venerdì , 24 novembre 2017
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Kosovo
Photo © Quinn Dombrowski, www.flickr.com, 2010

Un voto annunciato: il Kosovo di nuovo alle urne

A distanza di due anni, ecco un nuovo voto anticipato in Kosovo. Due anni passati, purtroppo, senza che il governo riuscisse a risolvere le grandi questioni che impediscono al Paese di svilupparsi e progettare un futuro. I due partiti al governo, LDK e il PDK, sono sempre stati antagonisti, ma, nel giugno 2014, si sono trovati costretti loro malgrado a stringere un’alleanza e dar vita ad un governo a dir poco problematico.

Kosovo: due anni con un governo in agonia 

Numerose sarebbero state le questioni da affrontare, dalla libertà di stampa alla disoccupazione dilagante, ma ben poco è stato fatto. Sotto pressioni internazionali, in particolare da parte dell’Unione Europea, Pristina aveva avviato una serie di trattative con Belgrado per normalizzare i rapporti creando l’Associazione delle municipalità serbe in Kosovo e con Podgorica per definire i confini fra i due stati.

Eppure, neanche questi tentativi hanno portato a risultati apprezzabili: i colloqui con la Macedonia si sono rivelati inconcludenti, mentre l’Associazione delle municipalità serbe risulta essere un ente formale sganciato dalla realtà. Due anni in cui si sono susseguite crisi e manifestazioni di piazza accumunate dal sentimento di esasperazione della popolazione. Piuttosto che un governo, si è trattata di una lunga e lenta agonia, che, infine, è arrivata alla sua fine naturale: il PDK, pur essendo uno dei partiti al governo, si è unito alle opposizioni votando la sfiducia del premier Isa Mustafa (LDK) e decretando così la fine dell’esecutivo.

E ora, quale futuro? Ipotesi davanti ad un buon caffè

Se per prevedere le sorti future del Kosovo bastassero dei fondi di caffè, almeno si potrebbe goderci un buon caffè caldo, magari di quelli lunghi preparati alla maniera turca. Aspettando il tempo necessario perché si depositi il fondo, per poi sorseggiarlo con calma. Purtroppo il caffè non serve, se non a raccogliere un attimo le idee e provare ad immaginare cosa ci si può aspettare nelle prossime settimane. La data per le votazioni è stata fissata per l’11 giugno, manca quindi meno di un mese.

Si aprirà immediatamente una campagna elettorale subito feroce, anzi, è già iniziata con le dichiarazioni di Ramush Haradinaj, leader dell’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK), secondo cui la Serbia dovrebbe eliminare il Kosovo dalla sua Carta Costituzionale, altrimenti sarà il Kosovo ad annettere un terzo della Serbia al suo territorio. Dichiarazioni ovviamente subito riprese dalle agenzie di stampa serbe e che stanno creando non pochi malumori a Belgrado.

Da considerare poi, c’è anche un altro fattore che potrebbe innervosire i politici kosovari: il Tribunale speciale per giudicare i crimini dell’UÇK, istituito nel 2015, ha iniziato i suoi lavori e a breve arriveranno i primi rinvio a giudizio. La maggioranza delle persone coinvolte sono oggi politici di spicco, che quindi avranno tutto l’interesse di salire al governo. La campagna politica cercherà di attirare l’attenzione dell’elettorato su temi nazionalisti, come già ha iniziato a fare Haradinaj, e sulle questioni territoriali ancora aperte con la Macedonia.

Ancora una volta non saranno affrontati i veri problemi del Kosovo: l’economia mai decollata, la conseguente disoccupazione, l’emigrazione giovanile, la corruzione che impedisce all’apparato statale di funzionare come dovrebbe, la tutela delle minoranze e la loro integrazione, la creazione di una società civile vivace e critica.

Infine, cosa si potrebbe dedurre dai fondi di caffè? Potrebbero predire una sfida all’ultimo voto fra i due partiti maggiori, PDK e LDK, ovvero i partiti tradizionali, da sempre sulla scena politica kosovara. Un voto a uno dei partiti con più esperienza e con esponenti famosi. Oppure, invece, potrebbero predire un voto di protesta contro la politica, che andrebbe a nuovi movimenti probabilmente di estrema destra o di estrema sinistra. Un voto di rabbia e di esasperazione, sperando di segnare così la svolta nella storia politica del Kosovo.  Comunque, i fondi di caffè non sono poi così attendibili. Meglio non darci troppo peso.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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