mercoledì , 15 agosto 2018
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Verso le elezioni europee 2014: la Finlandia, tra la fiducia e i Veri Finlandesi

La Finlandia è uno degli Stati più spettacolari d’Europa, ricco di bellezze naturali incontaminate, di foreste e di laghi. Nel 2010 la rivista americana Newsweek lo ha “insignito” del titolo di miglior Paese al mondo. Indipendente dal 1918, ha sempre avuto uno stretto rapporto commerciale con l’URSS. Venuta meno la potenza sovietica, lo Stato scandinavo si è progressivamente avvicinato all’Europa, entrando a far parte dell’Unione Europea nel 1995, con un referendum in cui il 57% dei finlandesi si è espresso in modo favorevole sull’adesione.

La Finlandia si presentava in origine come una Repubblica semi-presidenziale. La Costituzione del 1919 è stata però riscritta nel 2000 ed i poteri del Presidente della Repubblica sono stati notevolmente ridimensionati. Attualmente il capo di Stato, eletto nel 2012, resta in carica 6 anni e collabora con il governo. L’Edeskunta (il Parlamento), composta da 200 parlamentari, viene eletta ogni 4 anni, con un sistema elettorale proporzionale. La nazione viene suddivisa in 15 distretti elettorali, ogni partito per partecipare alle elezioni deve contare almeno 5000 iscritti.

Il sistema politico finlandese è multipartitico con 3 principali formazioni: il Partito di Centro (Suomen Keskusta, aderisce all’ALDE), il Partito di Coalizione Nazionale (Kok, centro-destra, affiliato al PPE) e il Partito Social Democratico (PSD, sinistra, affiliato al PSE). Le ultime elezioni europee hanno visto una partecipazione del 43% da parte del popolo finlandese. Dei 13 seggi assegnati al Paese scandinavo, 3 sono andati al Partito di Coalizione Nazionale e al Partito di Centro, 2 al Partito Socialdemocratico, 1 ai Veri Finlandesi, 2 al Partito Verde, 1 ai Cristiano Democratici e 1 al Partito Popolare Svedese. Le elezioni del 2009 hanno visto un vero e proprio boom di consensi per una forza politica nata nel 1995, i Veri Finlandesi.

Si tratta di una formazione nazionalista e populista che fa dell’opposizione all’immigrazione uno dei punti cardini del suo programma. L’approccio all’economia è basato sulla difesa del welfare state, ma per il resto i Veri Finlandesi sono conservatori e puntano alla salvaguardia dei valori tradizionali. Nel PE siedono con l’Europa delle Libertà. Il leader Timo Soini, grazie alle sue abilità comunicative, è riuscito e riesce a far breccia nell’elettorato deluso. In una delle sue ultime dichiarazioni ha sentenziato: “Siamo stati troppo dolci con l’Unione Europea. È tempo di fare gli interessi dei veri finlandesi che sono nati e vivono qui”.

Oltre a non credere nel progetto europeo, Soini è un oppositore degli accordi di Schengen e del Protocollo di Kyoto. I suoi consensi sono notevolmente lievitati: alle elezioni europee del 2004 aveva ottenuto un misero 0,5%, passando invece al 9,8% nel 2009. Durante le elezioni parlamentari del 2011 ha ottenuto 39 seggi all’interno dell’Edeskunta, risultando il terzo partito a livello nazionale, dopo Kok e SDP. 

Le imminenti elezioni europee saranno un test importante per la Finlandia. La nazione guidata dal premier Katainen (Kok) nonostante gli Stati confinanti siano fra quelli più critici verso il progetto europeo, ha dimostrato di avere fiducia nella moneta unica. La Finlandia è riuscita di recente a risollevarsi da una grave recessione economica e bancaria, scoppiata negli anni ’90, grazie a politiche economiche e industriali lungimiranti. L’euro ha contribuito a stabilizzare il settore bancario finlandese salvandolo da pesanti oscillazioni nel mercato dei cambi. L’economia resta forte: le agenzie di rating le assegnano la tripla A, in quanto rispetta i principali parametri economico-finanziari e la disoccupazione rimane stabile al 7%.

La crisi del 2008 ha comunque provocato inevitabilmente scompensi anche in Finlandia. Essa è infatti una delle nazioni più virtuose d’Europa, ma non tutto è positivo. L’economia ha attraversato una fase di contrazione sia nel 2012 che nel 2013. L’export, vero fiore all’occhiello dell’economia nazionale, ha conosciuto una fase di brusco calo, con conseguenti tagli ai posti di lavoro. Per questo motivo la Commissione Europea invita i leader del Paese ad affrontare un percorso di riforme per rilanciare la competitività aziendale e industriale.

Nonostante il boom del partito di Timo Soini, 2/3 dei finlandesi dimostrano di credere nell’UE. Vogliono un’Europa diversa, meno distante e assistenzialista, attenta a difendere le nazioni più produttive e virtuose. Le elezioni del 2014 saranno molto importanti per cercare di fermare spinte euroscettiche e populiste dei Veri Finlandesi, rafforzate dalla crisi economica, e rilanciare leadership credibili e preparate convinte della bontà del progetto europeo.

Nell’immagine, uno stand dei Veri Finlandesi durante la campagna elettorale per le elezioni 2011. Il nome del partito, in lingua finnica, è Perussuomalaiset (©Kaihsu Tai, Wikimedia Commons).

L' Autore - Luca Rosati

Laureato triennale in Scienze Politiche- indirizzo economico presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionato di tutto ciò che concerne la politica e la storia. Attualmente iscritto al corso di laurea magistrale in Scienze del governo, sono felice di portare il mio contribuito per questa rivista.

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