martedì , 14 agosto 2018
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Van Rompuy in Scandinavia: quale equilibrio tra integrazione e lotta alla crisi ?

Il tour scandinavo del Presidente del Consiglio Europeo Herman Von Rompuy, svoltosi fra il 6 e 7 maggio, è parso indirizzato a rassicurare i membri settentrionali dell’Unione Europea, dopo mesi difficili a causa della crisi economica dell’eurozona, che ha generato una diversità di prospettive a tratti molto forte fra i Paesi più in difficoltà e quelli ‘virtuosi’. Fra questi, oltre alla onnipresente Germania, figurano certamente Paesi come Danimarca, Svezia e Finlandia. Il Presidente del CE ha dunque incontrato in rapida successione il Primo Ministro danese Helle Thorning-Schmidt, il premier svedese Fredrik Reinfeldt e il capo del governo finlandese Jyrki Katainen.

Accomunati da un modello economico lodato da più parti, tali Stati si trovano però in situazioni differenti rispetto alla propria membership dell’UE. Se la Danimarca è uno Stato membro a cui è stata riconosciuta l’opzione dell’opt-out da alcuni aspetti dell’integrazione europea (Unione economica e monetaria, la Politica di sicurezza e difesa comune, giustizia e affari interni e cittadinanza dell’UE), la Finlandia è un membro a pieno titolo dell’eurozona, mentre la Svezia continua a utilizzare la propria valuta nazionale, la corona svedese. A fronte di queste differenze, i Paesi scandinavi hanno comunque sostenuto le richieste per la stabilizzazione dell’eurozona, a seguito della crisi del debito di molti Paesi meridionali.

{9285099f-e148-45b8-9ab2-29d9e9eaa272}Si spiegano così le parole di Van Rompuy, che negli incontri tenuti nel corso del suo tradizionale viaggio nelle capitali europee ha voluto sottolineare l’ammirazione per i successi del modello scandinavo e rassicurare i partner circa gli sviluppi positivi nei Paesi dell’Unione più in difficoltà. In particolare, Van Rompuy ha evidenziato i grandi risultati ottenuti dalla Svezia: dopo la crisi finanziaria che aveva colpito Stoccolma nella prima metà degli anni Novanta infatti, il Paese è stato profondamente riformato, pur senza rinunciare al rinomato welfare scandinavo, portando il debito pubblico dal 70% del PIL nel 1993 al 38% nel 2012, ottenendo nel frattempo un sostanziale pareggio di bilancio.

È evidente come il Presidente Van Rompuy abbia voluto sottolineare la sostenibilità e il successo delle politiche di riduzione del debito, oggi fortemente contestate altrove. In tutti gli incontri, l’argomento prioritario è stato dunque la crisi economica che imperversa in Europa. Van Rompuy ha tranquillizzato i propri interlocutori, affermando in modo perentorio in Danimarca che “la minaccia esistenziale contro l’euro è finita”. Rispetto al 2008 i deficit pubblici sono stati dimezzati e anche i Paesi più in difficoltà hanno iniziato a recuperare competitività. Tuttavia, il rallentamento economico e la disoccupazione montante rimangono emergenze da contrastare con efficacia nell’immediato. È forse possibile individuare in queste dichiarazioni il tentativo di spronare i Paesi virtuosi del Nord a una maggiore flessibilità rispetto alle difficoltà altrui, considerando anche che, nonostante solo la Finlandia sia parte dell’eurozona, anche le economie di Svezia e Danimarca sarebbero colpite negativamente da un’ulteriore approfondimento della crisi economica europea.

{22a06bb1-9a11-4af7-a726-52a81f0996e2}Certamente, la capitale maggiormente interessata alla stabilità dell’eurozona è proprio Helsinki. Al termine dell’incontro con il Primo Ministro Katainen, Van Rompuy ha sottolineato in particolare la priorità da riconoscere al completamento dell’unione bancaria, nell’interesse anche di un Paese come la Finlandia che gode della tripla A. Oltre al necessario rilancio dell’occupazione a livello europeo dunque, la creazione di un unico supervisore bancario per l’eurozona, un meccanismo comune di risoluzione delle crisi bancarie e una cornice armonizzata per il lancio di uno schema di garanzia dei depositi condiviso rimangono passi necessari, anche per rompere il circolo vizioso fra crisi bancarie e difficoltà dei debiti sovrani.

La visita in Danimarca ha invece costituito l’occasione per il governo di Copenaghen di sottolineare il proprio impegno a favore del processo di integrazione europea. Nonostante la Danimarca condivida con la Gran Bretagna la possibilità di non dover accedere alla moneta unica, come invece previsto per gli altri Stati membri non ancora parte dell’eurozona, il Ministro per gli Affari Europei Nicolai Wammen ha ribadito che il Paese non intende seguire la via dello scontro promossa negli ultimi anni a Londra, dove è previsto un referendum sulla permanenza nell’UE nel prossimo futuro. Al contrario, il governo danese ambisce a una maggiore cooperazione con Bruxelles e sarebbe pronto a proporre un referendum sull’opt-out in materia di giustizia e affari interni e di difesa. Tuttavia, a causa delle turbolenze nell’eurozona, appare difficile estendere tale opzione anche in riferimento all’adozione dell’euro. La popolazione danese rimane infatti generalmente prudente a riguardo, se non addirittura apertamente euroscettica.

Il viaggio di Van Rompuy quindi sembra mirato a preservare gli equilibri interni all’UE, rassicurando gli Stati membri virtuosi, ma incitando tutti a un approfondimento dell’integrazione. A Copenaghen, Stoccolma ed Helsinki le prospettiva rimangono tuttavia ben diverse rispetto a Roma, Madrid e Atene.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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