martedì , 14 agosto 2018
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Ivan Scalfarotto, deputato PD che si batte per i diritti delle coppie omosessuali © amalacalabria - www.flickr.com, 2010

Unioni civili, Italia condannata

La sentenza  Oliari and others v. Italy della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, in materia dei diritti delle coppie omosessuali, si iscrive all’interno del lungo e non ancora completato processo di acquisizione di pari diritti e opportunità per tutti i tipi di coppie, nell’ambito di un dialogo tra le istanze giurisdizionali più importanti in Italia (Corte di Cassazione e Corte Costituzionale) e sovranazionali (nel caso di specie, la Corte Europea dei diritti dell’Uomo).

Il diritto italiano e il panorama internazionale sulle unioni civili

Secondo il codice civile italiano (in vigore dal 1942) il matrimonio si fonda anche sul requisito specifico della diversità di sesso tra i due sposi. Ciò si desume  dalla morfologia delle parole utilizzate negli articoli 79 e seguenti del codice civile. Questo requisito, che poteva essere ancora generalmente accettato in una  società appena industrializzata come quella italiana del Ventennio, al giorno d’oggi è scosso nelle sue stesse fondamenta dal fatto che in molti Paesi europei  (ad esempio Regno Unito, Spagna e, dopo il referendum di quest’anno, anche in  Irlanda), il matrimonio è un regime giuridico della propria vita affettiva e patrimoniale  aperto a tutti i tipi di coppia o,  come in Germania, Svezia, Croazia,  dal fatto che esistono regimi ad hoc che nella quasi totalità degli effetti  sono equiparabili al matrimonio.

Da ultimo si può ricordare la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 26 giugno scorso con cui si è legalizzato e reso costituzionalmente fondato il same sex marriage. E la Costituzione italiana? Gli articoli 2 e 3 sono i più citati su questo argomento: il primo sancisce  il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo come singolo e nelle formazioni sociali in cui esercita la sua personalità,  e l’altro il principio di eguaglianza  formale e sostanziale. Non si parla dunque di diversità di genere come deterrente perché  due persone dello stesso sesso possano fondare una famiglia.

Le sentenze passate e le scelte legislative

Nonostante questo, la Corte Costituzionale nel 2010 e la Suprema Corte di Cassazione nel 2015 si sono espresse negativamente per quanto concerne l’ammissibilità, stante l’attuale assetto legislativo, dell’applicazione del regime matrimoniale in via analogica alle coppie del medesimo sesso. E’ compito  del Parlamento e non dei giudici adeguare le leggi del Paese a una sensibilità radicalmente mutata. La Corte Costituzionale, in vari obiter dicta (dei giudizi vincolanti), ha sottolineato come sia invece più consono adottare un regime specifico, ad esempio l’adozione di una normativa sulle unioni civili, comprendenti partner sia di sesso uguale o diverso.

Cosa ha fatto il legislatore? Una serie di proposte di emendamento al codice civile culminate il 10 giugno scorso  nell’approvazione alla Camera di una mozione per  l’approvazione delle Unioni Civili. Tuttavia,  numerosi Comuni, come quello di Milano, hanno un registro  per le Unioni Civili, formalmente solo per valore simbolico.

La  sentenza della Corte Europea

I ricorrenti sono tre coppie omosessuali che, dopo aver esaurito le vie di ricorso interno ( e quindi più o meno, dopo una decina d’anni) hanno  sottoposto le loro pretese alla Corte  facendo leva sull’interpretazione particolarmente evolutiva data dalla Corte stessa  all’articolo 8 della CEDU che tutela il diritto al rispetto della vita privata e famigliare. Le coppie lamentavano l’impossibilità di poter salvaguardare legalmente il vincolo affettivo che univa i vari partners.

La Corte, dopo un’attenta comparazione tra i diritti dei vari membri del Consiglio d’Europa, le raccomandazioni dello stesso Consiglio e il parere stesso della Corte Costituzionale Italiana del 2010, ha stabilito che la legislazione italiana non ha rispettato i fondamentali bisogni di una coppia che si sia impegnata in una relazione stabile e matura. Essa ha infatti stimato che nemmeno l’introduzione, nel 2013, dei contratti di convivenza può essere sufficiente a tale riguardo, essendo il loro scopo limitato all’aspetto patrimoniale della relazione. I giudici di Strasburgo hanno poi ritenuto che sussistesse anche una violazione dell’articolo 12 (diritto di sposarsi), 14 (divieto di discriminazione) e 41 (equa riparazione) della CEDU. Si spera dunque che, visto l’effetto “pilota” delle sentenze di questa corte, in Italia si superi un dibattito sul tema che il più delle volte è fine a se stesso per procedere a un’effettiva protezione della sfera affettiva e patrimoniale di tutti i cittadini.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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