martedì , 21 agosto 2018
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Valls: dopo la sconfitta, socialisti al contrattacco

Il Partito Socialista francese è uscito totalmente traumatizzato dal risultato delle elezioni europee e dal trionfo del Front National di Marine Le Pen, che ha raggiunto quasi il 25% dei voti. Non è tanto il risultato dell’estrema destra però a preoccupare, quanto il misero 13,98% conquistato dall’apparentamento tra Partito Socialista e Partito Radicale di Sinistra. Una Waterloo senza precedenti, che spinge i vertici socialisti a delineare una strategia di risposta. La linea, per punti, che pare intravedersi in questi giorni post-elettorali è chiarissima.

Primo. Resistere fino al 2017 e riconquistare la fiducia. Il punto fermo della strategia socialista è “resistere”. Niente scioglimento dell’Assemblea Nazionale, piuttosto rilancio dell’azione di governo per arrivare al 2017 più forti e con uno stato dell’economia più solido. Il premier Manuel Valls non per nulla ha lanciato un piano di taglio del cuneo fiscale molto simile – ma ancora più ambizioso – a quello del governo italiano di Matteo Renzi: defiscalizzare completamente 1,8 milioni di famiglie che percepiscono redditi bassi e ridurre le tasse sul lavoro ad altre 3 milioni di famiglie. Secondo il Segretario di Stato con delega ai rapporti con il Parlamento Jean Marie Le Guen quel 25% di consensi alla Le Pen si dissolveranno quando l’elettorato socialista, che si è astenuto, tornerà a fare la sua parte.

Secondo. Apertura ed europeismo. Basta protezionismo e decreti Alstom. Il premier Valls è stato molto fermo su questo punto. Se si inseguono i nazionalisti sul loro campo, a vincere saranno loro, perché urlano più forte e sono più convincenti. Di conseguenza, due giorni dopo le elezioni, Valls ha presentato il “Piano Investimenti Esteri”, mix di provvedimenti per attirare gli investimenti stranieri in Francia. Una mossa incredibile se si pensa alle indicazioni del risultato elettorale. Parte del piano prevede anche borse di studio per studenti stranieri che si trasferiranno in Francia per Università e Master. Un’altra mossa molto significativa, e di aperta sfida verso il FN, è stata quella di ribadire che “il futuro della Francia è dentro l’Europa” e che non verranno fatti passi indietro nel processo di integrazione.

Terzo. Le Pen è il nemico: con l’assist della società civile. La società civile di sinistra si mobilita. Sembra un remake della reazione di quella italiana al trionfo del 2008 di PDL e Lega Nord. La manifestazione studentesca del 29 maggio in tutte le città francesi con lo slogan “Le Front national à 25%, ce n’est pas notre France!”  (il Front National al 25% non è la nostra Francia), è stata la prima conseguenza. Il 26 giugno toccherà ai sindacati scendere in piazza. In testa la CGT (Confédération générale du travail) a cui si uniranno tutte le organizzazioni studentesche. 

Protestano anche gli atleti olimpionici di colore francesi. Prima fra tutti la campionessa europea dei 200 metri piani Myriam Soumaré. Ha deciso di tornare in Mauritania per il pericoloso sentimento razzista di “un francese su quattro”. La sfida più importante per i Socialisti francesi e per il governo è diventare agli occhi della società civile il simbolo della resistenza contro l’avanzata dell’estrema destra. Lo shock elettorale più che spaventare i vertici del Partito, dovrà servire ad incanalare la paura di studenti e lavoratori in sostegno all’esecutivo francese.

Quarto. La crisi dell’UMP. L’ultimo punto della strategia è avviare il travaso di voti moderati dal centrodestra francese, travolto dagli scandali giudiziari e dalle dimissioni del suo leader Copé. L’occhiolino della riduzione delle imposte sul lavoro potrebbe non lasciare indifferenti gli elettori di centrodestra rimasti ormai senza leader e con un partito con più consenso, ma più disorientato dei socialisti.

In foto, Manuel Valls ad un congresso del Parti Socialiste (© Parti Socialiste – Flick 2013)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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