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Photo © Luigi Torreggiani - www.flickr.com, 2011

Un viaggio in Serbia (parte 1): corruzione e privatizzazioni

di Cristiano Barducci

21 gennaio 2014, Bruxelles: la Serbia apre ufficialmente i negoziati per entrare nell’UE. I delegati UE, citando il progress report 2013, parlano, non senza soddisfazione, dei progressi serbi, a cominciare da una ormai acquisita “normalizzazione” nei rapporti con il Kosovo. Eppure, a qualche migliaio di chilometri, il cielo sopra Belgrado non è ancora libero da nubi.

“Ciò che occorreva alla UE era un governo presentabile” – sostiene Dusan.  “Il nuovo governo piace a Bruxelles più di altri, ecco spiegato il report positivo” , gli fa eco Marko. Ha perso il lavoro: “da tre anni, come molti qui”. Dusan, invece, un lavoro ce l’ha, e pure ben pagato. Il primo si occuperebbe di installazioni di impianti di areazione in alberghi e uffici, principalmente per società russe. Il secondo ha una laurea in economia ottenuta in Scozia, che “mi consentirebbe di lavorare in tutto il mondo”. Eppure è tornato a casa, al soldo di imprese straniere che vogliono trasferire il proprio business in Serbia, cui presta opera di consulenza come analista finanziario.

Casi diversi, ma uniti dalla medesima convinzione: la Serbia se la sono svenduta. Come altri Paesi dello stesso colore politico, nel periodo di transizione dal comunismo all’economia di mercato Belgrado ha dovuto affrontare un processo di privatizzazione delle imprese statali con più luci che ombre, peraltro tuttora in corso.

Adattando Tacito, che critico dell’imperialismo romano osservava come avessero “fatto un deserto, chiamandolo buon governo”, la frase potrebbe essere “hanno privatizzato un deserto, e l’hanno chiamato welfare”. Deserto perché la situazione economica della piccola repubblica balcanica è in sofferenza: mercato del lavoro connotato da forte rigidità, bassi salari, alto livello di corruzione, soprattutto nella sanità e nel mondo degli appalti pubblici.

Non mancano le voci critiche. Sasa Radulovic era l’uomo individuato dall’ex premier Dacic per risollevare le sorti della fragile economia serba. Salito allo scranno più alto del dicastero nel settembre 2013, a gennaio è già fuori: lettera di dimissioni irrevocabili. Scrive: “né il governo inteso come organo collettivo, né il Ministero dell’Economia sono stati coinvolti veramente nella definizione delle politiche economiche. A questo lavorano il Ministro delle Finanze e l’ufficio del Primo Ministro”. Caso vuole che quest’ultima entità (“L’ufficio del Primo Ministro era e rimane il maggiore ostacolo a tutte le riforme”, scrive ancora, amaramente, Radulovic) fosse guidata da Alexandar Vucic, il neo premier: una coincidenza o una spia di una continuità di intenti ben studiata?

Oggi Radulovic, con la sua associazione ‘Ora basta’, è in prima linea contro il disegno di legge che dovrebbe aggiornare l’attuale sistema di privatizzazioni e che prevede, tra gli altri metodi, la negoziazione diretta con gli investitori senza procedura ad evidenza pubblica, istituzionalizzando quella che di fatto in Serbia è pratica comune da anni.

Nella sua battaglia ha un alleato prezioso: Miroslava Milenovic. La Poirot donna, come la dipingono i media locali, è una donna piccola e nervosa con gli occhi vispi: quando accetta di incontrarmi in un oscuro ufficio in uno dei palazzi del potere penso di trovarla segnata dalla malattia, visto che ufficialmente si è dimessa da consulente del Ministero dell’Economia per motivi di salute, appena poche settimane fa. Non è così.

La Milenovic, che oggi è tornata a tempo pieno al suo lavoro presso il Consiglio Anti Corruzione, se ne è andata per un’altra ragione: era –ed è – scontenta della perdurante mancanza di trasparenza del governo serbo nella gestione dell’economia nazionale. Quando Radulovic era al dicastero dell’Economia, le spese del Ministero erano state rese di pubblico dominio. “Dopo le sue dimissioni però hanno smesso –afferma tagliente- quando sono tornata a fine aprile, ho ottenuto che rendessero pubbliche le spese nel periodo tra gennaio ad aprile e così è stato fino a quando non mi sono dimessa, il 28 maggio. Dopo più nulla, perché? ”.

Il nuovo disegno di legge sulle privatizzazioni, che Belgrado vorrebbe adottare entro la fine dell’anno, non le piace proprio: denuncia la probabile introduzione del metodo di negoziazione diretta (“inaccettabile, pensare di istituzionalizzare la discrezionalità nel decidere chi è un investitore strategico e chi no, in base a criteri oscuri, è indegno di una democrazia”), rileva come l’aria non sia affatto cambiata nonostante il nuovo governo: “Vucic ha una buona immagine, quella di un politico che vuole combattere la corruzione e sbattere i cattivi in cella: la realtà, però, è un po’ diversa”.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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