giovedì , 16 agosto 2018
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Una legge elettorale europea contro l’ingovernabilità ?

L’esito delle elezioni italiane ed il rischio ingovernabilità danneggeranno l’Europa più di quanto si pensi. Se non verrà raggiunto un accordo tra le forze politiche oppure non verranno siglate collaborazioni tra soggetti estremamente eterogenei tra loro (ad esempio il Partito Democratico e Popolo della Libertà), l’Italia finirà a crogiolarsi per mesi nell’immobilismo più puro.

Innanzitutto, l’instabilità politica causerà instabilità finanziaria. Gli spread dei Paesi periferici rispetto ai titoli tedeschi torneranno pericolosamente ad allargarsi, mettendo ulteriormente sotto pressione le finanze già traballanti di Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. La BCE potrà parzialmente compensare con politiche monetarie espansive, ma non è auspicabile che l’Eurotower comprometta nuovamente la propria indipendenza per sanare gli errori degli Stati. Il bilancio dell’istituto centrale è inoltre già pieno zeppo di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà ed i suoi margini di manovra sono molto risicati.

Con l’approssimarsi dell’autunno se l’Italia non avrà risolto il suo problema di ingovernabilità, le grandi turbolenze arriveranno con l’approvazione della legge di stabilità. Chi si prenderà la responsabilità di fare nuovi sacrifici (dopo sei mesi di instabilità saranno sicuramente necessari) e perdere le elezioni successive? Difficilmente infatti questa legislatura durerà cinque anni e c’è il forte rischio che molti partiti possano lanciarsi in strategie dannose ed a breve termine.

La situazione è preoccupante. Lo testimonia il fatto che la Commissione Europea, nell’ultimo comunicato stampa, affermi di non essere preoccupata e che l’Italia dovrà rispettare gli impegni presi. La tensione è facilmente percepibile leggendo tra le righe. Il nostro Paese rischia infatti di mandare in fumo i lunghi percorsi di risanamento dei bilanci intrapresi con difficoltà dalla maggior parte dei Paesi dell’Eurozona. La crisi dei debiti sovrani è cominciata essenzialmente a causa di timori e mancanza di fiducia nei confronti di un’Europa sempre più paralizzata ed incapace di progettare a lungo termine. Proprio ora che il crollo pareva arrestarsi grazie agli interventi di Draghi ed alle iniziative della Commissione Europea, più lungimiranti di quelle intraprese dai singoli Stati, rischia di ricominciare tutto da capo. E con l’economia reale molto più dissestata di qualche anno fa.

Non solo è difficile intravedere una soluzione ma anche molto soggettivo. Alcuni si augurano un’intesa tra il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle, altri un “governissimo” tra Pd e Popolo delle Libertà. C’è bisogno di una grande maturità di tutti partiti e di un grande senso di responsabilità, per parafrasare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La strada delle elezioni anticipate purtroppo non è percorribile perché con questa legge elettorale emergerebbe nuovamente un Senato spaccato. Sarà quindi inevitabile che la legislatura vada ad iniziare, ma molto difficile che si trovi un accordo tra le forze politiche per una nuova legge elettorale.

A questo punto la soluzione a questo caos potrebbe inaspettatamente giungere dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo. In comune accordo potrebbero avviare un rapido cantiere verso la definizione di “standards elettorali” europei che diano governabilità alle leggi elettorali di ogni Stato. Una sorta di legge elettorale europea che elimini molte delle disparità presenti nei vari sistemi politici. Sarebbe sufficiente un premio di maggioranza su base nazionale anche al Senato oppure la fiducia non vincolante di quest’ultima camera facendo in modo che si occupi solo di questioni regionali, spezzando così l’ormai obsoleto bicameralismo perfetto.

Molti potrebbero obiettare che negli altri Stati le leggi elettorali funzionano e sono lo specchio delle varie culture politiche. Questo è innegabile. Ma per costruire l’Europa ognuno deve saper rinunciare ai campanilismi per ottenere il massimo beneficio comune. Il nuovo parlamento italiano, a quel punto, dovrebbe solamente recepire le proposte europee e tornare velocemente al voto entro l’autunno. Il nuovo e stabile governo potrebbe avere la forza e, si spera, la capacità di portare l’Italia insieme all’Europa fuori dal tunnel.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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2 comments

  1. E magari perche’non dirci anche come dobbiamo votare . Se la democrazia e’ un problema lo dicano apertamente i burocrati non eletti della commissione , insieme ai compari della BCE ( istituto privato ).
    Poi si domandano il perche ‘ del odio verso questa Europa …

    • Fabio Cassanelli

      Caro Francesco,
      una legge elettorale comune a tutti gli Stati europei non vuol mica dire cancellare la democrazia.
      Si sta parlando di rendere omogenea la legislazione dei vari Paesi in ambito elettorale, in modo da garantire governabilità e superare tutti i meccanismi bloccanti nelle varie democrazie. Insomma, ricercare uno standard comune di qualità per tutti.
      Un saluto.

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