di immigrati ebrei russi, nasce alle porte di Tel Aviv nel 1928 e percorre tutte le più importanti tappe dello Stato d’Israele, dalla sua formazione, alla difesa, al rilancio e sviluppo in campo economico e sociale. Nel 1948, è già in prima linea a combattere per l’indipendenza di Israele, nel 1956 partecipa alla guerra del Sinai. Nel ’67 esce come trionfatore nella Guerra dei sei giorni e partecipa anche alla Guerra del Kippur (1973). Fautore dei primi insediamenti dei coloni negli anni ‘70, ha ricoperto il ruolo di Premier di Israele dal 2001 (dal 2005 nelle file del nuovo partito da lui fondato, Kadima).

Nel 2000, a seguito della sua famosa “passeggiata” nella spianata delle Moschee a Gerusalemme, scatena la seconda intifada che durerà diversi anni con migliaia di morti, tra cui un migliaio anche fra civili e soldati israeliani. In questi anni Ariel Sharon inizia la costruzione del muro di separazione con la Cisgiordania. Nel 2005 dimostrandosi ancora una volta un uomo imprevedibile, approva il ritiro dalla Striscia di Gaza con relativo smantellamento delle colonie.

Ma forse il momento più difficile della sua lunga carriera è stato nel 1982 quando ricoprendo il ruolo di Ministro della Difesa non interviene per impedire uno dei più grandi massacri di tutti i tempi, quello di Sabra e Chatila, dove morirono un numero elevato e ancora imprecisato di rifugiati palestinesi e sciiti libanesi in pochi giorni.

La sua morte è riuscita ad unire in atti di giubilo sia i Palestinesi che, paradossalmente, anche gli Ebrei ultra-ortodossi (Neturei Karta): i primi gli attribuiscono la misteriosa morte di Arafat, i secondi lo accusano dell’ingiustificato ritiro unilaterale delle truppe israeliane da Gaza e parte della Cisgiordania.

Sarà proprio il suo partito, il Likud, tradizionalmente liberale e nazionalista, a costringerlo nel 2005 alle dimissioni che lo porteranno a fondare il Kadima e a posizionarsi verso ideali più centristi, supportato anche dall’attuale Presidente dello Stato d’Israele nonché Premio Nobel per la Pace Shimon Peres. Durante il suo governo riuscì a valorizzare al massimo le attività non solo nel settore industriale e agricolo, ma anche nel campo dell’istruzione e della sanità. Sempre durante il suo mandato sviluppò e consolidò le relazioni internazionali, specie con gli Stati Uniti, dai quali ebbe supporto finanziario e militare (scudo difensivo antimissile).

Tutti i giornali internazionali danno ampio risalto alla sua morte, mentre in un’intervista uno dei suoi due figli, Gilad Sharon ha dichiarato “He has gone. He went when he decided to go”, riaprendo anche un dibattito, questa volta sul fronte etico, sull’opportunità di tenere in vita allo stato vegetale un uomo per oltre 8 anni. Nel frattempo a Gaza vengono distribuiti dolci per ricordare che Sharon non è stato un eroe per tutti.

(Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

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2 comments

  1. Parla di Neturei Karta (meno di un migliaio in tutto il mondo!) come se fossero stati contrari alla deportazione degli Ebrei da Gaza…mentre sono favorevoli alla deportazione di TUTTI gli Ebrei da Israele, che vogliono sotto controllo arabo!
    Sono una frangia di fanatici fuori di testa, PRO ARABI, fra i piú assidui frequentatori di Ahmedinejad, favorevoli alla distruzione dello Stato d’Israele, assolutamente antisionisti, e a Meah Shearim fra i cosiddetti ultra-ortodossi gli proibiscono di entrare nelle sinagoghe, eccetera?
    ***********************************************************

    • Aurora Aronsson buonasera,
      grazie per la sua email.

      Non credo di aver ben capito la sua domanda e questo mi dispiace in quanto tocca temi interessanti e perfetti per aprire un dibattito (pertanto la invito a continuare a seguirci e a scriverci).

      Sicuramente la questione rimane delicata, dove le ragioni e i torti delle parti (e col termine parti escludo solo pochissimi attori internazionali) si confondono e fondono giorno dopo giorno e dove le verita’ sono diventate torti per poi tornare verita’ e quindi accora torti, etc. etc…

      Solo una condivisione della memoria col rispetto reciproco del dolore potranno aiutarci a vedere e a dare un futuro a questi popoli.

      Un abbraccio speciale.

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