lunedì , 19 febbraio 2018
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Ungheria
Viktor Orban © European People's Party - www.flickr.com, 2011

Ungheria, la scuola scende in piazza contro Orban

Il 13 febbraio a Budapest decine di migliaia di cittadini ungheresi hanno manifestato davanti al Parlamento nazionale contro il sistema scolastico pubblico. Studenti e professori hanno formato un unico coro per chiedere la decentralizzazione del sistema educativo riformato dal governo conservatore di Viktor Orbán nel 2012.

Le origini della protesta

La manifestazione avvenuta nella capitale è solo l’ultima delle tante intraprese dalle scuole di tutto il Paese. Le proteste sono rivolte principalmente alla nazionalizzazione della pubblica istruzione introdotta da Orbán nel corso del suo precedente mandato. Tutto ha avuto inizio con una lettera, datata 6 gennaio, scritta dal liceo Herman Otto di Miskolc (quarta città ungherese per grandezza) e indirizzata al governo. Nell’appello, rimasto inascoltato, studenti e professori chiedevano sostanzialmente la revisione del sistema educativo vigente. L’appello è presto diventato una vera e propria piattaforma comune sottoscritta da più di 500 scuole in tutto il Paese e da oltre 29.000 persone. Nelle settimane successive sono stati organizzati presidi in 10 città con l’intento di denunciare la super-centralizzazione dell’educazione pubblica.

Il sistema scolastico ungherese

A seguito della riforma scolastica di Fidesz (il partito del Presidente Orbán), il sistema educativo pubblico è passato dalla forte autonomia degli anni ’90 alla centralizzazione attuale. La nazionalizzazione della scuola pubblica garantisce al governo centrale un controllo capillare favorito anche dal KLIK, un sistema di vigilanza e gestione della scuola. L’esecutivo amministra anche gli appalti per la fornitura del materiale scolastico e la scelta dei libri di testo.

Per insegnanti e studenti la situazione si è fatta ormai insostenibile. Stipendi fortemente inferiori rispetto alla media europea e aumento delle ore lavorative tra i principali motivi di protesta da parte dei professori. L’innalzamento dello stipendio promesso dal governo è stato irrisorio, a fronte però di un sostanziale aumento dell’orario lavorativo e l’eliminazione dei premi di merito.

L’indipendenza economica, che dovrebbe caratterizzare gli istituti, è venuta meno, lasciando spazio ad una centralizzazione che mette a rischio la solidità della scuola stessa. Tutte le richieste anche per il materiale scolastico devono passare per il governo centrale. La restaurazione dell’indipendenza delle singole realtà è invocata come un diritto, in quanto vista come l’unica soluzione per un funzionamento migliore dell’apparato educativo. Gli insegnanti non sono più liberi di scegliere i testi per le lezioni che vengono invece imposti con un autoritarismo considerato da molti eccessivo e limitante.

L’Ungheria di Orbàn

Orbán risponde alle proteste accusando i manifestanti di essere oppositori del governo. A smentire le sue illazioni però è l’appoggio del PDSz, uno dei sindacati più grandi nel mondo scolastico, che in passato aveva manifestato anche contro governi di centro sinistra. Questo sottolinea come il malcontento non sia legato a interessi di partito, ma generalizzato.

Un dato è certo: l’OCSE nel 2015 ha evidenziato come l’Ungheria investa considerevolmente meno nella scuola rispetto agli altri Paesi membri dell’organizzazione. È bene inoltre ricordare che, in occasione della revisione costituzionale, il governo Orbàn ha introdotto un importante limite per i neo-laureati ungheresi: vietato emigrare per scopi lavorativi in un altro Stato per un lasso di tempo equivalente agli studi fatti. Oltre quindi a limitare la possibilità di un’educazione alla pari degli altri Stati europei, impedisce ai propri cittadini di costruirsi un futuro in un altro Paese.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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