martedì , 14 agosto 2018
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Un’Unione migliore? Barroso alla plenaria del Parlamento Europeo

Quando si è tutti sulla stessa barca, nessuno può dire: il tuo lato della barca sta affondando. Così si è espresso il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, in una delle frasi più efficaci del suo terzo e probabilmente ultimo discorso sullo Stato dell’Unione, tenuto ieri a Strasburgo di fronte alla plenaria del Parlamento Europeo. In un esempio di notevole retorica per un Presidente che ha sempre fatto di prudenza e moderatismo politico il suo punto di forza, Barroso ha rivendicato con forza le decisioni prese per rispondere alla crisi dell’euro e ribadito l’importanza di continuare le riforme strutturali per consolidare la ripresa, a suo avviso ormai a portata di mano.

Tradizione inaugurata nel 2011 sul modello del discorso che il Presidente degli Stati Uniti tiene annualmente di fronte al Congresso, si è trattato di un’occasione per tirare le fila del lavoro svolto dalla Commissione – i cui membri erano tutti presenti in aula – nel mandato quinquennale che si avvia ormai alla conclusione, il secondo a presidenza Barroso. E nonostante i dati economici parlino di una ripresa economica ancora piuttosto timida, piena di incertezze e difficilmente capace di offrire opportunità ai 26 milioni di disoccupati del continente, il funzionario europeo di grado maggiore non poteva che mostrare ottimismo e spronare i suoi colleghi, i parlamentari europei e i funzionari degli Stati membri a completare le riforme strutturali in cantiere, sfruttando al massimo gli 8 mesi che ci separano dalle elezioni europee e dal rinnovo della Commissione. Priorità assoluta in tal senso è il completamento dell’unione bancaria per assicurare stabilità finanziaria e accesso al credito per le imprese. Diverse sono poi le misure citate da Barroso in materia di mercato unico, lotta alla disoccupazione giovanile, agenda digitale, ricerca e sviluppo e politica commerciale.

Il tono del dibattito che è seguito all’intervento del Presidente, piuttosto acceso e su linee politiche chiaramente definite, sembra dare il via alla campagna elettorale. I socialisti (S&D) attaccanno la gestione della Commissione da parte di Barroso, un politico del Partito Popolare Europeo (PPE) ed ex primo ministro portoghese. Nelle parole del Presidente Swoboda, lo Stato dell’Unione “è stato una pacca sulla spalla a sè stesso per misure che non ha sostenuto e soluzioni che non ha raggiunto. Se vi sono infine cambiamenti nel contesto economico ciò non è grazie alle misure dei conservatori, ma malgrado queste […]. Nonostante alcuni segnali positivi, è troppo presto per fingere che la crisi sia finita quando milioni di europei sono disoccupati, sotto il livello di povertà o senza tetto”. Tra le ricette proposte Swoboda parla di implementazione a livello europeo della Youth Guarantee, politica industriale e una Unione Sociale Europea basata su crescita, solidarietà e investimenti. Ugualmente critica delle strategie adottate dalla Commissione per uscire dalla crisi è stata il co-presidente dei Verdi Rebecca Harms, mentre i liberali di Guy Verhofstadt hanno enfatizzato l’importanza di accelerare sulle riforme per evitare di entrare in una fase stagnazione simile a quella che ha conosciuto il Giappone negli anni ’90 per l’incapacità di ristrutturare con decisione un sistema finanziario disfunzionale.

Forte invece l’appoggio del PPE verso il “suo” Presidente: Wilfred Martens ha ribadito che è stato grazie all’euro e all’Unione Europea, e non a causa di esse, che siamo sopravvissuti alla crisi, mentre il segretario Joseph Daul ha riconosciuto che il tempo di concentrarsi solo sui deficit pubblici è passato ed è giunto il momento per un nuovo impeto di legislazione e investimenti mirati alla creazione di posti di lavoro, soprattutto tramite il completamento del mercato unico. Significativo anche l’intervento del presidente dei Conservatori e Riformisti, Martin Callanan, che ha invocato un nuovo inizio grazie alle elezioni, non contro l’Unione Europea, ma per cambiarla radicalmente. In fondo, per garantire il successo delle elezioni e fare in modo che, come recita lo slogan del Parlamento Europeo, “questa voltà è diverso”, un dibattito aspro sulle politiche e la stessa identità dell’Unione, tra partiti di governo e opposizione, è inevitabile. È anche questo un modo di sostenere l’Europa, che Barroso auspica più integrata e unita in futuro, poichè impedisce il facile gioco degli euroscettici di “nazionalizzare le vittorie ed europeizzare le sconfitte”. Nel dibattito in corso, la scelta più importante, secondo il Presidente, è tra “abbandonare l’Unione europea o cercare di migliorarla attraverso l’impegno dei cittadini”. Fra 9 mesi sapremo la risposta.

In foto il Presidente della Commissione Europea durante il suo discorso di fronte al Parlamento Europeo (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Shannon Little

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